Giovani industriali, Canavesio vuole dimenticare la Guidi

Giovani industriali, Canavesio vuole dimenticare la Guidi

I giovani imprenditori si preparano ad archiviare gli anni di Federica Guidi. Le buone maniere della gioventù imprenditoriale italiana non riescono a dissimulare del tutto una sfida accesa, tra due cordate apertamente alternative. A Milano, ieri, il 39enne Davide Canavesio ha lanciato il “suopiano industriale strategico per l’Italia dei prossimi trent’anni”. Mica poco, del resto sfida il fiorentino Jacopo Morelli, 35 anni, che dichiara i favori del pronostico e il sostegno della presidente uscente, Federica Guidi. «Del resto», ha detto Canavesio alla presentazione della sua “squadra” a Milano, «chi ha un’azienda, il senso della sfida ce l’ha nel sangue». I toni sono diplomatici, ma la sfida è vera. 

È significativo che l’evento avvenga proprio in Lombardia, regione chiave che non è riuscita ad andare unita al voto di successione a Federica Guidi, previsto per fine aprile. Così, se il piemontese Canavesio (che porta con orgoglio sabaudo i gemelli del 150° anniversario dell’Unità d’Italia ai polsini) ha incassato l’alleanza del Veneto di Jacopo Silva, le province lombarde andranno al voto divise. E due fondamentali come Milano e Monza e Brianza appoggeranno sicuramente il rivale.
«Noi ci crediamo», assicura Canavesio, «i giochi sono ancora aperti. Molti punteranno su questa squadra perché ha una visione a più lungo termine. Parliamo di decenni. Non di oggi o di domani. L’Italia dei nostri giorni sembra una zattera alla deriva dove si litiga furiosamente per l’ultima scatoletta di fagioli, e nessuno prende la decisione su dove provare a far rotta per cercare di salvare la pelle».

Con sé, oltre a Silva, Canavesio (che è amministratore delegato del Gruppo Saet, con oltre 300 dipendenti in 8 Paesi) ha portato a Milano due imprenditori del Sud, il pugliese Dario Polignano e il calabrese Sebastiano Caffo (che dovrebbero cercare di risolvere l’eterna questione meridionale), due dei lombardi che lo appoggiano (da Bergamo e Varese), il romano Stefano Commini e la sommelier marchigiana (nell’azienda di vini familiare) Beatrice Garofoli, unica donna.
Canavesio (che ha studiato ad Harvard e ha vissuto a Londra, Boston, Teheran e Nairobi) ci tiene molto all’internazionalizzazione. «Dobbiamo sprovincializzarci», ama ripetere. «Sono stato da poco a Pechino a parlare con i giovani imprenditori cinesi. Spiegavo che noi abbiamo circa cento referenti sul territorio. “Voi?”, ho chiesto. “Noi? Centomila!”. Centomila! Capito? Se non ci rendiamo conto del mondo in cui viviamo, siamo finiti. Bisogna studiare e avere il passaporto. Viaggiare. Trovare nuove soluzioni. Nuovi mercati. Nessuno si occupa del futuro perché mancano le idee. Vogliamo che la classe politica ci insegua su questi temi».

I contenuti del «piano industriale strategico per l’Italia dei prossimi decenni» non sono però ancora nero su bianco. «Quello sarebbe», spiega, «il risultato dei nostri tre anni di mandato, nel caso in cui fossimo eletti. Un risultato di studi e analisi nel concreto». Ed in questo, lui, piemontese, riconosce alla fuga in avanti di Marchionne sui contratti «il merito di aver posto delle questioni pratiche sul tema della competitività. Insomma, il mio approccio è: smettiamola di discutere sul fatto se la globalizzazione sia giusta o sbagliata. La globalizzazione c’è. Punto. Cosa facciamo in questo quadro?».
Quanto al confronto con lo sfidante, Canavesio è stato diplomatico. «Un buon programma anche il suo. Ma noi non vogliamo più solo lamentarci dell’invecchiamento del Paese e dei gruppi dirigenti politici e imprenditoriali. Ci poniamo alla guida di una vera riforma, in modo non giovanilistico. Non anagrafico. Bensì sostanziale. Per noi è giovane chi pensa con una gittata di vent’anni e non all’immediato». A tradurre ci ha pensato il suo braccio destro Silva: «Diciamo che noi siamo per la rottura, loro per la continuità. E mi sembra che di rottura – chiamiamola innovazione – ci sia proprio bisogno ora come ora».

Ma sul fronte opposto i proclami dei canavesiani spaventano poco. «Credo che gli imprenditori dovrebbero intendersene di numeri», dice un dirigente lombardo sostenitore di Morelli (chiedendo «di rimanere anonimo, perché sarebbe antipatico nei confronti di Davide»). «La nostra maggioranza è schiacciante. Abbiamo già vinto. Per fortuna prevarrà la continuità con l’operato della Guidi». E anche sulla pagina web della Confindustria Toscana si canta vittoria, dando risalto a un articolo di un giornale locale: «Anche se l’elezione vera e propria è prevista per fine aprile, i numeri delle preferenze espresse dai Comitati regionali alle assise generali che si sono chiuse a metà febbraio a Bologna non lasciano dubbi. Il quorum necessario per l’elezione è 112, e i voti a favore del toscano Morelli toccano già quota 136, contro i 56 a favore dell’altro nome in corsa, Davide Canavesio. Lo scarto tra i due ammonta dunque a 80 voti esatti, mentre la somma dei voti di chi non si è ancora espresso risulta essere pari a 31, cifra al momento insufficiente per ribaltare il verdetto, a meno di clamorosi colpi di scena nel segreto dell’urna». Colpi di scena in cui Canavesio e i suoi, evidentemente, sperano ancora.

paolo.stefanini@linkiesta.it