Elisabetta Favale
E(li's)books
24 Ottobre Ott 2019 1539 24 ottobre 2019

La luce dell'ambra di Liliana Treves Alcalay. Recensione

Lalucedell'ambra

Esce oggi in tutte le librerie La luce dell’ambra di Liliana Treves Alcalay (Giuntina editore) (298 pg € 18,00)

Il libro

Discendente da un’antica famiglia sefardita, la giovane Micol raggiunge i nonni a Istanbul per completare la sua tesi sul marranesimo. La ricca biblioteca di famiglia e le indicazioni del nonno Victor, ex docente di storia medievale, sembrano essere le uniche cose che le occorrono per completare il suo lavoro. Ma ancora non sa che il ritratto di una misteriosa fanciulla e una pergamena riccamente miniata saranno le vere chiavi d’accesso a un mondo antico e segreto, quello dell’ebraismo iberico del XVI secolo. Per i conversos, gli ebrei costretti a convertirsi al cattolicesimo, furono anni bui di vessazioni, diffidenza e torture. Ma alcuni di loro non si arresero alla minaccia dei roghi e tentarono coraggiosamente di salvaguardare in segreto la religione dei padri. Diventarono così giudaizzanti, marrani, criptogiudei. Una cultura parallela, chiusa e diffidente, che riuscì a custodire, di generazione in generazione, pochi, fragili, eppur preziosissimi elementi di ebraismo. Sarà la giovane Micol a riportare in vita questo mondo dimenticato e a ripristinare l’equilibrio incrinatosi secoli prima per una crudele delazione. E così dall’Istanbul del 1992 ci ritroviamo nel Portogallo di fine Cinquecento, all’interno di uno spaurito gruppo giudaizzante costantemente sorvegliato dall’Inquisizione, i cui membri sono disposti a tutto pur di salvare la loro identità, la loro storia, ma ancor di più se stessi.

La mia lettura

La luce dell’ambra è un romanzo storico, il personaggio principale, Micol e la sua famiglia con le loro storie personali sono solo delle comparse perché la protagonista vera qui è la storia, più precisamente la storia della comunità ebraica di Belmonte.

I capitoli si alternano raccontando le vicende che si svolgono a Istambul nel 1992, a Lisbona con la famiglia Rael nel 1597 e infine a Belmonte con la famiglia Jovial nel 1597. La narrazione è costruita in modo da intersecare le storie con l’obiettivo di vederle riunite alla fine in un disvelamento che diventa anche una sorta di resa dei conti con la storia, con il passato.

Liliana Treves Alcalay, nel rispetto dei canoni del romanzo storico, offre al lettore belle rievocazioni che vanno a integrarsi alla perfezione con fatti e personaggi di pura fantasia puntando soprattutto a valorizzare ed esaltare l’argomento chiave: i cinque secoli vissuti da una comunità all’insegna di una doppia identità, vite passate a nascondersi, a tradire le proprie origini a cui tuttavia si rimane legati a doppio filo e a cui non si vuole rinunciare, a costo della vita.

Belmonte è un piccolo centro sulle montagne del nord-est del Portogallo, vicino al confine con la Spagna, La luce dell’ambra narra di come, di madre in figlia, generazione in generazione, gli ebrei di Belmonte si sono tramandati l’imperativo di accendere le candele di Shabbath, cuocere le matzot per Pesach, digiunare per Kippur, intrecciare il lulav per Succoth senza dubitare della necessità di resistere, di proteggere le radici.

La giovane Micol legge i libri che le consiglia il nonno e condivide con noi lettori i segni nascosti che le consentiranno di ricostruire le diverse storie:

Sin dalle prime righe, si trovò proiettata nella realtà occulta degli ultimi marrani di Belmonte dove, da più di cinquecento anni, la fiamma dell’ebraismo continuava ad ardere in segreto.”

Quando si pensa al Portogallo solitamente si tende, oggi, a dimenticare che è stato un Paese oppresso dalla dittatura di António de Oliveira Salazar che ha dato vita ad una sorta di “fascismo portoghese” pertanto

Fu soprattutto a partire dagli anni ottanta del Novecento, terminata la dittatura di Salazar in Portogallo, che i cripto giudei di Belmonte, in particolare quelli più govani, rassicurati dalla clemenza del nuovo corso politico e sempre più attratti dall’ebraismo svelato da Samuel Schwarz, sentirono la necessità di saperne di più e aprirsi agli altri.”

Pagina dopo pagina, dalle storie private dei singoli personaggi Liliana Treves Alcalay rivela la storia collettiva della comunità ebraica. Interessante per me è stato leggere del cripto-giudaismo, ho fatto delle ricerche per approfondire ulteriormente e mi sono resa conto che fino a cinquant’anni fa c’erano circa trenta di queste piccole comunità sparse sui monti portoghesi del nord-est, purtroppo molte non sono riuscite a sopravvivere.

La luce dell’ambra quindi racconta di come negli anni venti Samuel Schwarz, un ebreo polacco, riuscì a vincere la diffidenza degli “ebrei nascosti” recitando lo Shemà. Alle prime parole, spinte da un istinto ancestrale, alcune donne si coprirono gli occhi, e riconoscendo l’unica parola ebraica sopravvissuta nella loro cultura: Adonai, accettarono di rivelarsi.

Una storia affascinante stilisticamente priva di orpelli, molto classica, con una gran forza evocativa, Liliana Treves Alcalay ci dice più di quanto in realtà ha scritto, restituisce memoria e lo fa con una “vista cristallina” degli eventi.

Se vi piacciono i romanzi storici allora leggete La luce dell’ambra.

L’autrice

Liliana Treves Alcalay si è dedicata, nel corso degli anni, non solo all’attività concertistica ma anche allo studio e alla scoperta di canti tradizionali delle comunità della Diaspora allo scopo di conservare e divulgare l’antico patrimonio musicale del popolo ebraico, in particolare quello sefardita. Da questa ricerca sono nate numerose pubblicazioni, tra cui Canti della Diaspora, Melodie di un esilio, Canti di Corte e di juderia, tutte in catalogo Giuntina. Ha pubblicato inoltre i racconti autobiografici Con occhi di bambina (1941-1945) e Un pollo di nome kasher.

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