Francesco Fravolini
Notes da (ri)vedere
17 Ottobre Ott 2019 0922 17 ottobre 2019

Le potenzialità da valorizzare nelle aree metropolitane

Montecitorio 8

Sono diverse le potenzialità da valorizzare nelle aree metropolitane. Ad Albano, un paese dei Castelli Romani, a pochi passi da Roma, si è conclusa brillantemente il 6 ottobre 2019 la raccolta firme per il Piano Regolatore Generale. È stato un grande successo con una notevole mobilitazione delle persone. Conviene ricordare che il Piano Regolatore è un atto fondamentale della pianificazione del territorio. È sempre più incisiva la presenza dei gazebo e dei giovani attivisti del Movimento Futuro Italia, straordinaria occasione per avere un’entusiasmante confronto con i residenti e un percorso di crescita di cui Marica Roma, responsabile politico per l’area Metropolitana di Roma Capitale e organizzatrice della lista per le prossime amministrative del 2020 per la Città di Albano Laziale, è decisamente orgogliosa. I promotori del Movimento sono convinti che il riscatto sociale, politico e culturale di questo Paese non possa prescindere dal rinnovamento. Albano Laziale ha il potenziale per diventare una importante città metropolitana virtuosa, un punto di riferimento per l'intera area, al pari di grandi città. Movimento Futuro Italia per la città di Albano è in grado di esprimere una leadership forte, autorevole e condivisa, per costruire un'autentica partecipazione democratica dei cittadini, condividendo le decisioni da assumere, dalla costruzione del programma, alla scelta delle candidate e dei candidati consiglieri. Con Marica Roma vogliamo sollevare una riflessione sul ruolo della città metropolitana.

Quale sarà il ruolo della città metropolitana nel XXI secolo?

«L’Italia, al contrario di altri Paesi europei, si è caratterizzata per un processo che non ha assecondato le esigenze territoriali, il dibattito locale o comunque l’emergere di un’identità metropolitana, ma ha istituito un ampio numero di nuove città metropolitane, nonostante le dimensioni demografiche in alcuni casi non lo giustificassero. A mio avviso occorre approfondire i modelli di area metropolitana che hanno dato buoni risultati come a Barcellona e Manchester dove si è puntato principalmente su questioni legate alle politiche fiscali e ad un lungo processo di cooperazione a livello locale tra i soggetti coinvolti, volto a produrre un miglioramento nella qualità dei servizi erogati ai cittadini. In queste aree metropolitane gli aspetti più strettamente funzionali si sono combinati con progetti politici di lungo periodo».

Il suo progetto di valorizzazione di Albano e di tutte le aree metropolitane italiane?
«La valorizzazione di Albano Laziale è racchiusa in una frase: sostegno alla vivibilità. Vivibilità significa una migliore qualità dell'aria che passi attraverso una rivisitazione profonda del piano traffico; vivibilità significa aumentare l'abbattimento delle barriere architettoniche; vivibilità significa una politica di concertazione con i comuni limitrofi (Castel Gandolfo, Ariccia) per ridurre le criticità di inquinamento del lago di Albano e altre forme di associazione con tutti i comuni limitrofi. Un capitolo a parte merita il comune di Roma che, ai confini territoriali del comune di Albano è presente con aree industriali e ultimamente sta realizzando complessi per civili abitazioni, che avranno un impatto di sostenibilità, con riflessi negativi per il territorio; vivibilità significa una politica a sostegno del fare squadra tra commercianti, albergatori, ristoratori e operatori turistici per intercettare un turismo che non sia mordi e fuggi, ma che possa consentire ai turisti una permanenza più lunga; vivibilità significa una politica cittadina a sostegno delle attività produttive e industriali; vivibilità significa poter consentire ai giovani di costruirsi un futuro in questo territorio. Per quanto riguarda la valorizzazione delle aree metropolitane è necessario pensare ad una integrazione europea attraverso il dialogo tra le città metropolitane. Bisogna pensare ad un network tra città europee. In Italia oggi solo Milano è riuscita in tal senso».

