Nudi alla meta, fare naturismo sulle spiagge italiane è sempre più difficile

Paradossi: la depenalizzazione del reato di atti contrari alla pubblica decenza colpisce il fenomeno con nuove multe e pregiudizi. Ora chi si spoglia in spiaggia rischia una sanzione di almeno 5mila euro. Così il turismo perde un miliardo l’anno. «Siamo 500mila italiani, anche Galileo era come noi»

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26 Agosto Ago 2017 0830 26 agosto 2017 26 Agosto 2017 - 08:30

Prima sono stati fermati dalla polizia sul bagnasciuga, poi sanzionati con una multa da cinquemila euro. È finita così l’amara vacanza di cinque turisti italiani, colpevoli di aver confuso spiaggia ed essersi denudati nel posto sbagliato. La vicenda è accaduta qualche giorno fa nella località toscana di Castagneto Carducci. E adesso il tentativo di tintarella integrale degli sfortunati villeggianti rischia di diventare un caso nazionale. La vicenda è già arrivata in Parlamento, dove alcuni deputati hanno presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia. Intanto le associazioni naturiste denunciano il paradosso. Dopo la depenalizzazione del reato di atti contrari alla pubblica decenza - recentemente trasformato in illecito amministrativo - la vita dei nudisti è sempre più dura. Se prima il fenomeno era ampiamente tollerato, adesso chi si sfila il costume in spiaggia rischia di pagare una multa fino a 10mila euro.

Nudi alla meta, nonostante i pregiudizi. Dietro al caso di cronaca si nasconde un fenomeno ampiamente esteso. In tutto il Paese esistono una decina di associazioni a tutela del naturismo che contano circa 6mila iscritti. Ma gli italiani che amano vivere in pieno contatto con la natura sono molti di più. Almeno 500mila persone, secondo alcune stime. «E secondo me sono ancora più numerosi» racconta Giuseppe Isacchi, ex banchiere, oggi pensionato e vicepresidente dell’Associazione naturista italiana. Di fronte a tanta richiesta, i luoghi per potersi mettere a nudo sono effettivamente pochi. Su oltre 7mila chilometri di coste, le spiagge naturiste ufficialmente autorizzate nel nostro Paese sono solo cinque. Capocotta sul litorale laziale, Marina di Camerota in Campania, il lido di Morge in Abruzzo. In Toscana ci sono due tratti di litorale aperti a chi ama spogliarsi: la spiaggia degli Acquarilli sull’isola d’Elba e il nido dell’Aquila nel livornese. A questi si aggiungono su e giù per la Penisola una decina di centri naturisti ufficiali e certificati dall’omonima Federazione Italiana.

«Non facciamo male a nessuno e rispettiamo tutti» racconta il vicepresidente dell’associazione naturista italiana, ex banchiere in pensione. «Giovani, anziani, magri, grassi, belli e brutti, per noi è una cosa naturale». Tutti uniti da una comune scelta di vita. «L’aver capito la bellezza di fare il bagno al mare nudi, o sempre nudi fare una passeggiata nel bosco»

Il naturismo è una realtà forse poco conosciuta, ma diffusa. Nulla a che vedere con la pornografia, è evidente. «È un modo di vivere in armonia con la Natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, con lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente», spiega il sito dell’associazione di Isacchi. «Non facciamo male a nessuno e rispettiamo tutti» racconta lui. «Giovani, anziani, magri, grassi, belli e brutti, per noi è una cosa naturale». Tutti uniti da una comune scelta di vita. «L’aver capito - si legge ancora - la bellezza di fare il bagno al mare nudi, o sempre nudi fare una passeggiata nel bosco». Un fenomeno radicato e antico. Tra i padri del naturismo l’associazione cita lo stesso Galileo Galilei, antesignano del movimento. La conferma sarebbe in un poemetto composto intorno al 1590, quando il padre della scienza moderna, poco più che ventennte, era professore di matematica all’Università di Pisa.

