Una figlia come te

Il mio primo diario online l’ho chiuso tre anni fa. Allora vivevo a Boston, andavo a correre lungo il Charles River e bevevo cappuccini di soia da Starbucks. Incinta di sette mesi, a 32 anni sono tornata al computer per raccontare un’altra storia. Quella di un pancione desiderato e inaspettato, che con un marito (quasi) perfetto, tra sensi di colpa e desiderio di cambiamento (e in astinenza dal prosciutto crudo) si mise alla ricerca dell’istinto materno. Che non è mai scontato.Perché questo titolo? Facile. Quando ero piccola la minaccia più ricorrente di mia madre era che in futuro avrei meritato “una figlia come me”. Si avvererà la profezia? Difficile da dire visto che, tanto per cominciare, aspetto un maschietto.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook