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6 Dicembre Dic 2019 1112 06 dicembre 2019

La generazione Z vuole studiare per salvare il mondo

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I giovani “nati con lo smartphone in mano” sono ben consapevoli dei rischi che corre l’umanità, anche se non sempre la scuola li aiuta. Sui consumi Fioramonti avverte: tra Riduci, Riusa e Ricicla, troppo spesso dimentichiamo la prima R.

È solo una coincidenza, ma fa riflettere. Martedì 3 l’Ocse ha rilasciato gli attesi risultati del test Pisa 2018, svolto su 600mila studenti di 79 Paesi. In lettura, matematica e scienze ancora una volta i nostri 15enni hanno fatto peggio di quelli degli altri Paesi europei, anche se con notevoli differenze di territorio (peggio il Sud), di genere (a favore delle ragazze) e con gravi deficienze negli istituti professionali e tecnici.

Nella stessa giornata nella quale si diffondeva il Pisa, ho partecipato a un evento al Liceo scientifico Morgagni di Roma, per la presentazione del nostro volume “Un mondo sostenibile in 100 foto”, scritto da Enrico Giovannini e da me, con immagini scelte dalla photo editor Manuela Fugenzi. Erano presenti il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, l’editore Giuseppe Laterza e la presidente dell’Enel Patrizia Grieco. L’Enel ha avuto un ruolo importante per rendere questo libro accessibile gratuitamente on line a tutti gli insegnanti e studenti delle secondarie superiori.

Non è stata una passerella di bei discorsi. I ragazzi hanno organizzato l’evento, ovviamente supportati dai loro professori e dalla dirigente scolastica Paola Gasperini, ma con grande maturità ed entusiasmo. Una regia perfetta e quando dico perfetta, dopo aver partecipato ormai a numerose altre presentazioni del nostro libro, credetemi, non sto esagerando. Scegliendo alcune immagini del libro, ci hanno posto domande, presentato riflessioni, partecipato con calore e attenzione (gli studenti e le studentesse presenti erano diverse centinaia) a due ore di dibattito. Ne ho ricavato l’impressione di una forte consapevolezza sulle sfide dello sviluppo sostenibile, con domande anche molto concrete del tipo: “Per essere più sostenibile ho provato a scaricarmi i testi di studio su un tablet, ma ho visto che è raramente possibile e comunque costoso. Perché?”, impegnando Giuseppe Laterza in una interessante e appassionata spiegazione sui problemi dell’editoria scolastica.

È solo un esempio del dibattito, potrei citarne altri e anche tanti altri eventi nelle scuole in questo periodo, con la partecipazione di membri del Segretariato dell’ASviS, nei quali i discorsi relativi al clima e più in generale alla sostenibilità raccolgono un grande interesse da parte dei giovani. “La generazione Zeta vuole essere informata” ha scritto sulla Stampa di mercoledì il direttore di Linkiesta Christian Rocca, in un articolo che annuncia i nuovi formati multidimensionali del moderno giornalismo di successo, adatto anche ai giovani:

L’Economist su Snapchat, il Washington post su Reddit, il New York Times su Hulu...

Smettiamola dunque con l’immagine “sdraiata” di una generazione “nata con lo smartphone in mano” e oggi adolescente, attaccata al telefonino solo per scambiarsi foto e battute più o meno insulse. I giovani sono preoccupati e vogliono sapere e partecipare. Anche i bambini: Giovannini ha raccontato vari casi di figli o nipoti suoi o di conoscenti, tra i 4 e i 12 anni, che si informano sulla possibilità di trasferirsi su un altro pianeta perché questo è condannato o sulla opportunità di andare a vivere in montagna per difendersi dall’innalzamento dei mari. Anche la manifestazione FridaysForFuture, che si è ripetuta venerdì 29 sulla spinta del movimento avviato dalla adolescente svedese Greta Thunberg, è un segno di questa sensibilità.

Non possiamo però nasconderci almeno due contraddizioni. La prima riguarda proprio la scuola: i giovani hanno fame di sapere, esistono licei virtuosi e professori bravissimi, ma il test Pisa dell’Ocse ci dice che nel complesso l’Italia, se misurata sulla base dei risultati medi dei suoi ragazzi, non regge il confronto internazionale. Al Morgagni il ministro Fioramonti non ha nascosto le pecche dell’istruzione pubblica. Ha tenuto botta alle domande e ha continuato a discutere con i ragazzi anche quando l’incontro era finito. In una intervista sui risultati Ocse, pubblicata il giorno dopo da Gianna Fregonara del Corriere, Fioramonti ha dichiarato che la scuola ha bisogno di profonde trasformazioni.

Io voglio investire in metodologie sperimentali, come la classe capovolta, che peraltro ci sono già in alcune scuole molto avanzate. È necessario poi che i ragazzi studino il coding, la programmazione informatica: è come una nuova lingua, il nuovo latino. Per questo abbiamo deciso che i professori che faranno i prossimi concorsi dovranno averlo studiato all’università. Dobbiamo introdurre anche le competenze trasversali. Nella classe di mio figlio, che studia in Germania, ad un certo punto dell’anno fanno “ricerche”. Io all’inizio ero perplesso, mi dicevo: ma le tabelline? Poi ho capito che così i bambini imparano a collegare e a elaborare le nozioni.

Chiede Fregonara: “circa la metà dei presidi ha dichiarato all’Ocse che gli insegnanti sono poco propensi ai cambiamenti”. Fioramonti:

È un ceto demotivato e sottopagato. Non è questo l’esercito migliore per fare le riforme ma mi rifiuto di credere che persone che faticano dalla mattina alla sera per i loro ragazzi, messe in condizione di essere felici di fare il loro lavoro, non farebbero il possibile per innovare». (...) Purtroppo l’insegnante non ha più il ruolo sociale che aveva una volta, quando mio padre si toglieva il cappello per salutare il mio maestro. Oggi il docente è spesso visto come uno “sfigato” che non è riuscito a fare altro. È purtroppo una percezione diffusa. Io penso che gli insegnanti vadano valorizzati nel discorso pubblico e anche nel trattamento economico e nel metodo di selezione.

La seconda contraddizione consiste nel fatto che, quando si parla dei ragazzi che affrontano nelle piazze o nelle scuole i temi dello sviluppo sostenibile, li si accusa spesso di proporre soluzioni impossibili, tacciandoli di essere dei “gretini”, seguaci della mobilitazione lanciata da Greta Thunberg, ma senza idee concrete. Si dovrebbe rovesciare l’epiteto contro chi lo usa (ma con la c anziché con la g), perché nessuno può aspettarsi che siano gli adolescenti di oggi a padroneggiare l’estrema complessità delle scelte che determinano il futuro. È già molto che siano consapevoli dei rischi degli anni nei quali dovranno vivere da adulti e che cerchino di adottare comportamenti conseguenti. Venerdì scorso la coincidenza della nuova manifestazione mondiale FridaysForFuture e del Black Friday ha offerto lo spunto per numerose riflessioni su quali sono i comportamenti virtuosi, ma al tempo stesso realistici per mutare i modelli di consumo. Perché non è pensabile che tutti attraversino l’Atlantico in barca a vela per risparmiare emissioni, come ha fatto Greta, ma neanche che si cambi il cellulare ogni pochi mesi come fanno molti italiani, incoraggiati anche dalle società telefoniche in gara per offrire l’ultimo modello. E neppure, come ha detto Fioramonti, che

in futuro si sostituiscano gli ingorghi delle macchine a benzina con ingorghi di macchine elettriche. Delle tre R necessarie per salvare il Pianeta dall’eccesso di consumi e di rifiuti, Reduce, Reuse and Recycle, troppo spesso ci dimentichiamo la prima R.

La sostenibilità dei comportamenti va costruita nel tempo. Alcune scelte di riduzione dei consumi possono essere fatte subito, altre richiedono innovazioni tecnologiche o la soluzione di complessi problemi economici. Nei Saturdays for future l’Alleanza vuole chiamare tutti a prendere coscienza di questi problemi e a ragionare su soluzioni concrete contro gli sprechi, per la riduzione degli imballaggi e per l’economia circolare. La seconda giornata, sabato 30, alla vigilia degli acquisti natalizi, ha visto una serie di iniziative, dai cash mob etici ai laboratori di riflessione per bambini e ragazzi, mentre i messaggi dell’ASviS sui social media hanno raggiunto 300mila contatti. E poiché la sostenibilità è sempre legata ad aspetti sociali, vanno sottolineate anche le collette organizzate dal Banco alimentare nei 13mila supermercati che hanno aderito.

Una nota finale. Non abbiamo parlato della COP 25 che si è aperta lunedì a Madrid, un evento importantissimo per la lotta alla emergenza climatica. Sul sito dell’ASviS il tema è ampiamente trattato, con segnalazioni, video e un dibattito ad “Alta sostenibilità”, la rubrica dell’ASviS su Radio radicale. Al ruolo della società civile italiana nel corso della riunione abbiamo anche dedicato un articolo nello spazio ASViS del sito Ansa 2030 – Più responsabili, più sostenibili, nuova iniziativa tra la principale agenzia giornalistica italiana e l’Alleanza, che è stata annunciata ieri e che presentiamo a parte. Segnaliamo anche le cronache quotidiane tenute da Toni Federico, coordinatore del nostro gruppo di lavoro per i Goal 7 e 13, sul sito del Comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Ma i risultati di questi importantissimi 12 giorni sono ancora tutti da vedere: incrociamo le dita.

di Donato Speroni, Responsabile della Redazione dell'ASviS

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