Geopolitica e vacanze, ecco come il terrorismo sta ridisegnando la mappa del turismo globale

Paesi in calo e nuove rotte per il 2016. Si aspetta il boom di Cuba, Myammar e Iran, mentre il Maghreb è ovviamente in calo. E in Italia c’è l’incognita Salento

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JEWEL SAMAD/Getty

10 Marzo Mar 2016 0646 10 marzo 2016 10 Marzo 2016 - 06:46

L'industria dei viaggi e del turismo si sa non dorme mai. Nemmeno in un mondo così instabile, spaventato dalla minaccia terroristica. Negli ultimi anni però la mappa dei posti in cui andare in vacanza si è un po' ristretta, soprattutto per noi occidentali, proprio a causa delle nuove crisi politiche e sociali oltre che umanitarie che ci riguardano.

Nuovi scenari di guerra, nuove minacce di instabilità creano allarmi e insicurezze che modificano nel giro di pochi mesi le mappe e le destinazioni turistiche. Così gli operatori del settore creano a “misura di geopolitica” nuove rotte. Perché, nonostante le crisi politiche - secondo i dati dell'UNWTO, l'organizzazione turistica mondiale che ha sede a Madrid - i turisti sono cresciuti del 4,4% nel 2015 per arrivare alla cifra di 1 miliardo e 184 milioni di persone. Di questi, 50 milioni di turisti l'anno scorso hanno viaggiato verso destinazioni internazionali. Eh sì, è proprio l'industria più importante se consideriamo che il 2015 ha segnato il sesto anno consecutivo di crescita dopo la crisi del 2010.

Nonostante le crisi politiche - secondo i dati dell'UNWTO, l'organizzazione turistica mondiale che ha sede a Madrid - i turisti sono cresciuti del 4,4% nel 2015 per arrivare alla cifra di 1 miliardo e 184 milioni di persone

Gli ultimi mesi sono stati funestati dagli attentati di Parigi, una meta da sempre al top dei trend del turismo mondiale vuoi perché è la città dell'amore, vuoi per un'offerta culturale senza pari che è cresciuta con gli anni e con il cambiamento dei gusti, fin dalla prima esposizione universale.
La guerra in Siria e i numerosi attori in gioco hanno moltiplicato la fluidità della situazione, la crisi dei rifugiati arrivata col suo carico di dolore e di problemi pratici prima in Italia, poi in Grecia e lungo le nuove rotte balcaniche ha ridisegnato i confini della nuova Europa. Anzi l'Europa pensata dai fondatori non esiste più, se i muri ricreano i fantasmi di vecchie cortine arrugginite.
L'Italia è al centro di questo Mediterraneo in fiamme e se negli ultimi anni - complice la crisi in Grecia e i prezzi proibitivi per raggiungere la Sardegna - un'ondata di turisti si è riversata sulle coste del Salento quest'anno la situazione delicata sul fronte migranti spaventa un po' gli operatori turistici. Si parla infatti di una possibile nuova rotta pugliese per raggiungere l'Europa che potrebbe intaccare i numeri più che positivi del turismo nel tacco d'Italia.

Turchia, Egitto, Tunisia

Nell'industria del turismo la geopolitica gioca un ruolo da protagonista. Sono da poco rientrati a casa dalla Libia i due tecnici italiani Calcagno e Pollicardo liberati dopo mesi di prigionia, gli altri due colleghi Failla e Piano invece non ce l'hanno fatta. Certo in Libia, Paese bellissimo e affascinante, non ci si va in vacanza e forse nemmeno si riuscirà a creare un governo di coalizione. Ma oltre a tenere d'occhio i prezzi del carburante - che è vero si sono abbassati e questo ha favorito molte tratte nel 2015 - sono cruciali anche i confini porosi dell'ex colonia italiana. Daesh, il sedicente Stato islamico, e gli altri attori che competono per le zone di influenza rendono incerto anche tutto il Maghreb. L'Egitto per esempio, già governato col pugno di ferro dal generale Al Sisi, già provato dalla crisi in questi ultimi anni dopo la rivoluzione con la loro maggiore industria cioè il turismo a pezzi, con gli attentati nel Sinai contro i turisti e con la brutta vicenda del nostro connazionale Giulio Regeni, picchiato, torturato e ucciso perderà ancora molto in termini di industria turistica nel 2016.

