Elisabetta Favale
E(li's)books
18 Dicembre Dic 2019 1140 18 dicembre 2019

Peredonov, il demone meschino di Fëdor Sologub. Recensione

Sologub Peredonov

Il libro

“Ottuso, volgare e superstizioso, Peredonov è un insegnante di provincia reazionario della Russia zarista, che disprezza i ginnasiali diligenti e puliti, che ama provocare con discorsi sconvenienti, diffida degli amici, teme l’autorità e si dimostra fermo sostenitore delle punizioni corporali al limite del sadismo. Ciononostante, ricchezza e successo si profilano al suo orizzonte: da Pietroburgo, la principessa Volčanskaja sembra pronta a garantirgli un avanzamento di carriera, l’agognato posto da ispettore, a patto che lui sposi Varvara, la donna con la quale già convive.
E così, tutta la vita di Peredonov si focalizza su quella nomina. Mentre lui si destreggia tra audaci pretendenti e nemici che agiscono nell’ombra, combattendo con un feroce demone che lo tormenta, le sue paure lentamente si trasformano in paranoia e poi in un’ossessione che lo trascina in un abisso visionario e grottesco, che sfocia nell’orrore di una follia distruttiva. La selvaggia lascivia e l’agghiacciante crudeltà del protagonista si intrecciano con la candida amicizia tra Saša e Ljudmila, esempi di bellezza incontaminata, che lottano per la sopravvivenza nell’ambiente meschino della società di provincia.
Definito il più perfetto romanzo russo dopo quelli di Dostoevskij, Peredonov, il demone meschino, raccontando della follia lucida dell’uomo qualunque e delle sue infinite bassezze, fa da specchio dell’esistenza umana, dove il mostruoso e il bello si riflettono con la medesima precisione.”

La mia lettura

In mezzo a tutto quel tormento nelle strade e nelle case, sotto l’alienazione che scendeva dal cielo, sopra la terra sporca e inerte, camminava Peredonov, languendo per paure confuse e non trovando confronto in ciò che è superiore né consolazione in ciò che è terreno perché anche adesso, come sempre, guardava il mondo con occhi spenti, come un demone che si strugge in angosce e paure senza nome, nella solitudine più oscura.”

Ecco Peredonov. Uomo meschino, concentrato solamente sulle sue piccole ambizioni, assurgere al ruolo di ispettore per l’insegnante Peredonov è importantissimo e non ammette ostacoli. Sul carattere e il pensiero di questo personaggio ci sarebbe da scrivere un libro, io ne sono rimasta conquistata, ad un certo punto, per esempio Peredonov racconta a Marta (una delle sue pretendenti!) di possedere un ritratto di Puškin e uno di Mickiewicz (famoso poeta e scrittore polacco esiliato in Russia per le sue attività politiche in patria). Conserva quello di Puškin appeso nel gabinetto, ambiente adatto a un «lacchè di camera» (kamer-lakej), mentre a Mickiewicz spetta la più nobile parete del salotto. In seguito Peredonov invertirà la disposizione dei quadri:

Tutt’a un tratto, Mickiewicz ammiccò a Peredonov dal muro.

Questo mi frega,” pensò lui con spavento, tolse in fretta il ritratto e lo

trascinò in gabinetto per sostituirlo con Puškin.”

“In ogni caso Puškin era un uomo di corte,” pensò, appendendolo alla

parete della stanza da pranzo.”

Quello che l’autore fa dire al suo personaggio è molto interessante, per comprenderlo dobbiamo andare a “ripassare” la biografia di Puškin (io ho i due volumi dei Meridiani e mi sono divertita ad approfondire la sua vita) che nel 1834 aveva ricevuto da Nicola I il titolo di kamerjunker, paggio di camera, aveva già 35 anni e l’aspettativa era essere “primo poeta nazionale” non una sorta di buffone di corte! Il poeta se ne sentì umiliato … Peredonov non fa altro che esprimere ciò che era il sentire della critica letteraria russa verso il povero Puškin, crudele chiamarlo lacchè di camera, è pur vero però che il nostro discutibile personaggio finirà per cambiare idea anche su Mickiewicz a cui volterà le spalle in quanto rivoltoso!

La prosa si Sologub è una prosa precisa, misurata, si racconta che rivedesse i suoi testi anche a distanza di anni senza sentirsene mai soddisfatto.

Peredonov è, dicevo, un personaggio incredibile, rappresenta, con la sua follia la follia del mondo tutto intero e il lettore viene coinvolto gradualmente in questa realtà che a un primo sguardo appare ordinata.

Se all’inizio del romanzo l’idea che ci viene data del protagonista è che sia uno stolto, una persona ottusa, crede a tutto ciò che gli viene detto, si lascia convincere dall’amico Rutilov a sposare una delle sue sorelle e la cosa gli sembra inevitabile!

“Da noi in campagna c’era una gallina che faceva due uova al giorno e anche una cucchiaiata di burro.” “Sì, sì, anche da noi,” disse Peredonov senza accorgersi della presa in giro”

La sua realtà è un groviglio di assurdità, non capisce gli scherzi, fonda le sue convinzioni su detti popolari,teme finanche se stesso.

In questo modo Sologub descrive l’uomo e la sua anima.

Leggendo Il demone meschino vi accorgerete subito che l’autore ama molto i giochi di parole, si diverte a “ingannare” il suo personaggio che comprende unicamente il significato letterale di quel che gli viene detto, non ha un pensiero laterale, è bravissimo Sologud a rappresentare l’incomunicabilità attraverso i dialoghi, realtà e finzione si mischiano.

Mi faceva notare mio marito che ha letto il libro prima di me, che l’autore non racconta mai dell’ambiente che circonda i personaggi, dice di tanto in tanto, genericamente, che fa freddo ma non si sofferma sull’ambiente esterno perché di fatto tutto si svolge soprattutto nella testa di Peredonov!

Affascinanti i mille riferimenti a Puškin e alla sua Donna di picche che l’autore fa emergere grazie alla professione di Peredonov che, ricordiamo, è un insegnante.

Questo mondo in cui i savi, i “normali” prestano attenzione ad un pazzo che è persona rispettata, trascina l’intero mondo nel vortice della menzogna.

Il narratore di Sologub è onnisciente, rimane nelle retrovie, la narrazione è in terza persona ma l’impressione è che chi parla è proprio lì con quei personaggi, in quello stesso posto pur prendendone le distanze, il narratore vuole evidentemente rendere edotti i lettori su quel che succede, è un informatore!

Il demone meschino è un vero e proprio “ammonimento” verso la deriva della società, volendo lo si può leggere anche in una chiave molto contemporanea.

Una curiosità: Lenin paragonò un deputato a Peredonov e questo valse al romanzo un nuova edizione dopo di che ebbe fortune alterne come l’autore che di fatto in patria come all’estero è conosciuto ma non al grande pubblico.

Evidente critica dei costumi del suo tempo, interessante il riferimento al tema dell’omossessualità e il modo in cui vengono raccontate la sensualità e le pulsioni erotiche.

Certamente merita approfondimento e Peredonov, Il demone meschino è un gran romanzo, da leggere!

Fëdor Sologub - Peredonov, Il demone meschino Fazi editore - (Traduzione di Silvia Carli) Pg 372 € 18,00

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