Daniele Grassucci
Dopo Skuola
22 Novembre Nov 2019 1530 22 novembre 2019

I nativi digitali si "ritirano" in Rete: 1 su 10 non esce per giocare online

Tecnologia Abuso

Attenzione ad abusare della tecnologia. Potrebbe rendere difficoltoso distinguere la realtà dalla finzione. Rischiando di compromettere persino i rapporti interpersonali, in primis quelli famigliari. Un pericolo a cui sono esposti, più di ogni altro, i ‘nativi digitali’. Una vita, la loro, passata costantemente online. che se non viene gestita nel modo corretto può portare a un graduale isolamento dal mondo. Eccolo l’allarme lanciato dalla ricerca “Mi ritiro in rete”, condotta dall’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze tecnologiche, Gap, Cyberbullismo) in collaborazione con il portale Skuola.net, intervistando 10mila ragazzi tra i 10 e i 21 anni, presentata in occasione della 3a Giornata Nazionale sulle dipendenze tecnologiche e il cyberbullismo (23 novembre).

Per la vita digitale si trascura la famiglia

Uno dei segnali più forti che emerge dall’indagine è che l’uso smodato della tecnologia sottrae tempo soprattutto alle attività da condividere con i familiari, ai momenti in cui normalmente si dovrebbe stare insieme (ad esempio giocare, studiare, uscire, fare sport). A sostenerlo è circa 1 giovane su 3. I mezzi tecnologici consumano le nostre risorse ed energie perché il cervello umano è una sorta di computer naturale, ha una capacità di attenzione, di risposta agli stimoli e di memoria limitata. Se siamo assorbiti dagli input dei device e dalla rete, presteremo poca attenzione al resto. Basta andare in un ristorante o in un centro commerciale per notare scene di genitori e figli seduti allo stesso tavolo con gli occhi rivolti sul loro smartphone, piuttosto che intenti a chiacchierare. Un invito a fare qualcosa che, dunque, è rivolto anche agli adulti.

Con le nuove tecnologie addio a ricordi e legami

Ci stiamo privando di due aspetti importanti della crescita: l’esperienza e il ricordo. Le due chiavi che ci hanno permesso di evolvere negli anni. Con l’avvento della tecnologia, soprattutto con l’arrivo degli smartphone, abbiamo affidato i ricordi agli album archiviati nelle memorie dei cellulari, la memorizzazione delle password a un’app, ecc. I figli, oltre a fare poche esperienze con i genitori, conoscono pochissimo della storia delle loro radici. E questo non aiuta a creare legami profondi”, sostiene Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. Ma il problema è molto più ampio ed esce ben al di fuori delle mura domestiche. Trascinando in un pericoloso transfer dal reale al digitale intere fette di adolescenti.

Molto meglio se l'amico è virtuale

Lo conferma quel 6% del campione che dichiara di non avere amici nella vita reale, a cui si aggiunge un 13% che è convinto che i suoi veri amici siano quelli che frequenta online e non quelli che ha offline. Il 9%, poi, preferisce giocare online anziché uscire e interloquire con persone in carne ed ossa. La premessa, spesso, a una chiusura totale in sé stessi. “Sentire di non avere amici nella vita reale può condurre all’isolamento sociale”, sottolinea Lavenia. Può sembrare banale, ma l’imputato numero è ancora una volta il tempo trascorso online: quasi il 33% del campione, infatti, trascorre sullo smartphone tra le 3 e le 4 ore. Ma c’è chi fa peggio: il 12, 75% lo usa tra le 5 e le 6 ore, il 15,8% supera addirittura le 6 ore.

Non si dorme per chattare

Ma, per ragazzi che gradualmente stanno perdendo i punti di contatto con la realtà, anche i bioritmi diventano di difficile gestione. I dati evidenziano come il 14% degli intervistati ammetta di usare lo smartphone durante la notte (tra le 2 e le 3 ore). Ancora di più (41,85%) quelli che, ipnotizzati dallo schermo del telefono, dichiarano di avere spesso difficoltà a prendere sonno, mentre il 4,11% dice che il suo riposo è poco ristoratore. “Questo fenomeno si chiama vamping, - dice ancora Lavenia - e ha ripercussioni sul rendimento durante la giornata. Se si dorme poco, o si riposa male, si è meno attenti, meno reattivi, meno capaci di esprimersi correttamente”. Partendo da queste premesse è quasi normale che più di un quarto del campione sia convinto che non riuscirebbe a superare una giornata intera senza smartphone.

Isolati per colpa dei bulli

L’isolamento causato da un uso sbagliato delle nuove tecnologie, però, potrebbe essere determinato anche da altri fattori. Spesso indipendenti dalla propria volontà. Il più pericoloso è senza dubbio il bullismo. Il 45% dei giovani coinvolti dalla ricerca dice di avere subìto un atto di bullismo (con il 17% che dichiara di averne compiuto uno). “Anche le vittime di bullismo – ricorda Lavenia – rischiano di isolarsi. Si tratta una forma di esclusione sociale. Per questo il bullismo è proprio una delle motivazioni che porta più spesso all’autoreclusione. Stiamo diffondendo la cultura dell’esclusione, a volte sono gli stessi genitori a dare questo esempio, uscendo dalle chat di gruppo senza dare spiegazioni, o non dando risposte, o minimizzando le dichiarazioni di malessere dei figli?”. I ragazzi, anche per questo, molto spesso non parlano delle situazioni che li hanno feriti.

La relazioni umane sono sempre più superficiali

Siamo fatti per gestire poche relazioni profonde. Le relazioni virtuali, per quanto i ragazzi possano ritenerle importanti, sono superficiali. Se si è abituati a parlare attraverso delle piattaforme si perde il senso della corporeità, la dimensione dell’empatia viene meno e quando hanno bisogno di parlare in modo più intimo non sanno da chi andare. Tendono a chiudersi in sé stessi. I bisogni evolutivi dei ragazzi, il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta richiede sempre gli stessi step di un tempo. I ragazzi non sono cambiati, sono cambiati i mezzi ed è cambiato il linguaggio comunicativo. C’è ancora troppa poca consapevolezza sui rischi a cui ci si espone. Bisogna fare cultura digitale, e sensibilizzare su questi aspetti sia in famiglia che nelle scuole.

Sexting, spesso non si valutano le conseguenze

I giovani intervistati, infine hanno anche fatto emergere un altro dato allarmante; ulteriore riflesso della confusione regnante tra sfera pubblica e privata, alimentata dal web e dai social network: il 96% di loro non si pente di aver scambiato con il partner o con un conoscente foto intime. “Non danno più valore al corpo e sono molto distanti dalla percezione del pericolo”, sostiene Lavenia. Tra i 13 e i 15, infatti, scambia foto intime il 6% del campione, tra i 16 e i 18 anni lo fa il 17,1% dei ragazzi, tra i 19 e i 21 il 41,7% e sopra i 21 fa abitualmente sexting il 21,4% dei giovani. Questi dati devono farci riflettere, sono numeri altissimi, soprattutto sapendo che solo 1 ragazzo su 3 tra i 14 e i 25 anni è sessualmente attivo. Se poi sono i minorenni a scambiarsi e conservare immagini, c’è anche il rischio di incorrere nel reato gravissimo di pedopornografia. Non solo, c’è il rischio di epiloghi drammatici, di avere traumi e conseguenze psicologiche che si porteranno dietro a lungo. Bisogna parlarne in famiglia e nelle scuole”.

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