Dopo 40 anni di sgarbi, Sarko si vendica di Gheddafi

Dopo 40 anni di sgarbi, Sarko si vendica di Gheddafi

La storia ha molto da raccontare sulle relazioni tra la Francia e la Libia di Gheddafi. Quasi sempre Parigi è stata illusa dal Colonnello di poter aver un ruolo importante, quasi sempre i due paesi hanno finito per scontrarsi, politicamente ma anche militarmente. Il ruolo libico nell’area – un vero tentativo egemone dove gli interessi francesi sono storicamente stati molto forti – è sempre stato mal digerito dai francesi.

Tuttavia la storia era cominciata bene. Nel gennaio del 1970, poche settimane dopo che Gheddafi aveva liquidato le basi americane e inglesi presenti sul territorio libico, concesse dal precedente regime di Idris Senussi, la Francia di Georges Pompidou (che aveva da pochi mesi raccolto il testimone da Charles De Gaulle) annunciava di aver chiuso un contratto di vendita a Gheddafi per più di 100 aerei Mirage. Parigi cercava così di colmare il vuoto creatosi dal forzoso ritiro statunitense e britannico. I primi aerei furono consegnati nell’agosto successivo e sorvolarono Tripoli per i festeggiamenti del primo anni della “Rivoluzione Verde” del 1° settembre 1970.

L’Italia non fu affatto felice dell’operazione. Qualche settimana prima, il 21 luglio 1970 Gheddafi aveva decretato la confisca di tutti i beni degli italiani e l’espulsione della nostra comunità composta di 15 mila persone. Aldo Moro, allora ministro degli Esteri, protestò con Parigi. Il Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese, nicchiò: il governo francese riteneva di dover mantenere l’impegno col governo libico di consegnargli quattro tra i Mirages dell’accordo stipulato nel gennaio precedente, così che potessero prendere parte alla parata militare programmata per quei giorni. Moro non fu affatto soddisfatto di questa decisione giungendo a scrivere nella documentazione diplomatica che «il gran parlare» che si faceva a Parigi di cooperazione italo-francese nel Mediterraneo fosse solo mera retorica. All’Italia non avrebbe certamente giovato la partecipazione degli aerei francesi alla parata per celebrare il trionfo che il colonnello Gheddafi si era fatto «se non sulla pelle, certo sulle sostanze e sulle amarezze di molte migliaia di italiani», come dolorosamente fu messo in evidenza dall’ambasciatore Roberto Ducci in quegli stessi giorni.

La storia sembrava volgere il favore alla Francia e alle proprie ambizioni di divenire il referente occidentale del nuovo regime. Non fu così. Gheddafi cominciò un’intensa politica regionale con l’obiettivo di unificare sotto la bandiera del pan-arabismo tutto il nord-africa, ma finì solamente per destabilizzare l’area. Il fallimento dell’integrazione portò a forti tensioni tra Gheddafi e il leader tunisino Bourghiba. Il 26 gennaio del 1980 un commando proveniente dalla Libia si impadronì armi alla mano della città mineraria tunisina di Gafsa, definendosi Armata di Liberazione della Tunisia, alla testa “di un movimento che porterà alla liberazione del paese dalla dittatura del Psd (il partito di Bourghiba) e dalla dominazione neocoloniale”. La minaccia era tanto grave che fu vinta solo grazie all’invio di un corpo di spedizione aero-navale da parte della Francia, dopo una battaglia che fece una cinquantina di morti.

Non sarebbe stato l’ultimo confronto tra francesi e libici. Il disegno egemonico di Gheddafi non era compatibile con gli interessi francesi. Per tutti gli anni settanta un’altra questione aveva opposto Tripoli e Parigi: la guerra civile del Ciad. Proprio nel 1980 tornò ad esplodere la battaglia tra le due fazioni: quella filo-francese e quella filo-libica. Gheddafi inviò le proprie truppe nella striscia di Aouzou, nel nord del Ciad, ricca di rilevanti risorse come l’uranio, mentre i francesi dislocarono in Ciad forze ingenti. Come rilevato da Rosario Priore, il giudice che indagò sulla strage di Ustica e che recentemente ha riaffermato la pista francese nelle responsabilità di abbattimento del nostro aereo (come maldestro tentativo di eliminare Gheddafi), il conflitto in Ciad tra francesi e libici coinvolse anche diversi piloti italiani che parteciparono alle operazioni non solo addestrando le forze libiche ma anche prendendo parte alle missioni operative. Il triangolo conflittuale Francia-Libia-Italia continuava. Di fatto, dietro alle due ex-colonie si giocava la vera partita, quella tra Parigi e Roma.

