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Appendino, trasparenza zero e tanta aria fritta: la rivoluzione a Torino può attendere

Passato il giro di boa dei cento giorni, sotto le 300 delibere c’è poca sostanza. E il buco più importante riguarda la mancanza di trasparenza nelle nomine dei vertici delle partecipate, sulla quale la sindaca si era impegnata

Appendino

(Getty Images/MARCO BERTORELLO/Stringer)

12 Ottobre Ott 2016 0830 12 ottobre 2016 12 Ottobre 2016 - 08:30

“L’alternativa è Chiara”, c’era scritto sui manifesti della sindaca di Torino in campagna elettorale. E mentre la collega Virginia Raggi da Roma sgomita tra assessori mancati e indagati, Chiara Appendino annuncia cambiamenti, stringe mani a Dubai in cerca di investitori, apre tavoli di discussione con i sostenitori della Tav. Ma della rivoluzione ancora non c’è traccia. Anzi, la sindaca studia, ascolta, attende, ma decide poco. E forse per questo – per il momento – piace (quasi) a tutti (salvo per il fatto di non aver ottenuto la maggioranza nel consiglio della città metropolitana). Non solo ai torinesi. Non solo a Beppe Grillo, che l’ha promossa nel raduno dei Cinquestelle. Ma anche al presidente Pd della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che con la sindaca sabauda va così d’accordo da essere stato ribattezzato “Chiappendino” dal quotidiano Lo Spiffero. Nel frattempo, però, sotto il record (rispetto alla collega romana) di 300 delibere approvate dalla giunta in poco più di cento giorni, l’“alternativa” non si vede. Anzi.

NOMINE
Primo buco: la trasparenza nelle nomine
. La campagna “Sai chi voti” di Riparte il futuro, alla quale la sindaca aveva aderito, aveva fissato ai cento giorni dall’insediamento la scadenza dell’approvazione delle audizioni pubbliche per l’affidamento degli incarichi nelle società partecipate. Da Torino, lo staff della Appendino aveva assicurato che entro settembre sarebbe stata messa ai voti in giunta la nuova procedura di selezione pubblica. E invece la rappresentante del Comune nella potente Compagnia di San Paolo, Valeria Cappellato, è stata scelta in maniera tutt’altro che trasparente e partecipata (mentre Francesco Profumo, di cui la sindaca aveva chiesto le dimissioni appena eletta, siede ancora sulla poltrona della presidenza).

E anche Lorenzo Bagnacani, il nuovo presidente di Amiat, la partecipata che si occupa della gestione dei rifiuti, è stato designato dalla giunta tra 115 curriculum, ma senza un’audizione pubblica come promesso. D’altronde i torinesi lo conoscevano già, visto che dal 2013 ha ricoperto incarichi apicali nella multiutility del comune, oltre ad aver lavorato per il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Una scelta di continuità, tutt’altro che rivoluzionaria. Così come ha colpito la nomina di Renato Boero alla presidenza di Trm, la società che gestisce l’inceneritore di Gerbido. Un ingegnere tutt’altro che ambientalista – «gli inceneritori sono necessari e inquinano poco», ha detto – che aveva inviato la sua candidatura quando a Palazzo Civico c’era ancora Piero Fassino. Lontano anni luce dalle battaglie grilline per la “strategia dei rifiuti zero”. D’altro canto Chiara Appendino nel suo programma non aveva mica scritto di voler chiudere l’inceneritore, ma solo di fare «la sua parte per trovare una valida alternativa».

Lo staff della Appendino aveva assicurato che entro settembre sarebbe stata messa ai voti in giunta la nuova procedura di selezione tramite audizione pubblica. E invece la rappresentante del Comune nella potente Compagnia di San Paolo, Valeria Cappellato, è stata scelta in maniera tutt’altro che trasparente e partecipata

ACQUA PUBBLICA
Disatteso invece il programma di governo sulla trasformazione della Smat, la società che gestisce le acque, in un’azienda di diritto pubblico partecipata dai cittadini. Al momento la Smat è rimasta tale e quale al passato, e con una mozione la giunta le ha riaffidato la gestione delle acque. Anzi, per risanare i buchi d bilancio, il consiglio comunale ha dato il via all’acquisto di 31mila azioni proprie detenute dalla Fct Holding Spa, chiedendo di attingere alle riserve dell’azienda più di quanto aveva fatto Fassino.

TAV, METROPOLITANA E MOBILITÀ DOLCE
Resta la spinosa questione Tav. Come sindaco, la Appendino non può bloccare la Tav. E in attesa che decida se uscire o meno dall’Osservatorio come più volte ha annunciato, intanto ha sfrattato gli uffici dai palazzi comunali. E l’11ottobre, anche per dare un segnale al movimento No Tav, ha nominato un contro-osservatorio di esperti come consulenti ufficiali della città per valutare i cantieri ed eventualmente ostacolarli. Sempre dopo che, come un gioco di pedine, aveva piazzato uno storico esponente dei No Tav, Fabio Versaci, alla presidenza del Consiglio comunale. Lo stesso che a luglio ha espresso però solidarietà alle forze dell’ordine di Chiomonte.

