Luciano Trincia
Il tornio
13 Novembre Nov 2019 1018 13 novembre 2019

Effetto Atlantide per Venezia?

Venezia1

Venezia si è risvegliata dopo una notte di paura per l’acqua alta record: 187 centimetri, un livello superato solo nel 1966. Inondata anche la Basilica di San Marco: la cripta sotto il presbiterio è completamente allagata. Nella laguna imperversano raffiche di vento di scirocco da 100 chilometri orari. Ma l’emergenza non è passata: per oggi il Centro Maree del Comune di Venezia prevede un altro picco, vicino al metro e 60 centimetri, previsto intorno alle 10.30. E divampa la polemica sul MOSE, il sistema di paratoie mobili antimarea concepito nel 1981, che fra scandali, ritardi ed episodi di corruzione segna la storia di un sostanziale fallimento.

Solo pochi giorni fa il rapporto di Climat Central aveva lanciato l’allarme: se non aggiustiamo il tiro finiremo sott’acqua. Interi paesi saranno travolti da inondazioni regolari che impatteranno su 300 milioni di persone. Entro il 2050 molte più città di quanto previsto precedentemente, fra cui Mumbai in India e Ho Chi Minh (Saigon) in Vietnam, saranno sommerse a causa dell’innalzamento dei mari. È questo il punto essenziale della ricerca del Climate Central, un’organizzazione scientifica di base nel New Jersey, pubblicata su Nature Communications e ripresa dal New York Times e Le Monde il 29 ottobre scorso.

Nel mondo un miliardo di persone vive a meno di 10 metri sul livello del mare; altri 250 milioni di persone a meno di uno. Il continente più colpito dall’innalzamento dei mari sarebbe l’Asia, dove si trova il 70% degli insediamenti più a rischio, con grandi zone di India e Vietnam che rischiano di sparire del tutto. Ma questi problemi riguarderanno anche l’Europa, secondo la ricerca, condotta da Scott A. Kulp e Benjamin H. Strauss per la no-profit Climate Central: lo scioglimento degli iceberg in Antartide colpirebbe Amsterdam e Londra, che subirebbero alluvioni ricorrenti, mentre Venezia sprofonderebbe del tutto nell’Adriatico, che arriverebbe a toccare nuove città costiere come Padova e Treviso. È uno scenario catastrofico, rispetto al quale non tutti i climatologi concordano pur confermando la situazione d’allarme rispetto al cambiamento climatico causato principalmente dall’immissione di gas serra nell’atmosfera.

Oltre che dall’accresciuta periodicità delle acque alte, Venezia appare oggi minacciata dalla maggior frequenza delle inondazioni eccezionali. Un evento ha fatto epoca nella storia recente della città. Il 4 novembre 1966 una burrasca di dimensioni inusitate ha devastato in più punti la barriera dei "Murazzi" e ha sommerso l’intero centro storico. Fu un allagamento improvviso e drammatico, forse uno degli eventi naturali più catastrofici della storia di Venezia. L’acqua raggiunse allora l’altezza di 1 metro e 94 centimetri sopra il livello medio del mare, devastando i negozi, entrando nelle abitazioni a piano terra, danneggiando imprese artigianali, biblioteche, depositi merci.

Venezia e la sua laguna, la storia di una sfida, di un equilibrio tra natura e uomini, da superare di volta in volta alla precarietà, continuamente da riconquistare. Almeno a partire dall’anno Mille, Venezia ha dovuto sostenere una lotta quotidiana e di lunga durata contro l’insabbiamento della laguna. Gli innumerevoli fiumi che sboccavano in quel golfo dell’Adriatico, con il loro trasporto di sabbia e fango, alimentavano la formazione delle paludi, alterando la salubrità dell’aria e minacciando, con la diffusione delle febbri malariche, la vita della città. Ma lo stesso processo di interramento delle acque interne costituiva una insidia mortale per l’avvenire di Venezia, perché portava alla distruzione dei suoi porti e al graduale declino delle sue economie marittime.

La lotta continua da almeno due secoli e richiede ancora oggi una fortissima concentrazione di intelligenze, tecnologie, risorse. Al di sotto della parabola spettacolare con cui Venezia si è affermata quale centro di prima grandezza nei traffici internazionali, Stato regionale fra i più potenti del mondo, Patria delle arti e crocevia di culture, e da ultimo come città simbolo di una intera civiltà, scorre dunque una storia oscura e drammatica, che vede protagonisti pescatori, tecnici, periti idraulici, ingegneri, amministratori locali, alle prese con un habitat fragile e delicato. Non diversamente dagli abitanti di altre aree a rischio del pianeta, i cittadini di Venezia hanno dovuto fronteggiare i problemi di un microcosmo minacciato.

Oggi l’antico rapporto di simbiosi anfibia tra la città e la sua gente, alla base del miracolo di conservazione cui Venezia deve la sua sopravvivenza, si è dissolto a vantaggio di un insieme di relazioni occasionali, fuggevoli, superficiali. Al suo posto è subentrata un’anonima "folla cittadina" che usa la città come un fondale teatrale, suntuoso ma estraneo ai suoi interessi materiali e vissuto sostanzialmente con indifferenza. L’interesse nei confronti di Venezia è solo di tipo estetico: è quello espresso da migliaia di turisti che vengono ad ammirarla per qualche giorno o per qualche ora, e poi vanno via.

Lo stesso legame culturale dei veneziani con l’elemento acqua è profondamente cambiato. Nell’anima dell’antica comunità si è spezzato qualcosa che sfugge all’osservazione superficiale. Gli innumerevoli canali che intersecano vie, calli, edifici, campi e formano la tradizionale, originalissima viabilità di epoca antica sono ormai vissuti come un impaccio, un ostacolo alla fame di velocità che divora il comportamento degli abitanti delle città del mondo attuale. Venezia non sfugge ai comandi globali. Lo spostarsi dentro gli spazi lagunari secondo i criteri legati alle odierne esigenze di mobilità urbana riduce l’antico e lento rapporto con l’acqua a inefficienza, a "perdita di tempo".

Insieme alla sfida disumana imposta dai cambiamenti climatici, la laguna trova dunque in questo mutamento delle classi, degli uomini, delle culture diffuse, una causa prima del processo di degradazione che l’ha investita e continua ancora oggi a minarla. In modo del tutto particolare rispetto al passato, Venezia continua ancora oggi a fare eccezione. Essa non può venire affidata alle regole dominanti per essere governata. Queste, come le forze naturali nei confronti della laguna, tendono a distruggerla. Come per il passato occorre, per venirne a capo, uno straordinario sforzo di impegno e di creatività del potere politico. Come sempre governare Venezia costituisce una sfida che spiazza ogni normalità. E che oggi si presenta come un grande laboratorio all’interno del mondo occidentale: essa invoca l’invenzione di un governo che restituisca vita alla città, che ricomponga la sua comunità vivente. E per conseguire tale scopo occorre soggiogare le spinte selvagge e contrapposte che oggi portano a fare di Venezia un’inerte città-museo o il ricettacolo sempre più degradato dell’inquinamento industriale. Qualsiasi altra simulazione di scenari prossimi venturi legati all’innalzamento del livello del mare a livello globale, qualsiasi evocazione di un effetto Atlantide per Venezia, rischiano altrimenti di essere sommerse, insieme alla città, dall’inazione.

@LucianoTrincia

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