Le tensioni tra il Colonnello e la Francia proseguirono per tutti gli anni Ottanta fino all’attentato del 1989 contro il Dc-10 della compagnia francese Uta (l’aereo esplose nei cieli del Niger uccidendo 170 persone). Il periodo seguente vide la Libia isolata sul piano internazionale. Le parziali ammissioni di colpa sugli atti terroristici di quegli anni – e il risarcimento alle famiglie delle vittime – hanno permesso a Gheddafi, a cominciare dal 2003, di riallacciare quelle che sembravano relazioni più stabili.

L’arrivo alla presidenza della repubblica francese di Nicolas Sarkozy nel 2007 sembrava poter rilanciare le ambizioni di Parigi nel Mediterraneo. Già nel discorso di insediamento Sarkò lancia l’idea dell’Unione per il Mediterraneo. Poche settimane dopo si distingue (attraverso l’azione della moglie Cecilia) per la soluzione diplomatica trovata con Gheddafi sulla questione delle infermiere bulgare. Il Colonnello si vede ricompensare da 400 milioni di dollari che probabilmente non sono mai andati a indennizzare le famiglie dei bambini dell’ospedale di Bengasi colpiti dall’Aids. Sarkozy pensa probabilmente di aver rilanciato la Francia nel Mediterraneo e nei rapporti con la Libia. L’Italia è impelagata ancora nelle trattative per la chiusura dell’annoso contenzioso con Tripoli. A fine 2007 il presidente francese ospita Gheddafi a Parigi e gli fa piantare la tenda nei giardini dell’Hôtel de Marigny, poco distante dall’Eliseo. Sembra l’avvio di un idillio.

Ancora una volta non è così. La Libia non rinuncia a intervenire nelle dispute africane, spesso in chiave anti-francese, dal conflitto in Sierra Leone, fino agli interventi di conciliazione in Darfour, in Kenya, in Niger e Mali. Sono azioni che costringono tutti a tener presente il ruolo giocato dal Raìs nello scacchiere africano. Il presidente francese Sarkozy si rivolge al leader libico quando vuole cercare di diminuire la tensione tra Sudan e Ciad nel tentativo di far mantenere alla Libia una linea neutrale. Qualcosa comincia di nuovo ad andare male.
Già nel 2008, denuncia il progetto di Unione per il Mediterraneo come una “forma di nuovo colonialismo” e, chiedendo l’inclusione dell’Unione africana come partner di pari dignità, Gheddafi cerca di spingere altri leader nord-africani ad allinearsi, prendendo in questo modo la leadership della posizione critica verso l’Unione per il Mediterraneo e rafforzando la sua immagine di campione del pan-africanismo. Parigi non gradisce affatto. La Libia resta l’unico paese a sottrarsi alle relazioni con la Ue.

Quando il 31 agosto 2008 Berlusconi e Gheddafi firmano l’accordo d’amicizia a Bengasi, e all’interno vi sono le scuse e le compensazioni economiche per il colonialismo italiano, a Parigi – che di colonialismo ne hanno praticato parecchio in passato – cominciano a pensare che la questione crei un precedente. Gheddafi non esita a rimarcare lo scarto tra l’Italia e gli altri paesi, e invita la Francia a fare come l’Italia. Berlusconi offre una sponda a Gheddafi e lo invita al G8 dell’Aquila come rappresentante della Ua.

Lo scoppio della rivolta araba nel 2011 coglie impreparata anche la Francia. Parigi perde due bastioni importanti della propria strategia diplomatica come Egitto e Tunisia, sostenendo peraltro il governo di Ben Ali nei primi momenti della rivolta. Molti analisti pensano che la crisi libica offra la possibilità di un rilancio al fine di recuperare la reputazione nel mondo arabo. Se è così, l’intervento militare è un modo molto rischioso per farlo, ma Sarkozy sembra deciso a chiudere una volta per tutte la fastidiosa amicizia tra l’Italia e la Libia e la lunga storia di frustrazioni francesi con Gheddafi.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta