Chiara Mannelli
Amletica
15 Dicembre Dic 2019 1222 15 dicembre 2019

Tu che tipo sei?

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Ph. Francesco Gili

Anni fa è uscito uno studio interessante che mostrava l’asimmetria tra il rischio percepito e il rischio reale associato al verificarsi di determinati eventi, considerati negativi, nell’arco della nostra vita. In maniera curiosa, molte persone pensano che gli attacchi terroristici siano all’ordine del giorno, mentre viene sottovalutato il pericolo degli incidenti in auto.

La differenza tra la percezione e la realtà è, di per sé, un argomento da sempre molto intrigante. Prendere un aereo i giorni successivi all’11 settembre era considerato un atto di pura follia - quando probabilmente non ci sono stati nella storia momenti più sicuri - , mentre viviamo in un’epoca in cui scrivere messaggini mentre guidiamo e’ diventato quasi banale - l’uso del cellulare alla guida è responsabile della maggior parte degli incidenti.

Ma al di là di questo, è interessante rilevare come la differenza tra percezione e la realtà si manifesti nelle persone in misura molto diversa, e diventa ancora più interessante se pensiamo quanto, tale differenza, abbia un impatto concreto sulle nostre scelte. Nel momento in cui si devono fare delle valutazioni per decidere quale strata prendere, beh la differenza tra percezione e realtà ha un certo peso. Ci sono persone che rimangono, nelle loro elaborazioni, nettamente più aderenti e fedeli alla realtà oggettiva. Sono persone estremamente razionali per cui A è A e rimane A. E poi ce ne sono altre. Ci sono persone che mantengono sempre una certa distanza di sicurezza tra percezione e realtà. E quando si tratta di scegliere, sono molto più creative. A è A ma poi può diventare B. E se proprio mi piace forse anche C, hai visto mai! In realtà, mai. O forse proprio poche volte.

Ogni volta che facciamo una scelta sbagliata perché - dall’alto della nostra percezione - abbiamo valutato male la realtà attribuendogli delle possibilità che non erano tali, ecco, in quei momenti rimpiangiamo di non essere quel tipo di persona per cui A è A. Punto.

Bisogna ammettere che saper rimanere con i piedi per terra ha i suoi vantaggi. Vedere le cose come stanno aiuta a scegliere in maniera razionale, senza essere assaliti da paure bizzarre o senza pensare che chi è in un modo possa magicamente diventare in un altro. Rimanere con i piedi per terra. Questo dovremmo imparare a fare, così dovremmo scegliere di essere per scegliere.

Eppure.

Se vedessimo sempre le cose così come stanno, allora vedremmo tutti le stesse cose, e necessariamente sceglieremmo le stesse cose. Solo chi è capace di percepire le cose in maniera diversa dalla realtà sa coglierne il lato speciale. Sa innamorarsi. Del resto ci innamoriamo di qualcuno perché non lo vediamo come lo vedono tutti gli altri, ma percepiamo in quella persona qualcosa di diverso, che va oltre la realtà. Vediamo qualcosa che gli altri non riescono a vedere, e che, noi stessi, in tutti gli altri non vediamo. E’ il saper vedere l’altro dalla realtà che rende quella cosa, quella città, quella persona, quel cane, speciali. Riconosceremmo il nostro bassotto tra centro altri bassotti (che per uno sconosciuto sarebbero identici) perché abbiamo imparato a vedere, in quel cane, un carattere unico. Sappiamo amare la pioggia di una città (alcuni addirittura la nebbia!) chiaramente non perché ci piace la pioggia o la nebbia in quanto tale, ma perché sappiamo vedere, in quel particolare, qualcosa che va oltre ciò che è, e che rende, quella città, per noi unica. Saper cogliere questa dimensione non è stare con i piedi per terra. Vuol dire passeggiare un po' sopra, rispetto alla realtà.

E saremmo, forse, disposti a rinunciare a questa ricchezza?

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