Elena Inversetti
Inversamente
23 Gennaio Gen 2020 1100 23 gennaio 2020

Il sessismo a Sanremo oltre Amadeus

Social Articolo Linkiesta Sanremo

Tutte bellissime e poi, certo, per carità, anche bravissime. Un plauso speciale alla fidanzata, bellissima ovviamente, di Valentino Rossi, bravissima nel saper stare “un passo indietro” al grande campione.

Con questa espressione Amadeus, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2020 del Festival di Sanremo, si è guadagnato una gragnuola di mazzate mediatiche. Indignazione e sgomento. Giusti, eppure fuori fuoco, se si pensa al contesto.
L’indignazione, infatti, per essere efficace dovrebbe mirare al giusto bersaglio.

Cerco di spiegarmi.

Ignorando (seppur con fatica) la scarsa propensione all'uso dei sinonimi (bellissima e bravissima sembrerebbe essere l’unica espressione descrittiva delle vagina-dotate, elette a calcare il palcoscenico dell’Ariston), la fidanzata ombra di Valentino Rossi è soltanto una delle ben 11 bellissime&bravissime che sono state chiamate e hanno accettato di fare da coreografia all’uomo alfa, regista dell’harem. Anche se tra queste ci sono pezzi da novanta in fatto di professionalità, rimangono comunque corifee.

Quindi, di che cosa stiamo parlando?
Amadeus, sfornito di nota stampa e libero di andare a braccio, in regime democratico, si è sentito libero appunto di esprimere il pensiero del maschio medio. Sia quello che siede davanti allo schermo sia quello che decide cosa far passare sullo schermo (Junior Cally compreso).

Pensiero peraltro, ahimé, non da tutte le donne rigettato, dato che, sempre di più ogni tipo di schermo fornisce in ogni dove veline, letterine, ombrelline, olgettine, fidanzatine, tiktoker, instagrammer, youtuber... bellissime o aspiranti tali (comunque seducentissime).
Quindi, di che cosa stiamo parlando?

Forse in Italia la banalità con cui ci si avventa contro atteggiamenti e costumi sessisti e oggettivamente riprovevoli è grave (quasi) tanto quanto l’atto in sè. Vengono estrapolati per l’indignazione di massa singoli episodi, senza però mai un approfondimento, un giudizio complessivo, un allargamento dello sguardo da cui far partire un cambiamento effettivo. Così ci si ferma all’infelice e assurda uscita di Amadeus, botte da orbi per qualche giorno e poi tutto continua come sempre con le solite bellissime e bravissime. E’ davvero la banalità del male come diceva Hannah Arendt:

“L’unica e più peculiare qualità umana: la capacità di pensare.
Senza di questa non si può essere più capaci di azioni morali”.

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