Talentosprecato
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4 Novembre Nov 2019 1529 04 novembre 2019

Conosci BoBe, il cagnolino orfano salvato dal reporter Fared Alhor in Siria?

Bobe Syria Fared Alhor Marc Nelson
Foto di Fared Alhor, Art di Marc Nelson

"Bobe è con noi, mentre gli arei da guerra russi e di Assad vomitano terrore e morte dal cielo".
Questa mattina, con queste parole, Il giovane fotoreporter siriano Fared Alhor ha condiviso sulla sua pagina facebook l'ennesimo articolo sulla storia del cucciolo che ha salvato nel villaggio in cui cui il terrorista capo dell'ISIS al-Baghdadi si è fatto esplodere, una settimana fa. Fareed lo aveva salvato da morte certa, se non per stenti, per solitudine. La madre del piccolo Bob era stata infatti ammazzata dal raid americano.
Dal Telegraph, dal Daily Mail, dalla CNN, dai più grandi e dai piccoli quotidiani, in Inghilterra, America Francia, Turchia, India, Cina, Korea, Olanda, Germania, Polonia, ecc..., oggi finalmente anche in Italia, la sua storia è stata raccontata da tanti, anche sulla carta stampa, più forte e rumorosa delle bombe che cadono anche oggi con violenza, indiscriminate, quelle russe e/o quelle del genocida Assad, su paesi nella campagna di Idlib. Cadono su una scuola, cadono sulle case, uccidono persone, presenti, passati, futuri, ma non riescono ad ammazzare la speranza e la solidarietà dei siriani migliori.

Così, in una dimora temporanea in affitto al Nord- perché la sua casa nella sua città è stata bombardata - Fareed continua a twittare, a cercare, verificare e condividere le notizie su whatsapp, con attivisti e altri ragazzi ancora in Siria. Non può neanche essere felice del tutto per questo momento di notorietà che gli regala il destino. Si scusa, anche, perché, dice, "sì, è un cane, lo so. I media si preoccupano di un cane più che degli umani. Magari ci aiuta, magari così vedono che cosa stiamo passando".


"Mi stanno scrivendo in tanti - mi diceva qualche giorno fa - non so che sta succedendo, Tutti parlano di Bobe".
Bobe è il nome dato al cucciolo che il raid americano aveva lasciato solo al mondo. Un "effetto collaterale" tra i tanti, abbandonato al suo dramma nella campagna di Barisha
Fareed era andato a fare delle foto, da bravo e coraggioso fotoreporter. L'aveva sentito piangere e, vistolo sbucare tra le rovine, a fianco della madre, morta, si era commosso. Aveva iniziato a giocarci, poi...Poi inizia la favola, vera, come tante altre favole di cui Fareed si è reso protagonista e di cui non avete sentito parlare.
Poi era tornato a casa, aveva preso da mangiare ed era tornato a riprendere il cagnolino, trasportato in un pacco, con il suo motorino, sotto la pioggia.


20/30 miglia, ha percorso venti o 30 miglia. Non lo sa con precisione. Quando scrivo al mio amico Fared per chiedergli delucidazioni è ancora confuso, è ammalato, ha la febbre, ma è felice. Mi dice poche cose, mi chiede che stia accadendo intorno, perché tutti ne parlano. Del resto non è la prima volta, è stato solo se stesso.
Fareed è un ventenne semplice.

Non se l'aspettava. Ancora non sa bene come gestire i messaggi. Era già finito su qualche giornale quando la sua casa a Maarat Al Numan era stata bombardata dai missili di Assad, sua zia era morta, la sua piccola sorellina, Marwa, ferita, e tutta la famiglia aveva dovuto lasciare il paese e andare a cercare accoglienza fuori, più a Nord, ma la sua storia era scomparsa in fretta tra quelle di tante altre vittime innocenti del terrorismo degli aeri da guerra.
Allora, quel giorno stesso non si era neanche lamentato. Era entrato in chat whatsapp a rassicurare gli amici increduli e straziati. Quella volta si trovavano a doversi trovare a condividere foto di lui e non fatte da lui, la piccola sorellina, Marwa, ferita, in braccia di un ragazzo che la metteva in salvo, e di Fareed che urlando accompagnava fuori la madre per proteggerla, per strada, fuori dall'abitazione presa di mira, distrutta.

Al suo posto tanti avrebbero perso speranza, fiducia nel mondo, si sarebbero arrabbiati con il mondo. Ma Fareed aveva e ha un sogno: fare il giornalista e niente poteva abbatterlo davvero finché aveva ancora la possibilità di fare il suo lavoro.
Si definisce giornalista dell'Umanità. Non sta con nessuno, non ha finanziatori locali, non ha milizie da difendere, Assad gli ha bombardato la casa, ma gli ha fortificato il coraggio.



Fared è un ragazzo di cuore. Adora la sua famiglia, sua madre. La dolce Etma Al gli ha insegnato ad amare, lo ha sempre sostenuto. Questa grande donna siriana gli ha insegnato a non aver paura di aprire il suo cuore e di dare quel poco che ha.
Così Fared ha accolto senza riserve anche questo piccolo cucciolo entrato nella sua vita. Non sa se riuscirà ad avere cura di lui. I soldi non pochi, la famiglia è grande, ha perso la casa, ha perso il lavoro a Maarat. Non ha perso il cuore, la fiducia. Quasi in silenzio ci dice che è possibile aiutare Bob, grazie a una raccolta organizzata sul sito del Gattaro di Aleppo.
I veterinari si sono presi cura di lui, ma Fareed vuole tenere il cane con se , costruirgli una casa, anche solo una cuccia
So che ce la farà, perché vuole farlo davvero.
Sempre che non gli caschi una bomba addosso. ora

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