Alessandro Sannini
La nota
15 Novembre Nov 2019 0730 15 novembre 2019

Ilva, Sannini : " Lo spegnimento dei forni, spegne l'acciaio italiano"

Ilva_Linkiesta

Oggi da diverse indiscrezioni sembrerebbe che sia pronto il ricorso dello Stato Italiano ad Arcelor Mittal per la questione Ilva. Tutto questo ha come sfondo la terribile Acqua Alta a Venezia di questi giorni e lo Spread che vola a 178 punti base toccando il record dall'inizio del governo Conte Bis. L'Ilva di Taranto è , giusto per ricordarselo, la più grande acciaieria d’Europa. Fondato nel 1961, è un impianto siderurgico a ciclo integrale, dove cioè avvengono tutti i passaggi che dal minerale di ferro portano all’acciaio. Il fulcro della produzione sono i cinque altoforni, dove viene prodotta la ghisa. Ognuno è alto più di 40 metri e ha un diametro tra 10 e i 15 metri: al momento quattro altoforni su cinque sono attivi.Ormai però la Road Map per lo shutdown degli alti forni è segnata. Dietro dichiarazioni di Mancanza di Ordini che di fatto leggitimano Arcelor Mittal a procedere allo spegnimento dei forni il Governo Conte bis finge compattezza visti i difficili giorni di maltempo veneziani e le problematiche della megafabbrica tarantina. Compattezza che sfoga nel preparasi a dar battaglia in Tribunale. La ricaduta sociale di Taranto senza Ilva sarebbe uno scenario molto simile a a Bagnoli, Youngstown e Charleroi: una desertificazione non soltanto produttiva con un’ulteriore espansione della precarietà e della povertà già rilevanti in quest’area. Non si intravedono dei poteri pubblici in grado di gestire i processi di riconversione che inevitabilmente dovrebbero essere di grande portata, come invece sta accadendo in Cina per gli impianti più inquinanti. Ed in ogni caso tutto è questo è da ricercarsi in un vero e proprio peccato originale dell'Ilva. Quando Quando la Finsider decise di realizzare lo stabilimento, dopo anni di discussioni con il governo e la politica locale, le priorità che pose erano di tipo esclusivamente tecnico ed economico nel rapporto con Taranto. Individuarono l’area dell’insediamento, basandosi su un calcolo geometrico e logistico: l’esigenza era avere più vicino possibile lo sbocco marittimo per movimentare i prodotti finiti. Tantomeno in quella fase la comunità locale fissò dei vincoli, perché questo era un investimento fortemente voluto e desiderato. Dal punto di vista pratico, lo spegnimento dei forni, è di fatto un processo ingegneristico. Quel tipo di impiano non è esattamente come il nostro forno microonde casalingo, ci vorranno almeno 20 giorni con interessanti passagi tecnici.La temperatura verrà ridotta gradualmente, per evitare che il materiale refrattario dei forni, in parole povere la «muratura», venga incrinato o frani a causa di uno sbalzo termico. Contemporaneamente, anche la velocità di caricamento degli agglomerati di minerale, coke e calcare sarà ridotta.Si tratta comunque un processo molto delicato.Se svuotato, l'altoforno non ha più al suo interno una massa di sostegno, non ha più appoggi, e il rischio di pericolose incrinature, se non di crolli, è concreto.Negli ultimi giorni di spegnimento la produzione scenderà fino a 2mila tonnellate, un calo al quale si accompagnerà anche un progressivo depauperamento della qualità della colata.I problemi maggiori, però, si incontreranno nell'eventuale processo di riaccensione degli impianti.Un ulteriore problema nella riaccensione è rappresentato da quella che gli addetti ai lavori chiamano la «salamandra», vale a dire l'ultima lingua di ghisa solidificata che si forma alla base dell'altoforno, una volta spento. Per rimuoverla serve la dinamite, o i caterpillar.il rischio di provocare danni in queste situazioni è molto elevato. A quel punto, ricostruire l'intera muratura (un'operazione che potrebbe richiedere almeno tre mesi di tempo) potrebbe costare anche più di un centinaio di milioni di euro.
Ma anche una riaccensione in condizioni ottimali rischia di non essere del tutto indolore. Per tornare gradualmente a regime – come per lo spegnimento anche nell'accensione è richiesta grande cautela, per evitare shock termici – un altoforno ha bisogno dai quattro ai sei mesi di attività, con dei costi di manutenzione stimati tra i 10 e i 20 milioni di euro. Certo che spegnere l'acciaio Italiano, quindi non avere più i rotoloni che escono da questo impianto, porterà l'Italia a prestare il fianco all'importazione da paesi straeniri. Russi, Indiani e Turchi sono pronti a dividersi il mercato con il rischio di un pericoloso sbilanciamento, nel futuro, se gli altiforni di Taranto dovessero cessare la produzione.

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