Elisabetta Favale
E(li's)books
25 Novembre Nov 2019 0950 25 novembre 2019

Singolare femminile. Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Recensione

25Novembreviolenzadonne

Oggi 25 novembre, proprio nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne voglio segnalare un libro che di donne parla: Singolare femminile di Nicoletta Polla-Mattiot.

Il libro

Il silenzio è un attributo femminile da secoli e nelle più diverse culture: una storia del silenzio è sempre una storia delle donne. I proverbi dicono, in tutte le lingue, che “il silenzio è il miglior ornamento di una donna”: parte da qui un viaggio nel tacere femminile scelto e imposto, cercato e subito. E nelle donne che lo incarnano: eroine letterarie, personaggi reali o d’immaginazione, archetipi in cui risuona il destino comune e pur tuttavia l’esperienza singolare femminile. Tacita, Penelope, la Mite, le Sirene, Difred, Maria sono i nomi di migliaia di madri, figlie, spose, esistenze anonime ridotte al silenzio. Che qui tornano a parlare.

La mia lettura

Parto subito con una doverosa citazione:

Il 35 per cento delle donne del mondo ha subito violenza, almeno una volta nella vita. Nel trenta per cento dei casi gli abusi avvengono all’interno delle mura domestiche. Il Global study on homicide: gender- related killing of women and girls dell’Ufficio delle Nazioni Unite parla di 87mila femminicidi in un anno (dati 2017). Di questi più della metà, 50mila, sono storie di madri, mogli, figlie intenzionalmente uccise da una persona conosciuta, vicina, intima: il partner, il padre, qualcuno che le punisce per “troppo amore”. Ogni giorno 137 donne sono ammazzate da un membro della propria famiglia, qualcuno in cui andrebbe riposta fiducia, qualcuno da cui cercare protezione.”

Leggere Singolare femminile è stato come andare ad un mostra con i ritratti di tante delle protagoniste di romanzi di fama mondiale.

Scrive l’autrice:

“Il silenzio è attributo femminile da secoli e nelle più diverse culture: una storia del silenzio è sempre una storia delle donne. Per questo si è scelta la via di esempi e simboli letterari, personaggi d’immaginazione che incarnano archetipi.”

Io ho scelto solo alcune delle figure raccontate da Nicoletta Polla-Mattiot:

Agota Kristof, La chiave dell’ascensore. In questo romanzo, crudo, dalla lingua essenziale, la protagonista è ridotta alla completa dipendenza del marito, privata di tutto, delle gambe, degli occhi, dell’udito ma al momento di vedersi privare anche della voce avviene il risveglio, perché ci sono libertà irrinunciabili e insopprimibili: “La mia vita se volete, ma non la voce. No! La voce no, la voce no, la voce no

Margaret Atwood, Racconto dell’ancella, se non avete letto il romanzo avrete probabilmente visto la serie tv molto suggestiva. Atwood fa una cosa eccezionale, porta l’attenzione su alcuni personaggi minori del ventiduesimo libro dell’Odissea, la strage dei Proci si è già consumata e Ulisse chiede a Euriclea di andare a chiamare le ancelle infedeli. Quel che colpisce è che la punizione riservata alle ancelle si differenzia per la “dose extra” di crudeltà (anche simbolica), le donne sono costrette al rituale dell’espiazione e alla esibizione dei corpi giustiziati. Le donne vengono appese con un nastro al collo, come trofei di caccia “guizzarono coi piedi, ma guizzarono per poco”.

Fa riflettere Nicoletta Polla-Mattiot sul concetto di attesa, una parola singolare femminile in molte lingue (italiano, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, latino, greco antico), nell’Odissea è Ulisse a viaggiare mentre Penelope attende, “Erranza e restanza”.

Marguerite Yourcenar, in Fuochi (l’ho recensito QUI su Linkiesta) scrive: “Ho aspettato quell’uomo prima che avesse un nome, un viso... Esiste un solo uomo al mondo: il resto, per ogni donna, non è che un errore o un malinconico surrogato. E l’adulterio non è sovente che una forma disperata della fedeltà”.

Dostoevskij, La mite (l’ho recensito QUI su Linkiesta), un racconto bellissimo la cui protagonista è maestra assoluta del silenzio profondo, cupo, un silenzio che le è valso una proposta di matrimonio, declinato in ogni sfumatura e che una volta infranto non può che diventare definitivo, mortale perché dopo aver imparato a tacere, lei, la Mite, quando è in casa da sola commette l’errore di mettersi a cantare, piano piano, con voce sommessa e lui non può tollerarlo perché così lei finisce per esistere indipendentemente da lui. Il racconto di Dostoevskij ha di magnifico la dolorosa celebrazione della disuguaglianza:

“L’usuraio non si capacita che questa donna sia morta e perché? quando adesso era finalmente pronto ad adorarla, “preparata, perfezionata, addirittura vinta”, “l’unico essere umano che andavo plasmando per

me, non me ne servivano altri” “.

Tra le opere citate è la mia preferita.

Chi mai potrà misurare il fervore e

la violenza del cuore di un poeta quando

rimane preso e intrappolato in un

corpo di donna?

Virginia Woolf

Un piccolo libro ricco di emozioni, una scrittura raffinata, un armonioso intreccio di storie e di destini di celebri donne della letteratura che evocano con le loro storie le storie di donne reali, madri, mogli, figlie, sorelle di cui non si conserva memoria.

“Tutto questo taccuino non è che una tenue sineddoche, una parte affiorata di silenzio che rimanda a moltitudini inespresse e abissi inauditi. Occorre tenerlo a mente per non rischiare, come insegna

Francoise Collin, “di trascurare la fronda dell’albero (dove cantarono gli uccelli) per ritenere solo i

rami, perdendo il grande clamore silenzioso”.

Struggente, commovente. Bello.

Singolare femminile - In libreria per Mimesis edizioni Euro 6.00

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