Elisabetta Favale
E(li's)books
9 Gennaio Gen 2020 1522 09 gennaio 2020

Atonement. Storia di un prigioniero e di altri di Salvatore Torre

Carcere Linkiesta

Il libro

Il mondo è quello del carcere. Un mondo di uomini e donne che hanno varcato la soglia della legalità per precipitare, a volte adolescenti, nel circuito della criminalità, che non ti lascia scampo. I brani raccolti in questo libro raccontano storie di miseria, abbandono, solitudine, storie di devianza, anche spietate, spesso nate in ambienti malavitosi, in cui un destino segnato sembra prevalere sul libero arbitrio di ogni individuo. È stato uno di loro, Salvatore Torre, ergastolano detenuto da quasi trent'anni in carceri di massima sicurezza, a selezionarli fra le centinaia di racconti che hanno partecipato al Premio Goliarda Sapienza. In questi brani - scrive egli stesso - emergono in larga parte le ragioni di queste vite, come la mia, rovinate e rovinose. Torre, che in carcere è diventato uno scrittore, nell'introdurre alla lettura storie di altri, ha compiuto un lavoro introspettivo su sé stesso, che mette il lettore di fronte all'uomo, non solo all'ergastolano, e alla sua coscienza. La Prefazione è a firma di mons. Dario Edoardo Viganò, Assessore del Dicastero della Comunicazione della Santa Sede.

La mia lettura

Quando si parla di carcere è, credo, naturale immaginare quanto ci viene comunicato dai media, dai film, è tutto un “per sentito dire” e di certo la prima cosa che viene in mente è la drammaticità della libertà negata, cosa vuol dire non poter uscire mai più da un posto chiuso? Cosa si prova? Quali suoni devono diventare familiari di notte e di giorno? Mi viene in mente il suono metallico della cosiddetta “battitura dei ferri” (è la battitura delle sbarre delle celle che avviene più volte al giorno) E come si gestisce il tempo? Un recluso perde, ricordiamolo, ogni tipo di autonomia e dunque identità con una sorta di vera e propria depersonalizzazione.

Questo libro, Atonement, è frutto del progetto Goliarda Sapienza che quest’anno ha visto emergere la storia di Salvatore Torre, ergastolano che ha preso in carico anche le storie raccontate da altri, le ha lette, comprese (chi meglio di lui) e dal patchwork di umanità e disperazione è nato il libro.

La parola “Atonement” come altre parole di lingua inglese ha un significato in italiano che può essere doppio, mi spiego, atonement significa sia espiazione, quindi “riparazione di una colpa commessa” sia redenzione quindi salvezza o scampo dunque, in questo caso, i protagonisti di queste storie cosa chiedono al lettore? Comprensione? Perdono? Vogliono dirci che sono lì consapevoli del male fatto e dunque sereni d’animo perché stanno riparando? O è il grido disperato di chi spera di salvarsi dalla sua stessa colpa?

Certo è, come precisa Mons. Dario E. Viganò nella introduzione, per quanto complicato, chi legge ha l’obbligo di provare a comprendere.

Salvatore Torre è un ergastolano e lui le sue colpe le ha analizzate, le ha esposte al giudizio senza farsi sconti, ha ragionato su quel che è stato e quel che non è stato o che non ha potuto essere, chi nasce e cresce nel male quali speranze ha di sfuggirgli?

Nella letteratura criminologica la famiglia e le devianze che si porta dietro è alla base di ogni ragionamento, vivere in condizioni di difficoltà non giustifica ma sicuramente rafforza il comportamento deviante e quel che mi è sembrato di capire dai pensieri di Torre è che riuscire a salvarsi è impresa ardua soprattutto perché un ragazzo è naturale che cerchi l’amore e l’approvazione di un padre fosse anche un criminale violento e privo di gesti d’amore.

La vita è lotta, ognuno porta avanti questa lotta con gli strumenti e le energie che ha a disposizione, se Salvatore Torre oggi ha trovato nella scrittura un rifugio, molti altri non riusciranno a sfuggire al bisogno di appartenenza che nel carcere si concretizza nel rapporto con gli altri detenuti i quali probabilmente sono più propensi a giustificare quanto fatto che a condannarlo per cui come ci si salva?

La vita in carcere è ciò che accomuna le storie di Atonement, l’inevitabile discesa agli inferi del detenuto e di chi è rimasto fuori : “La verità è che si è lasciati in balia di se stessi, a immiserire nella pigrizia e nell’abbandono”.

Quello che viene da pensare leggendo queste pagine è che un carcere è una sorta di limbo popolato da persone invisibili e immensamente povere, appartengono ad una società di cui non si tiene conto ma che esiste.

Queste pagine toccano non solo per i contenuti che veicolano, ma per le parole, per le espressioni, spesso forti, a volte anche volgari, che dicono proprio quel mondo fangoso e martoriato da cui difficilmente si intravvede l’orizzonte di un’alba non solo rinnovata ma anche capace di essere, a propria volta, olio profumato sulle ferite profonde e spesso sanguinanti dell’umanità

leggiamo nell’introduzione Mons. Dario Edoardo Viganò.

Io sono rimasta colpita anche dalla parole di Antonella Bolelli Ferrera nella presentazione quando fa riferimento al fatto che nessuno in carcere parla delle proprie vittime “ Non ne parlano volentieri i carcerati della loro vittime. Nel loro vocabolario sembra non esistere questa parola”e se le carceri continueranno ad essere quello che sono oggi riesce difficile immaginare un percorso di “recupero” e di riavvicinamento alla legge e alla società civile.

Ma l’argomento è spinoso e necessita di riflessioni e competenze, in ogni caso leggere queste storie è una esperienza che porta consapevolezza.

Acquistare questo libro significa contribuire a realizzare progetti in favore della cultura della legalità.

Atonement. Storia di un prigioniero e di altri – Salvatore Torre - Libreria editrice vaticana

Pp 172 € 10,00

A cura di Antonella Bolelli Ferrera

Introduzione Mons. Dario Viganò

Libro progetto Goliarda Sapienza

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook