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29 Novembre Nov 2019 0844 29 novembre 2019

Per l’Europa sta davvero cominciando una fase nuova

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L’avvio della Commissione von der Leyen e la proposta francotedesca di una conferenza sul futuro dell’Unione segnano un cambio di passo rispetto al passato. Anche la Cop 25 potrebbe far segnare qualche progresso significativo.

Con una coincidenza certamente non casuale, mentre la Commissione presieduta da Ursula von der Leyen otteneva finalmente il via libera dal Parlamento europeo, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno lanciato una proposta che potrebbe rivoluzionare l’assetto europeo. Come ha scritto Paolo Valentino sul Corriere della Sera,

Berlino e Parigi hanno deciso di lanciare la proposta di una «Conferenza intergovernativa sul futuro dell’Europa» con lo scopo di «rendere l’Unione più unita e sovrana», anche con eventuali modifiche dei Trattati. Contenuta in un documento di due pagine, anticipato ieri dal sito Politico, l’idea franco-tedesca potrebbe essere discussa in via preliminare al prossimo Consiglio europeo di dicembre. La conferenza dovrebbe articolarsi in due fasi: la prima, più breve, verrebbe avviata già nei primi mesi del 2020 e sarebbe dedicata al «funzionamento democratico dell’Ue», in particolare «le elezioni e la designazione delle cariche apicali». La seconda fase invece durerebbe di più, si concentrerebbe sulle «politiche» e inizierebbe a metà del prossimo anno in coincidenza con l’avvio della presidenza di turno tedesca, per concludersi entro il primo semestre del 2022, quando alla guida dell’Unione ci sarà la Francia.

Abbiamo salutato con favore l’avvento della Commissione von der Leyen, con il suo impegno rafforzato sull’Agenda 2030 e l’incarico al commissario Paolo Gentiloni, annunciato in un comunicato del 13 novembre, di

coordinare l'attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel contesto del semestre europeo

cioè in pratica di verificare che tutto il processo di definizione dei bilanci dei Paesi europei, che si svolge nell’ambito del Semestre, sia in sintonia con gli SDGs. E tra i mandati di Gentiloni c’è anche la riforma del Semestre. Il commissario italiano delegato all’Economia, nelle sue dichiarazioni dopo il voto, ha sottolineato l’importanza di intervenire sulle disuguaglianze e sulla sostenibilità sociale.

Von der Leyen, da parte sua, ha ribadito l’impegno prioritario sullo sviluppo sostenibile nel discorso a Strasburgo del 27, portando anche l’esempio di Venezia per sottolineare l’urgenza di intervenire sul clima.

La proposta francotedesca si muove nella stessa direzione, anzi ne costituisce una importante premessa. Senza un rafforzamento dei meccanismi europei, che faccia uscire l’Unione dal deprimente stallo in cui si era impantanata a seguito della Brexit e dello scarso coraggio della commissione guidata da Jean-Claude Juncker, sarebbe molto difficile fare un salto di qualità e trasformare l’Europa nella “campionessa dello sviluppo sostenibile” come l’ASviS auspica da tempo.

Ovviamente l’Italia non può stare a guardare, mentre si discute del futuro dell’Europa, come ha scritto Francesco Giavazzi:

Come sempre l’Europa va avanti sulla spinta franco-tedesca. Un tempo essa era bilanciata dagli altri due grandi paesi dell’Unione: Gran Bretagna e Italia. Ora Londra non c’è più e l’Italia pare disinteressata.

Una proposta importante per accelerare il percorso europeo verso la sostenibilità è arrivata dalla società civile, con una lettera firmata dal portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini e da esponenti di altre organizzazioni, come riporta La Repubblica:

Centosessantaquattro organizzazioni non governative, associazioni, sindacati ed economisti hanno preso carta e penna per chiedere alla neo presidente della Bce, Christine Lagarde, un impegno immediato: l'Eurotower di Francoforte deve essere un soldato in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici. Un ruolo che la stessa neo presidente ha invocato, ma per ricoprire il quale servirà un primo sforzo politico di compattamento del board. "Riteniamo che l'istituzione finanziaria più potente d'Europa non possa rimanere passiva di fronte alla crescente crisi ambientale", si legge nel test. (...) Un pressing che sale grazie alle campagne internazionali Finance Watch e Positive Money, che mettono in guardia: "I rischi fisici legati ai cambiamenti climatici potrebbero comportare perdite fino a 24 mila miliardi di dollari del valore degli asset finanziari globali". Anche per questo, la finanza deve cambiare: "Abbiamo bisogno di un massiccio spostamento dei flussi" di denaro e investimenti "verso una transizione a basse emissioni di carbonio e socialmente equa".

Nei prossimi giorni, il governo italiano sarà impegnato anche in un altro importante appuntamento internazionale: la Conferenza Onu sul cambiamento climatico Cop 25, che si svolgerà a Madrid dal 2 al 13 dicembre. Avrebbe dovuto tenersi a Santiago, ma a seguito dei recenti disordini è stata spostata in Spagna, seppure sotto la presidenza di Carolina Schmidt Zaldivar, ministra dell’Ambiente del Cile. Dovrebbe arrivare in tempo anche Greta Thunberg, che sta tornando in Europa sul catamarano La Vagabonde grazie all’ospitalità di una coppia australiana. Un viaggio certamente più comodo della barca da regata Malizia II, sulla quale aveva compiuto il viaggio di andata per New York, pensando di dover poi andare a Santiago. L’ultimo rilevamento dà La Vagabonde a metà strada in Atlantico. Insomma, forse Greta non farà in tempo per l’apertura della conferenza, ma dovrebbe riuscire a far sentire la sua voce prima che si concluda.

