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27 Settembre Set 2019 1142 27 settembre 2019

Il triangolo che frena lo sviluppo sostenibile

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I giovani si mobilitano, i politici deludono: non si riuscirà a cambiare davvero le cose se non si interverrà sull’opinione pubblica che stenta ad accettare cambiamenti negli stili di vita. I prossimi impegni dell’ASviS.

Speranza e frustrazione, mobilitazione e indifferenza, globalismo e sovranismo: sono tante le parole chiave che caratterizzano queste giornate di accese discussioni in tutto il mondo, con epicentro a New York, sulla necessità di accelerare gli interventi contro la crisi climatica e più in generale per rimettere il mondo in carreggiata al fine di raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi (SDGs nell’acronimo inglese) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Non possiamo ripercorrere qui tutti i passaggi di queste giornate, dalle proteste dei giovani che hanno in Greta Thunberg la loro leader, al Climate Action Summit voluto dal segretario generale dell’Onu António Guterres, al dibattito all’Assemblea generale sul consuntivo degli SDGs a quattro anni dalla loro approvazione. Sarebbe anche interessante aggiornarsi sugli impegni presi da molti Paesi (a cominciare dalla Germania, come abbiamo segnalato la settimana scorsa) e sui dibattiti che hanno scatenato, come si è visto in Italia, quando ci si è resi conto che gli interventi per la sostenibilità potevano incidere sulla fiscalità e colpire alcune categorie come agricoltori e autotrasportatori, destinatari dei cosiddetti incentivi (quelli sul gasolio) “dannosi per l’ambiente”.

Decisioni poche, alibi tanti”, ha titolato Massimo Gaggi sul Corriere della sera che però segnala che il mondo non è immobile di fronte a questa crisi.

E tuttavia la pressione crescente dei giovani di tutto il mondo, i vincoli di Parigi che cominciano a diventare stringenti, i primi impegni dei governi e delle grandi imprese, dicono che qualcosa stavolta sta cambiando davvero. Cambia l’atteggiamento dei politici, esposti alla rabbia popolare e ormai consapevoli dell’enorme costo sociale di mutamenti climatici che producono desertificazioni e inondazioni. Cambia quello delle imprese: fino a ieri consideravano la tutela dell’ambiente un’iniziativa filantropica, pura beneficenza, mentre ora si rendono conto non solo che quelle della protezione dell’ecosistema e della transizione energetica verso fonti alternative sono grandi opportunità di business, ma anche che l’inazione porta a collassi delle comunità e, quindi, dei mercati. Cresce, forse un po’ a macchia di leopardo, anche la nostra consapevolezza individuale: se un tempo pensavamo che tutto dipendesse dai governi, ora ci stiamo abituando all’idea che ognuno di noi può fare qualcosa per contenere i consumi più nocivi per l’ambiente o per contribuire a varie forme di smaltimento e riciclaggio.

La situazione può essere descritta come un triangolo. A un vertice ci sono i giovani, pronti a battersi per garantirsi un futuro migliore, e più in generale tutte quelle componenti della società civile e del mondo delle imprese consapevoli che senza una svolta verso uno sviluppo davvero sostenibile il mondo è condannato ad affrontare crisi drammatiche. All’altro vertice c’è l’opinione pubblica poco informata o spaventata da cambiamenti che potrebbero mettere in discussione l’attuale tenore di vita. Il terzo vertice, quello in alto, è fatto dai politici, che non hanno la capacità di prendere decisioni davvero coraggiose perché temono di non essere capiti dall’opinione pubblica.

I giovani possono continuare ad agitarsi (e fanno bene a farlo), i politici continueranno a perseguire mezze misure per soddisfare le pressioni della società civile più consapevole, ma se non si smuove la massa dell’opinione pubblica non si arriverà mai a scelte davvero efficaci per rispondere alla crisi climatica e alle spaventose conseguenze sociali che può comportare, per non parlare degli altri disastri incombenti, dall’inquinamento da plastica alla perdita di biodiversità.