Roma Capitale che ruolo deve svolgere?
«Roma Capitale vive un indubbio declino ma la crisi non è una questione locale, non si riduce al problema delle buche o dei rifiuti in strada, cioè le cose che leggiamo quotidianamente sui giornali. Ciò che occorre capire è piuttosto cosa può diventare Roma nel XXI secolo, come può disegnare il suo ruolo rispetto alla classe politica, che è assente, ed alla classe sociale intermedia. Tutte le capitali europee si stanno organizzando attorno alle ipotesi della città regione. Il governo francese intende investire 20 miliardi di euro nei prossimi dieci anni per il sistema Grand Paris, un sistema metropolitano su grande scala. C’è un disegno su come si organizza la regione capitale, così stanno facendo anche altre città. Bratislava e Vienna lavoreranno in modo coordinato. Per Roma auspico questo ruolo e lo ritengo fondamentale per il definitivo sviluppo».

Cultura, condivisione, partecipazione devono coinvolgere le persone. Come intende promuovere queste potenzialità?

«Ritengo che per lo sviluppo e la buona riuscita dei processi inclusivi, la comunicazione pubblica può svolgere diverse funzioni: produrre e diffondere informazione, per far sapere ciò che sta per succedere, come sarà possibile prendervi parte, quali sono le finalità e i risultati perseguibili con la partecipazione. Affinché si creino le condizioni per un dialogo con i cittadini la prima esigenza che la comunicazione deve soddisfare è dunque quella “informativa”; creare e rafforzare le relazioni, attraverso la costruzione dei nuovi legami fra tutti gli attori (interni ed esterni, pubblici e privati, istituzionali e non) che parteciperanno al processo; contribuire all’ascolto, da parte dell’Amministrazione nei confronti dei cittadini e viceversa; coinvolgere e motivare, al fine di spronare alla partecipazione e alla negoziazione verso l’interesse generale; lavorare per la costruzione di nuova identità pubblica (dell’Amministrazione ma anche della comunità), che va tradotta in un’immagine coerente; educare alla democrazia, alla partecipazione, al senso civico, in una parola stimolare la “responsabilità sociale”».

Le realtà delle periferie delle città conservano tipicità ed eccellenze da promuovere. Come veicolare questa ricchezza?
«La politica fiscale di vantaggio per le periferie, incluso lo sviluppo dei servizi sociali e delle infrastrutture, cosi come ritengo si debba incentivare la crescita culturale: scuola, istituzioni imprenditoria e in modo sinergico possono contribuire a promuovere le eccellenze del futuro».

Il turismo come deve differenziarsi dalla classica proposta della grande città?

«Il turismo deve diventare una vera industria di questo Paese con fatti concreti e non a parole. La nostra proposta è trasformare ogni visitatore da consumatore occasionale, durante la sua permanenza nel nostro Paese, a consumatore nel tempo. L'obiettivo è valorizzare i beni culturali, favorire lo sviluppo locale e avviare nuove imprese attraverso l'integrazione fra pubblico e privato. Realizziamo pertanto un sistema integrato “all inclusive” dove il visitatore può vivere il suo soggiorno, usufruendo con la massima libertà dei vari servizi presenti attraverso un unico circuito convenzionato che raccolga musei, siti culturali, trasporti, negozi e servizi di ricettività. Integrazione tra l’accessibilità a siti culturali ed ambientali pubblici e servizi di ricettività privati, per dar vita ad un nuovo tipo di ospitalità. Essa consente una vera partnership pubblico-privato, in cui il “prodotto culturale/ambientale” viene valorizzato nel suo valore economico e quindi manutenuto e reso accessibile proprio perché strumentale allo sviluppo del settore turistico e al suo indotto, non visto semplicemente solo come qualcosa da conservare e tutelare».

Francesco Fravolini

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