Già, ma come si concluderà? Dopo la Cop 21 di Parigi del 2015, le sessioni successive, a Marrakech, Bonn e Katowice sono state piuttosto deludenti. Quest’anno però il segretario generale dell’Onu António Guterres ha chiamato a raccolta i grandi del mondo nel Climate action summit del 23 settembre, seguito il giorno successivo dal dibattito sull’Agenda 2030 all’Assemblea generale dell’Onu, quattro anni dopo la sua approvazione da parte dei 193 Paesi presenti al Palazzo di vetro. Nel frattempo, la percezione dell’urgenza degli interventi di mitigazione della catastrofe climatica è cresciuta in tutto il mondo, come ben sappiamo anche in Italia. C’è dunque da sperare che dalla riunione di Madrid escano impegni più stringenti rispetto alle Nationally determined contributions presentate a Parigi da 146 Paesi: promesse volontarie che non sono state finora pienamente rispettate e che comunque, come ha rivelato l’Agenzia internazionale per l’energia, farebbero scendere la quota di produzione dell’energia primaria ricavata da fossili (carbone, petrolio, gas naturale) dall’81% dell’anno scorso soltanto al 79% nel 2030 e al 78% nel 2040. Ci si chiede se i governi di fronte all’aumentata percezione della crisi mostreranno davvero un maggiore coraggio.

Continuiamo a spigolare nell’attualità. Tra le varie giornate internazionali appena trascorse, spicca il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Mentre il Rapporto ASviS di quest’anno (pag. 76) ha segnalato un miglioramento dell’empowerment femminile (Goal 5) in Italia, grazie alla crescente presenza delle donne nei luoghi di lavoro e in posizioni di responsabilità, sul tema della violenza l’Istat ha lanciato l’allarme con un rapporto senza precedenti sul persistere di stereotipi che per una parte consistente della popolazione giustificano forme di maltrattamento, dallo schiaffo addirittura allo stupro. C’è molto da riflettere su questi dati, che dimostrano, come ha scritto Fiorenza Sarzanini,

quanto ancora c’è da fare per proteggere le donne. Anche da se stesse. Perché nel “campione” ci sono persone di entrambi i sessi, dai 18 ai 74 anni.

Tra le altre date internazionali recentemente trascorse c’è il 19 novembre, con due celebrazioni: l’International men’s day e il World toilet day. Mentre la giornata mondiale dei maschi, ideata per proporre modelli virtuosi di comportamento, è passata pressoché inosservata, la giornata dedicata ai servizi igienici ha una rilevante importanza, come sottolinea il Target 6.2 dell’Agenda 2030:

Entro il 2030, raggiungere un adeguato ed equo accesso ai servizi igienico-sanitari e di igiene per tutti ed eliminare la defecazione all'aperto, con particolare attenzione ai bisogni delle donne e delle ragazze e di coloro che si trovano in situazioni vulnerabili.

Il sito The conversation, segnalato dalla rassegna stampa del Corriere, ricorda che 670 milioni di persone nel mondo ancora ricorrono alla open defecation inquinando terreni e falde acquifere e che grandi Paesi come Cina e India stanno incontrando molte difficoltà nella diffusione dei servizi igienici. In Cina la toilet revolution annunciata dal presidente Xi Jinping nel 2015 non ha raggiunto i risultati sperati.

Perfino a Shanghai, per dire, ci sono zone di vecchi quartieri che non sono state toccate dai progressi sociali e sanitari. Ci vivono soprattutto anziani che usano il vecchio vaso da notte e punti di raccolta comuni. I giovani ne sono disgustati e i vecchi restano ancora più isolati e vulnerabili. In condizioni difficili vivono anche i 225 di milioni di cinesi urbanizzati di recente. Non possono permettersi case decenti e anche loro sono malvisti dai concittadini che li accusano di sporcare.

E l’India? Nel 2014 il governo lanciò l’operazione Clean India

che mirava a sconfiggere la piaga della defecazione all’aperto entro l’ottobre 2019. L’obiettivo è stato fallito, come dimostra il caso scuola di Siddarth Nagar, sobborgo di Mumbai creato da 650 famiglie di migranti. Gli abitanti si sono prima costruiti sei toilette improvvisate che scaricavano in un ruscello (notare bene che l’acqua dei fiumi e dei ruscelli nel Pese è usata spesso per lavarsi, bere e cucinare). Nel 2016, dopo una lunga battaglia, hanno ottenuto la costruzione di bagni comuni, ma si sono visti portare un gabinetto mobile, una sorta di rimorchio con varie toilette. Lo scorso anno sono arrivate altre 4 toilette portatili, ma ne funziona solo una. Risultato: i residenti sono tornati a farla a cielo aperto. «Storie simili sono numerose in tutta l’India», scrive il sito inglese.

In Italia almeno questi problemi li abbiamo superati, ma dobbiamo affrontare un’altra scommessa, tipica dei Paesi più ricchi: ridurre i rifiuti, sia per l’eccessivo uso di imballaggi, sia per l’acquisto di alimenti che poi finiscono nella spazzatura. Economia circolare e lotta agli sprechi sono tra gli obiettivi dei Saturdays for future, lanciati dall’ASviS per invitare a un consumo responsabile nel giorno in cui le famiglie effettuano il 50% circa dei loro acquisti. Dopo l’evento del 28 settembre, sabato 30 novembre si terrà la seconda giornata, anche in vista degli acquisti di Natale. Sul sito saturdaysforfuture.it potete trovare una serie di consigli specifici rivolti ai consumatori e alle imprese.

di Donato Speroni, Responsabile della Redazione dell'ASviS

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