Nel programma della sindaca c’era scritto: «Ribadire la contrarietà della Città alla realizzazione della linea TAV Torino-Lione». Ma, a inizio settembre, quando la Appendino ha incontrato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a Roma, ha raccontato di non aver parlato di alta velocità (ma come? si sono chiesti tutti). E anzi, ha annunciato l’avvio di un «dibattito per sentire le voci del sì e del no, consapevole che un sindaco non può fermare un’opera».

A sentire l’Appendino, con Delrio avrebbero parlato invece del tunnel di Corso Grosseto e della linea 2 della metropolitana. Quella che era stata definita un «bluff» in campagna elettorale dall’attuale assessore all’Urbanistica Guido Montanari. La realtà è che il bando è andato avanti in continuità con quello della precedente giunta. E l’assessora ai Trasporti Maria Lapietra ha detto senza alcune incertezza: «Vogliamo la linea 2 della metropolitana». Anche perché da Roma sono stati stanziati già dieci milioni di euro.

La «mobilità dolce» del programma (che aveva fatto sorridere qualcuno) può aspettare, se non fosse per l’annunciata sperimentazione della velocità massima di 20 chilometri all’ora nelle carreggiate secondarie dei grandi viali cittadini. Intanto il terminal dei bus di lunga percorrenza, finora a pochi passi dalla metropolitana e dalla stazione di Porta Susa, è stato spostato all’estrema periferia Nord della città anche perché in zona ci sono più parcheggi per le auto. Non solo. Se l’obiettivo dichiarato era quello di disincentivare l’uso delle macchine, i cittadini non riescono a spiegarsi il perché dell’ipotesi dei tagli alle linee serali di bus e tram (un passaggio ogni 30 minuti per la maggior parte delle linee) e lo stop alle corse alle 23. Senza dimenticare che per ridurre il traffico cittadino l’Agenzia per la mobilità di Torino ha pensato di abolire le fermate dei bus che distano meno di 300 metri l’uno dall’altra.

Un passo indietro, rispetto all’opposizione iniziale, la sindaca l’ha fatto pure sul tanto dibattuto Parco della Salute. Dopo il no in campagna elettorale e le liti a distanza con la ministra Maria Elena Boschi, alla fine è arrivato il sì grazie all’intercessione chiarificatrice di Sergio Chiamparino. Soprattutto per non perdere i 250 milioni già sbloccati dal governo. Cose che farebbero arrossire la Raggi.

La «mobilità dolce» del programma può aspettare, se non fosse per l’annunciata sperimentazione della velocità massima di 20 chilometri all’ora nelle carreggiate secondarie dei grandi viali cittadini

L’ADDIO AL SALONE DEL LIBRO
Al contrario della collega di Roma, attaccata da ogni parte per aver detto no alle Olimpiadi, Chiara Appendino è uscita invece indenne anche dalla perdita del Salone del libro di Torino. Apparendo vittoriosa solo perché, grazie alla collaborazione (ancora una volta) con Chiamparino, è riuscita a strappare uno sconto del 50% sull’affitto del Lingotto. E intanto i grandi editori hanno traslocato a Milano.

POCHE DECISIONI CONCRETE
Per il resto quello che tutti a Torino lamentano è la mancanza di decisioni. Tanti tavoli aperti, ma pochi fatti concreti nelle 300 delibere approvate. La maggior parte delle quali sono delibere di proroga o revoche della giunta precedente. Spicca solo la decisione sacrosanta di tagliare staff e dirigenti. Oltre che il via libera al piano da 18 milioni di euro per scuole, strade e periferie. Con soldi che però arriveranno dal governo. Per l’invasione delle alghe nel Po, invece, non è bastata la pulizia fai da te “a mano” della sindaca. Tante belle fotografie, ma poi le alghe sono ricresciute. E il comune è dovuto intervenire con una “macchina mangia alghe” che costa 20mila euro per due giorni di attività.

E per quanto riguarda i conti malandati del Comune, in attesa di modificare il piano della giunta Fassino, la giunta cosa ha fatto? Il 23 settembre è stato deciso di bloccare le spese comunali per 45 giorni. Vengono pagati gli stipendi dei dipendenti e poche altre cose. Per il resto tutto fermo.

Ma c’è una scadenza che la sindaca non può ignorare. Il servizio di trasporto disabili a Torino è garantito solo fino a metà ottobre. Poi i soldi finiranno, dopo che anche lo Scuolabus per gli studenti torinesi con handicap è partito con due settimane di ritardo perché non c’erano sufficienti coperture.

In attesa di modificare il piano della giunta Fassino, la giunta cosa ha fatto? Il 23 settembre è stato deciso di bloccare le spese comunali per 45 giorni. Tutto fermo

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