Pontida

Secessionisti e patrioti, padani e “terroni”: la nuova Lega di Salvini è una maionese impazzita

Salvini ha un problema: «Se-ces-sio-ne» e partite di Burraco, saluti romani e tricolori mutilati. «Padania libera» e felpe di Frosinone, fascisti, complottisti e nostalgici dell'ampolla. Pontida 2016 è lo specchio della nuova Lega Nord a 20 anni dalla dichiarazione d'indipendenza

Lega Terrona

Francesco Floris/Linkiesta

20 Settembre Set 2016 1132 20 settembre 2016 20 Settembre 2016 - 11:32

«Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!» gridano a squarciagola i giovani padani mentre il parcheggio si riempie di furgoncini targati centro Italia. Sono partiti a mezzanotte per arrivare alle 6 del mattino. «La nostra prima volta a Pontida» ci dice Carla che però vota Lega Nord da anni. Provenienza geografica? «Semo de Viterbo». Provenienza politica? «Destra. Destra sociale». Alleanza Nazionale? Polverini? MSI? «Fai pure CasaPound», sorride, mente il marito organizza con amici «partite di Burraco per il prossimo weekend» ed estrae fiero dal portabagagli pile di t-shirt “Noi con Salvini” che, nel nuovo Carroccio a corso salviniano, hanno sostituito corna e ampolle d'acqua.

Il motivo per essere a Pontida? «L'invasione in atto in Italia» e quindi niente di meglio che fare colazione nel primo bar del paese, gestito da una coppia di cinesi, mentre dai treni che arrivano in stazione scendono decine di immigrati – tutti di origine africana. Non per il raduno leghista ma perché a Pontida e dintorni ci abitano.

«Semo de Viterbo». I nuovi leghisti laziali a Pontida, fra CasaPound e partite di Burraco

«Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!» intonano i veneti mentre marciano verso il tendone capeggiati dal coordinatore Domencini - “il gigante buono” come lo hanno soprannominato i compagni di partito. Sono i più rumorosi, guasconi e pittoreschi fra la gioventù salviniana. E fa specie vedere fotografi e televisioni che non se li filano nemmeno di striscio. Perché la vera attrazione sono le due ragazze, more e carnagione scura, con indosso felpe che recitano la scritta “FROSINONE” in caratteri da Autogrill. Le ha volute qua direttamente Salvini che posa con loro per i giornalisti. Il “colore” di Pontida sta cambiando.

Ma c'è chi non si arrende: «Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!» è il sottofondo ritmato mentre i vertici e i dirigenti del movimento fondato da Umberto Bossi provano a cambiare argomento. «La vera secessione è quella dall'Europa perché è lei che ci toglie la libertà» prova a scaldare gli animi in serata Roberto Calderoli. «Due ragazze di Catania mi hanno chiesto di non lasciarle sole» incalza ancora Salvini. Strappano applausi. Di circostanza, perché che nella pancia del partito qualcosa non funzioni lo si vede dai piccoli gesti nascosti. In tarda serata è il momento del dj set, Salvini spilla birre e mette i dischi, tutti sembrano divertirsi. Tranne che per un dettaglio. Mentre parte la versione remixata da Gabry Ponte di “Geordie” due ragazzi, che un attimo prima parlavano del licenziamento di Paolo Di Canio da Sky per via del tatuaggio sul braccio con scritto “Dux”, alzano loro il braccio. A mo' di saluto romano. Alle loro spalle più di uno sguardo di disappunto e fastidio. Due ore dopo si fa sentire la vecchia guardia leghista: «Il 25 aprile è nata una p******» che fa rima con Repubblica Italiana. E il tricolore non fa una bella fine.

«Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!» ma i fotografi inseguono le ragazze con le felpe di “Frosinone”. E ora Salvini deve tenere insieme chi fa il saluto romano con chi sfregia il tricolore

Fra i due estremi c'è la terza via: «Fascista mai, mio padre e mia madre votavano Rifondazione» racconta un venticinquenne di Bresso, con felpa della Martesana, che lavora nella sicurezza nei supermercati. Ha una teoria interessante, abbastanza eretica nelle fila del movimento: «Il razzismo e la xenofobia servono ad attrarre voti. una volta fatto questo ci si può dare una ripulita».

«Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!». C'è chi prende alla lettera il concetto di dividere l'Italia. Niente aforismi di Gianfranco Miglio, il giurista che ha ispirato le idee federaliste. Niente macro-aree, macro-regioni o quant'altro. Spuntano direttamente le bandiere della Repubblica Marinara di Pisa sferzate in aria da due donne – c'è vita sotto il Po. Oppure Franco che si è accorto delle storture dell'Euro ben prima della crisi economica e mostra la sua creazione monetaria: ha coniato nel 2005 la “MP”, Moneta del Popolo. Sulla filigrana si può leggere una poesia e il corso legale della valuta è limitato alla sola Lombardia Federale – a suo dire.

Sono i più navigati, invece, ad aver maturato un certo senso di «pragmatismo», come lo definisce Piergiorgio. Montanaro, baffuto e compagno di bevute. «Gli slogan non mi scaldano più il cuore» spiega appoggiato al bancone fissando impassibile le generazioni di leghisti successive alla sua. «Un terrone, per me, resta un terrone ma non in senso dispregiativo. Il vero e unico problema è l'Islam». Il terrorismo? La sicurezza? «Ma figurati» risponde «quella è tutta roba dove c'entrano i servizi segreti che sanno anche che io e te siamo qua». «Il problema è la cultura e la religione: sono stato in Kosovo vent'anni fa, come volontario, e ti posso giurare che gli uomini musulmani facevano i loro escrementi fuori dalla tende, per terra. E al mattino le donne a pulire. Se è la loro cultura mi va bene, ma qui non possiamo accettarlo». Ne ha anche per profughi e migranti: dopo aver messo in dubbio la veridicità della guerra in Siria corregge il tiro: «Cosa scappi a fare dalla guerra? Che uomo sei se fuggi e non combatti?».

Il grande paradosso della Lega? I nostalgici sono i più giovani. La vecchia guardia è pragmatica e complottista: «L'unico problema è l'Islam ma non per il terrorismo. Quella è tutta roba dei servizi segreti»

«Se-ces-sio-ne! Se-ces-sio-ne!». Fino a tarda notte, tardissima – prima mattina – sotto la pioggia che infanga il pratone di Pontida, anche quando le ragazze più giovani mostrano palese disturbo e provano a virare su argomenti di conversazione da teenager. Niente da fare. Per paradosso, i nostalgici della secessione sono i più giovani. Lo si vede anche dai manifesti: dietro al palco, dove alla domenica parlano i leader del Carroccio, svetta la scritta “C'è chi di NO” – riferimento al referendum costituzionale. Dietro a quello del congresso dei giovani padani una leggera variazione: “C'è chi dice NOrd”.

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