Il federalismo visto da Gemonio

Il federalismo visto da Gemonio

Le lunghe attese stimolano la retorica. E per il gran giorno del federalismo, neanche la mitologia celtica basta più. Quella romana proprio non la si può scomodare. Bisogna allora ricorrere all’Antica Grecia: «I leghisti sono come Atene e Sparta. Magari fra di noi ci facciamo la guerra, ma quando i persiani ci attaccano, ci uniamo nella lotta. E di “persiani” contrari alla riforma federale ne stanno arrivando a frotte, ora che siamo al dunque». Stefano Candiani è il segretario provinciale della Lega Nord di Varese, dove tutto ebbe inizio. E se lui pesca nei ricordi del liceo, altri attingono addirittura alla Bibbia: «Speriamo di non fare come Mosè, ora che siamo alle soglie della terra promessa…».
Nel clima da notte prima degli esami, via Bellerio ha «consigliato» a tutte le sezioni sul territorio il silenzio totale. Meno si chiacchiera e meglio è, in attesa del voto decisivo. «Però la posizione di Maroni (“tutti a casa se l’obiettivo dovesse fallire”) è sacrosanta», si sbilancia Candiani. «Non si può più allungare il brodo. Non si può proseguire con la messinscena. Siamo a un punto di non ritorno. Un momento come questo quando ricapita? Il rischio è che si faccia scempio del lavoro di anni».

Anche a Gemonio, casa di Umberto Bossi e capitale emotiva della Padania, la riunione settimanale è saltata. I militanti (tredici, con due nuovi immigrati dalla vicina Besozzo) si ritrovano di solito al lunedì. In sede (è quella della bomba carta del 29 dicembre scorso) passa spesso uno dei figli del Senatùr, il ventenne Roberto Libertà. E anche il padre si ferma ogni tanto, a notte alta, quando torna dalle cene di Arcore. «Il capo adesso sta zitto», ammonisce Candiani. «E il silenzio di Bossi non va mai preso sottogamba. È simbolico. Vuol dire che la Lega si prepara». A cosa? «Speriamo a festeggiare…».

Il partito non vuole ammettere le durissime tensioni della vigilia. E a Varese città ha anche predisposto una specie di coprifuoco padano in vista della possibile visita della troupe di Annozero, la trasmissione di Santoro, per delle registrazioni. «Non ci stiamo a farla buttare sul bunga bunga». E così: riunione del martedì in sede annullata, militanti e simpatizzanti avvertiti via email di starsene a casa. «Solo persone strutturate possono tener botta a certe strumentalizzazioni. Se vengono, troveranno in piazza solo Candiani, il sindaco Attilio Fontana, il presidente del consiglio comunale Sergio Ghiringhelli. Politici in grado di replicare punto su punto».

Resta solo la Premiata Pizzeria della Motta, luogo storico di riunioni leghiste a tavola (e sede del matrimonio del primo figlio di Bossi), per conoscere un po’ di umori.
A cena col segretario Candiani (è anche sindaco di Tradate e imprenditore nel campo dello stampaggio di materie plastiche) ci sono quasi tutti i rappresentanti del Nord Varesotto, «il nord del Nord del Nord. Quasi Svizzera, insomma», dicono orgogliosi. C’è Sergio Ghiringhelli. E ci sono il consigliere provinciale Roberto Morselli e un po’ di leghisti di Luino, di Laveno, di Montegrino Valtravaglia, delle comunità montane…
Ma è Candiani a tener banco: «Se il federalismo non diventasse realtà, non sarebbe la Lega a spingere per la secessione, ma il popolo a farla. O almeno: la gente farebbe di sicuro la secessione dalla politica. E poi basta parlare di fortuna o sfortuna, di “aiutare le regioni più sfortunate del Sud”. Sfortuna è un terremoto, un maremoto… Non l’economia. Non il lavoro. Il lavoro è fatto dal sacrificio. Qui siamo abituati a soffrire e a produrre reddito. Se nel Sud le condizioni economiche sono quelle che sono, non è questione di sfortuna. E non lo è neanche la raccolta differenziata».

Insomma, nell’ansia della Lega alla vigilia del federalismo, per sapere qualcosa non resta che andare a mangiare una pizza napoletana, sotto la scritta in dialetto Se füma no – vietato fumare – e tendere l’orecchio in ordine sparso, tra le voci che si accavallano:
«Vogliono festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia? Sfruttiamo l’anniversario per salvare il Paese. Così com’è, tanto, non può andare avanti». «Le aperture del Pd? Tardive. E poi dicono sempre “Se voi vi staccate da Berlusconi, ve lo diamo noi il federalismo…”. Ma il federalismo non è una cosa che si dà, è una cosa che si prende! Il resto sono solo tattiche elettorali». «Non so se questo è il miglior federalismo possibile, ma a tanti modelli teorici ne preferisco uno realizzato. Basta chiacchiere e discussioni. Facciamo almeno questo». «A Radio Padania telefona gente dicendo di aver paura che col federalismo le tasse aumenteranno…» «Ma no! Voci. Qualcuno fa come quelli che avvelenano i pozzi quando il nemico sta per prendere il castello…». «Io non dimentico che contro il federalismo ha votato solo l’Udc di Casini. E per me resta un tabù pensare a qualsiasi governo con loro»… «Stavolta, o la va o la spacca… Se non ce la facciamo adesso dovremo imbracciare… Sì, insomma… imbracciare la sfida politica». Dolce, caffè e una frase d’incoraggiamento lasciata in sospeso al momento dei saluti: «Questa è l’ultima cena prima del federalismo. Poi si vedrà…».