Mai regolamentato, in Italia il naturismo è sempre stato tollerato. Al di fuori dei lidi ufficialmente autorizzati, in tutta la Penisola sono sempre esistite spiagge dove il fenomeno era quantomeno ammesso. Poco più di un anno fa la legge è cambiata. Con l’obiettivo di ridurre il carico di lavoro nei tribunali, il decreto legislativo 8 del 2016 ha depenalizzato e trasformato in illeciti amministrativi alcuni reati considerati di minor allarme sociale. Tra le fattispecie interessate c’è quella che riguarda gli atti contrari alla pubblica decenza, contenuta nell’articolo 726 del codice penale e spesso utilizzata proprio nei casi di naturismo. Fino ad allora senza grandi conseguenze per i responsabili. «Ricevuta la notizia del reato - si legge in un’interrogazione presentata a Montecitorio dal Pd Luigi Lacquaniti - il pubblico ministero spesso, se il fatto avveniva in una zona pacificamente dedita a naturismi, pur non regolamentato, richiedeva al giudice l’archiviazione». Una consuetudine giustificata anche da alcune sentenze della Corte di Cassazione (ultima la n.3557 del 2000) che hanno stabilito come la pratica del naturismo non possa essere in alcun modo considerata indecente, se svolta in spiagge riservate o frequentata da altre persone con la stessa attitudine.

Le associazioni naturiste denunciano il paradosso. Dopo la depenalizzazione del reato di atti contrari alla pubblica decenza - recentemente trasformato in illecito amministrativo - la vita dei nudisti è sempre più dura. Se prima il fenomeno era ampiamente tollerato, adesso chi decide di sfilarsi il costume in spiaggia rischia di pagare una multa da almeno 5mila euro

Adesso la depenalizzazione della norma cambia tutto. Un vero paradosso. Aumentano sanzioni e pregiudizi per i naturisti, il motivo lo spiega bene Lacquaniti nella sua interrogazione: «Ora, con la trasformazione in illecito amministrativo, che scatta automaticamente, oltre ad aver considerevolmente alzato la sanzione pecuniaria e reso più difficile per chi è colpito dalla sanzione opporvisi, l’ente che irroga la sanzione è il comune, con tutto l’interesse, per “fare cassa”, a non archiviare la posizione, tramutando in questo modo la depenalizzazione in una beffa». Via così alle multe da 5mila euro. Ridotte a 3.300 per chi paga entro i primi giorni, come nel caso dei turisti fermati a Castagneto Carducci. In attesa di nuovi decreti correttivi o integrativi - possibili entro 18 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento - i naturisti italiani si trovano di fronte a nuovi ostacoli.

Nel frattempo il Paese ancora attende una legge che regolamenti il fenomeno. E se quattro regioni hanno già approvato qualche intervento, in Parlamento il naturismo continua a essere un tabù. È un problema etico, forse. Che intacca la libertà di ciascuno. Ma è sicuramente anche una questione economica. Si stima che in tutta Europa ci siano almeno 20 milioni di praticanti. Intere famiglie che rinunciano a fare le vacanze in Italia per andare nelle più ospitali spiagge per nudisti di Francia e Croazia. Un giro di denaro importante. «Nella sola Francia - si legge nel documento depositato a Montecitorio - viene valutato circa un 20 per cento del turismo estivo». Una cifra? Il deputato democrat calcola che la sola presenza di due milioni di naturisti stranieri durante i mesi estivi potrebbe portare in Italia un giro d’affari di almeno un miliardo di euro l’anno. Le associazioni naturiste corrono ai ripari. La maximulta da 16mila euro per i cinque turisti di Castagneto Carducci non è la prima. Isacchi ricorda il caso recente di un gruppo di nudisti allontanati e sanzionati nella spiaggia di Campomarino di Maruggio, in Puglia. E questo nonostante il tratto di costa fosse da tempo frequentato dagli amanti dell’abbronzatura integrale. Costituito un apposito fondo, l’Associazione Naturista Italiana ha deciso di assistere con i propri legali due dei villeggianti fermati in Toscana. In questi giorni è stato presentato il primo ricorso al prefetto. «In caso di mancato annullamento della multa - insiste il vicepresidente dell’Anita - siamo pronti a ricorrere al giudice di pace».

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