Elisabetta Favale
E(li's)books
3 Gennaio Gen 2020 1031 03 gennaio 2020

Little Boy di Lawrence Ferlinghetti. Recensione

Ferlinghetti Little Boy

Lawrence Ferlinghetti è il grande vecchio della letteratura mondiale, a 100 anni compiuti pubblica Little Boy, questo piccolo libro che racchiude un avvincente stream of consciousness.

Il libro

«Non sono memorie, le memorie sono per le signore vittoriane. Non è nemmeno un’autobiografia, è semplicemente un io immaginario, il tipo di libro che ho scritto per tutta la mia vita. Diciamo che è un romanzo sperimentale» – Lawrence Ferlinghetti

Uno dei libri più attesi degli ultimi anni. Annunciato già da tempo, avvolto nel più fitto mistero, si candida a diventare una delle pietre miliari della letteratura americana, considerato anche lo spessore dell’autore, tra i padri della Beat Generation. Adottato dalla prestigiosa Doubleday, uno dei marchi editoriali Penguin-Random House, che lo ha fatto uscire il 29 marzo 2019, in occasione del centesimo compleanno dell’autore, è un memoir ma anche molto di più.
I critici lo hanno definito «qualcosa di mai visto prima». Un’autobiografia-romanzo di stampo quasi joyciano, uno scritto visionario, filosofico, poetico, a cui Ferlinghetti, il vecchio e infinito poeta americano, il testimone più eccelso della Beat Generation, della Summer of Love e della rivoluzione hippy, ha lavorato per quasi tutta la vita. Il suo «romanzo d’addio» dopo tante esitazioni e numerose riscritture. L’edizione italiana, tradotta dalla sua fedele collaboratrice, è stata seguita direttamente dall’autore, che ha anche offerto un «saluto» ai lettori del paese di origine della sua famiglia
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La mia lettura

“The only plot of this book being my constant aging” … l’unica trama di questo libro è il mio costante invecchiamento! Irresistibile.

Quando ho cominciato a leggere Little Boy ho creduto per alcune pagine, che Ferlinghetti si fosse infine piegato ad un racconto tradizionale, così appare infatti la parte in cui spiega come mai è stato cresciuto da sua zia, come è poi finito in una famiglia di estranei che è diventata la sua famiglia pur senza una adozione ufficiale.

Mi sbagliavo. Ovviamente Lawrence Ferlinghetti non avrebbe mai potuto trasformarsi in qualcosa d’altro, neppure a 100 anni!

Se non conoscessimo la sua vita saremmo tentati di credere che questo suo dialogo interiore animato da numerosi fantasmi: Ginzy” (Allen Ginsberg),“Ti Jean Jack Kerouac” ,“Neal Cocksman”, William Seward Burroughs , veri e propri “simulacri” di un’epoca passata, si svolga in un mondo immaginario e a tratti perfino distopico tanto è straordinario.

Non so se posso definire Little Boy una resa dei conti, sicuramente fa il punto su alcune cose, tira fuori qualche “errata corrige”, alcune insicurezze, le cose non dette e quelle dette per inesperienza, c’è l’orrore della guerra, c’è Fidel Castro, Roma, c’è Ferlinghetti artista e uomo che si è saputo distinguere da quei “cattivi ragazzi” per i quali è stato un padre putativo pronto a rischiare per la loro arte e libertà di espressione senza tuttavia farsi avviluppare.

Quando sono stata a San Francisco non ho potuto fare a meno di andare alla libreria City Lights che seguo costantemente suoi social, l’idea che ho di quest’uomo è che sarà sempre e per sempre un Little Boy, un contestatore romantico che non ha potuto cambiare il suo modo di essere, “condannato” ad essere un pacifista perché se finisci a Nagasaki conosci “L’inferno in terra che mi rese all’istante pacifista per tutta la vita”.

“Sono felice che Little Boy sia riuscito ad arrivare in Italia. Credo che Little Boy sia universale” Così scrive l’autore in fondo al libro e non sa quanto siamo felici noi … perché qualcosa mi dice che potrebbe non essere finita qui!

Little Boy – Lawrence Ferlinghetti – Edizioni Clichy – (Traduzione di Giada Diano) Pg 240 € 17,00

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