Possiamo fare qualcosa per smuovere l’opinione pubblica più recalcitrante, che è ancora maggioritaria, o dobbiamo aspettare che si scatenino catastrofi talmente gravi da precipitarsi a chiudere la stalla quando i buoi saranno scappati? In un suo recente commento sul Tg di La7, Enrico Mentana metteva in evidenza che sono ancora pochi gli italiani che considerano la crisi climatica una vera priorità. Fermo restando che non è vero, come dimostrato dal sondaggio realizzato per l’ASviS a gennaio, che indicava come proprio l’Obiettivo 13, la lotta al cambiamento climatico, fosse più importante, bisogna domandarsi se il ritardo non riguardi solo gli opinion leader e i direttori dei mezzi d’informazione. In questa settimana, ad esempio, il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini è andato in diverse trasmissioni televisive in vista del primo “Saturday for Future” promosso dall’ASviS. Ebbene, a detta dei conduttori, quasi con sorpresa, le parti dedicate a questi temi hanno raggiunto i livelli più elevati di share.

È certo, quindi, che anche da noi qualcosa si stia muovendo, come avviene in altri Paesi, persino nell’America di Donald Trump: un recente sondaggio Gallup ha messo in evidenza che la percentuale di americani insoddisfatti per quello che il loro Paese sta facendo per combattere la crisi climatica, dal 2016 ha superato il 50%. Anche in Europa il livello di insoddisfazione è nettamente cresciuto in questi ultimi anni ed è alla base, afferma la Gallup, del successo dei Verdi in molti Paesi, mentre in Brasile addirittura il 66% è insoddisfatto delle politiche messe in atto per preservare l’Amazzonia.

È chiaro che tutto questo non basta: la generica insoddisfazione deve trasformarsi in disponibilità ad accettare cambiamenti negli stili di vita. Su questo tema è fortemente impegnata l’ASviS, anche con l’iniziativa Saturdays for future che farà seguire alla mobilitazione degli studenti italiani di venerdì 27 la sollecitazione a riflettere sulle abitudini di acquisto, per ridurre gli sprechi e l’uso di materiali non necessari. Il Saturdays for future è stato anche oggetto della puntata di Alta sostenibilità andata in onda lunedì 23 su Radio radicale e riascoltabile in podcast.

Il venerdì successivo, 4 ottobre, l’Alleanza presenterà il suo Rapporto annuale, alla presenza del Capo dello Stato e con la partecipazione del presidente della Camera Roberto Fico e del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. La grande richiesta di partecipazione (quasi mille registrazioni) ha indotto a spostare l’evento dalla Camera dei deputati all’Auditorium Parco della Musica. Dal 4 inizierà un confronto che l’ASviS intende portare in tutto il Paese per discutere di soluzioni concrete che possano davvero mettere l’Italia su un percorso di sviluppo sostenibile: un confronto che troverà certamente attenzione nella nuova maggioranza di governo, che ha posto la sostenibilità al centro della sua azione (Giuseppe Conte a New York ha ribadito l’impegno a mettere in Costituzione la tutela dell’ambiente), ma che deve svilupparsi anche con i gruppi politici di minoranza e più in generale con chi è ancora riluttante ad accettare la necessità di una svolta.

Si intensifica anche l’azione dell’ASviS per l’educazione allo sviluppo sostenibile. Questa settimana abbiamo reso disponibili gli elaborati dei vincitori della terza edizione del Concorso Miur ASviS, che mostrano la creatività e la voglia di impegnarsi dei giovani. Inoltre, in occasione dei Saturdays for future, dal 20 al 28 settembre il corso e-learning “L’Agenda 2030 e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” è offerto gratuitamente. Con un successo (quasi 1000 iscrizioni) nettamente superiore alle aspettative.

Infine, da giovedì il volume “Un mondo sostenibile in 100 foto” è liberamente scaricabile dal sito predisposto da Laterza con la collaborazione di Enel. L’iniziativa è destinata a insegnanti e studenti, per offrire materiale di riflessione supportato da immagini davvero coinvolgenti e da ora inizia un percorso di presentazione nelle scuole.

a cura di Donato Speroni, Responsabile della Redazione dell'ASviS

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