Elisabetta Favale
E(li's)books
16 Ottobre Ott 2019 1620 16 ottobre 2019

La libertà possibile di Margaret Wilkerson Sexton. Recensione

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Ho sentito parlare per la prima volta di Margaret Wilkerson Sexton e del suo romanzo La libertà possibile (A kind of freedom il titolo originale), in occasione del National Book Award for fiction del 2017. Lessi un articolo sul The New Yorker che raccontava di lei e di altri romanzi che quell’anno affrontavano il tema dei pregiudizi razziali, dell’inclusione, dei confini, c’erano, mi ricordo, Dark at the crossing di Elliot Ackerman che racconta dei “confini” siriani (molto attuale), c’era Miss Burma di Charmaine Craig, una storia di persecuzione nel Myanmar e The leavers di Lisa Ko una storia di immigrati cinesi in America.

Fino ad oggi l’unico dei libri citati tradotto in italiano era Dark at the crossing, Il buio al crocevia (Longanesi), si è aggiunto or ora La libertà possibile pubblicato da Fazi editore e tradotto da Arianna Pelagalli.

Il libro

1944, New Orleans. Evelyn proviene da una delle più rispettate famiglie della città e quando si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto, in casa scoppiano le tensioni. Le riserve della famiglia di lei e la decisione di lui di partire per la guerra come volontario metteranno alla prova la relazione tra i due.
Negli anni Ottanta, la figlia di Evelyn, Jackie, è una madre single: il marito Terry è andato via di casa nel tentativo di combattere la sua tossicodipendenza, lasciando soli lei e il figlio T.C. L’inaspettato ritorno dell’uomo sconvolge la ritrovata normalità di Jackie, la quale è lacerata dall’idea di dargli un’altra opportunità.
Nel 2010, in una New Orleans che porta ancora i segni dell’uragano Katrina, il venticinquenne T.C. è appena uscito di prigione quando il suo amico Tiger gli propone un “grande affare”. L’arrivo di un figlio sconvolgerà i piani del ragazzo, ma non il giro di eventi che ormai si è innescato.
Tre generazioni, tre destini e tre epoche a confronto:La libertà possibile racconta la faticosa conquista della libertà da parte dei membri di una famiglia di colore, oltre i pregiudizi sociali e le aspettative dei familiari, fra sogni infranti e porte che invece si aprono.
Con una scrittura incisiva e ricca di sfumature, che le è valsa la nomina al National Book Award 2017, Margaret Wilkerson Sexton costruisce un romanzo d’esordio in cui la brillante analisi sociale e la raffinata descrizione dei sentimenti umani sfiorano l’esattezza fotografica.

La mia lettura

Nel suo romanzo d’esordio, La libertà possibile, Margaret Wilkerson Sexton , esplora l’impatto delle disparità razziali attraverso tre generazioni, parte dalla New Orleans della Seconda Guerra Mondiale per arrivare a quella del 2010 dell’uragano Katrina, io trovo però riduttivo dire che La libertà possibile è un romanzo sulla discriminazione razziale, mi sembra piuttosto che il vero topos siano le relazioni familiari e i conflitti generazionali.

Evelyn, sua figlia Jackie e suo nipote T.C. sono i personaggi principali a cui Margaret Wilkerson Sexton affida il compito di mostrare al lettore come i rapporti familiari si costruiscono, si rompono, si ricostruiscono e l’autrice lo fa in senso positivo, puntando sulla resistenza assicurata dai sentimenti più che sulla resa.

L’autrice passa da un personaggio all’altro e quindi cambia di continuo anche i piani temporali in cui si svolgono i fatti, dagli anni Quaranta di Evelyn si passa agli anni Ottanta di Jackie e al 2010 di T.C., mutano i tempi e muta anche lo stile dell’autrice, tre diversi racconti in uno. E’ come vedere le cose con la macchina del tempo, dal passato al futuro e ancora al passato.

Quello che non muta mai nelle tre storie invece è la lotta dei diversi personaggi contro i pregiudizi interiorizzati, negli anni Quaranta lottano per i diritti fondamentali e il dolore delle discriminazioni è tale che non viene superato, si tramanda di generazione in generazione per evolversi in diversi tipi di razzismo.

Mi è piaciuta molto la descrizione del primo incontro tra Evelyn e Reinard (gli anni Quaranta con la storia di questa coppia è la parte che preferisco del libro), l’uomo che diventerà suo marito, lei lo trova subito attraente ma sua sorella Ruby le fa notare che i pantaloni hanno una gamba più corta e una più lunga e questa è una imperfezione , diventa subito l’uomo “disuguale” metaforicamente il concetto di disuguaglianza si riferisce ad altro, per esempio alla sua estrazione sociale inferiore che viene considerata una sorta di “disabilità” impossibile da cambiare.

Ma Reinard per Ruby è anche “troppo marrone”, lei ed Evelyn sono creole, più chiare di pelle oltre che figlie di un dottore quindi superiori . Il razzismo nel razzismo.

Il messaggio che riecheggia in tutto il romanzo e in tutte e tre le storie è: non puntare troppo in alto perché puoi farti male… sia che si tratti di ambizioni professionali e sociali, sia che si tratti di sentimenti.

Detta così verrebbe da pensare a La libertà possibile come ad una storia pessimista, in realtà, nonostante la “redenzione” per alcuni personaggi come T.C. e suo padre Terry non sembra possibile, l’autrice riesce comunque a lasciare un finale aperto, a ipotizzare un cambio di rotta.

La libertà possibile - Margaret Wilkerson Sexton – Fazi editore (tradotto da Arianna Pelagalli)

Pg 310 - € 17,00 (ebook € 12,99)

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