In turchia egli ultimi tre anni il turismo è cresciuto tantissimo, è il quarto paese di destinazione in Europa.

Un Paese, anche questo, a noi molto vicino e molto frequentato negli anni passati è la Turchia. Negli ultimi tre anni il turismo è cresciuto tantissimo, è il quarto paese di destinazione in Europa. Paese Nato, che ha avviato i negoziati per l'ingresso nell'Unione Europea sin dal 2005, quando il governo Erdogan era visto come un modello dalla maggior parte degli analisti anche per altri paesi nell'area e che oggi si trova a dover gestire l'ondata dei rifugiati dalla guerra siriana con i soldi dell'Ue ma che ha molti problemi interni. A cominciare da quelli con la stampa e col numero di giornalisti oppositori nelle carceri turche.
Lo scorso 26 febbraio Can Dundar ed Erdem Gul, due giornalisti del quotidiano di opposizione turca Cumhuriyet, dopo tre mesi di carcere con l'accusa di spionaggio, divulgazione di segreti di stato e tentativo di colpo di Stato in Turchia, sono stati liberati all'indomani di una "storica" decisione della Corte costituzionale. Pochi giorni fa il principale giornale dell'opposizione Zaman è stato commissariato dalle autorità con l'accusa di "propaganda terroristica" a favore del presunto "stato parallelo" creato dal magnate e imam Fethullah Gulen, alleato storico diventato poi nemico giurato del presidente Erdogan.
Se aggiungiamo che nel sud est dell'Anatolia la spinosa “questione curda” è tutt'altro che risolta con coprifuoco in diverse città e il centro storico di Diyarbakir (Amed per i curdi, ufficiosamente la loro capitale ndr) da poco diventato patrimonio dell'Unesco con le sue maestose mura di basalto nero è stato raso al suolo, be' diciamo che la Lonely Planet va aggiornata. Secondo i dati rilasciati dall'ente statistico Türkstat i ricavi del settore sono diminuiti dell'8,3% e, tra settembre e dicembre 2015, del 14,3%. Sul fronte degli arrivi internazionali siamo a -7,29% in dicembre rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Quanto alla Tunisia, meta molto amata da italiani, francesi e britannici - e che si stava lentamente riprendendo dopo l'instabilità seguita alla rivoluzione dei gelsomini - con l'attentato al Museo del Bardo di Tunisi e l'attentato sulla spiaggia di Sousse a giugno scorso soffrirà ancora molto.

Nel 2015 Cuba ha superato i record di arrivi internazionali con oltre tre milioni e mezzo di turisti e un incremento del 17,4% secondo la Oficina Nacional de Estadìsticas e Información

Cuba, Iran, Myanmar

Passiamo invece alle “nuove rotte”. Cuba, l'isola della rivoluzione che - grazie ai buoni uffici di Papa Francesco - e con Obama ansioso di lasciare un segno dato che il mandato è agli sgoccioli (compirà una storica visita il 21 e 22 marzo prossimi, ndr) sarà tra le mete più gettonate dei prossimi anni. Nel 2015 l'isola ha superato i record di arrivi internazionali con oltre tre milioni e mezzo di turisti e un incremento del 17,4% secondo la Oficina Nacional de Estadìsticas e Información. Dopo gli accordi bilaterali tra Usa e l'isola caraibica, il flusso turistico aumenterà notevolmente anche quest'anno.

Veniamo all'Iran che, dopo il restringimento delle sanzioni e la storica visita di Rohani in Italia e dopo le elezioni che hanno premiato il fronte moderato, il Paese è pronto ad accogliere i turisti più agevolmente. Ci sono mete naturalistiche da sogno, tesori culturali straordinari e l'Italia è il secondo partner commerciale dopo la Germania, perciò i tour operator sono già al lavoro perché prevedono sarà un anno ricco di soddisfazioni.
Sul fronte asiatico la meta del 2016 è la Birmania, il Myanmar, paese che dopo oltre cinquant'anni di dittatura militare si sta aprendo lentamente. La vittoria di Aung San Suu Kyi, storica leader birmana a lungo agli arresti domiciliari, ha determinato molti cambiamenti e, seppur con i problemi interni legati alle minoranze culturali, il Paese ha conosciuto un vero e proprio boom di presenze. Se qualche anno fa si parlava di centinaia di migliaia di visitatori, nel 2015 le presenze hanno superato i quattro milioni.

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