Parigi e Londra, ancora senza petrolio, tentate dalla scissione della Libia

Parigi e Londra, ancora senza petrolio, tentate dalla scissione della Libia

La richiesta di autonomia della Cirenaica emersa in questi giorni era ampiamente prevedibile se si osserva la storia del paese. Seppur non maggioritario, nella regione di Bengasi un sentimento di autonomia è sempre stato presente e si è spesso alimentato di una rivalità con la regione dominante e più sviluppata della Libia, la Tripolitania. A farsene portavoce, in una Libia frammentata tra milizie che controllano il territorio e un Consiglio Nazionale Transitorio scarsamente legittimato a governare sul paese è stata una sigla nuova, il “Congresso del popolo della Cirenaica”, non una novità in una miriade di nuovi partiti e fazioni che si stanno formando e che mirano ad avere un ruolo nel futuro del paese. La novità e che questo gruppo formato da diversi capi locali, imprenditori e, più in generale, persone insoddisfatte della gestione del Cnt nel dopo Gheddafi, per la prima volta non ha rivendicato una partecipazione al potere presso l’autorità centrale, ma ha chiesto un’ampia autonomia all’interno di uno stato federale, a cominciare dalla gestione delle risorse energetiche.

Nella nuova Libia, dove ora c’è una più ampia libertà di stampa ed espressione rispetto al passato, il dibattito sull’opportunità del federalismo era sorto con grande vivacità da alcune settimane, ma sembrava scemato e, in qualche misura, ricomposto all’interno del quadro politico attuale che pone come priorità le elezioni di giugno e l’ordinaria gestione del paese, che continua purtroppo a vivere una lunga fase di caos e disorganizzazione, prova ne sono, per esempio, gli sporadici scontri a fuoco ma anche le difficoltà nello smaltimento dei rifiuti nella capitale.

Il Cnt e il suo presidente Jalil hanno risposto in maniera scomposta a questa rivendicazione autonomista, minacciando l’uso della forza e rivelando grandi timori: l’autonomia viene percepita come un primo e intollerabile passo verso la frammentazione del paese. Tutta la storia unitaria della Libia è vissuta sul binario centro-periferia. Un sistema federale era stato il prezzo che la Libia aveva dovuto pagare per poter realizzare l’indipendenza e per costruire un Regno a partire dai diversi interessi delle province. Ma la formula federale durò poco e fu abolita nel 1963, come tentativo di rivendicare l’autorità nazionale sulla gestione dello sviluppo economico e, principalmente, sul settore energetico. Le entrate petrolifere e le tasse confluivano direttamente al governo centrale che aveva il potere di nomina dei consigli amministrativi locali.

Ma chi c’è oggi dietro la spinta autonomista della Cirenaica? Chi ha i maggiori interessi ad un ruolo autonomo della regione? Scontata una prima risposta che si rifà ad alcuni, seppur poco numerosi, fautori di un ritorno della Senussia in Cirenaica. Ma oltre a loro vi sarebbero diversi esponenti importanti dell’imprenditoria della regione, tra i quali Hassan Tatanaki, business man e filantropo attivo in Libia e nel nord africa con programmi di sviluppo della società civile e presidente della Challenger Limited, compagnia che opera nel settore delle infrastrutture petrolifere e che ha lavorato nel recente passato con la francese Total, l’americana Marathon e la canadese Verenex. Con la sua Libya El-Hurra Charity, Tatanaki durante le settimane della crisi libica, prima ha soccorso e fornito aiuto umanitario alla popolazione, poi finanziato i rivoluzionari bangasini. Accanto a lui, dietro le quinte, vi sono le pressioni e gli appoggi di altre personalità importanti del passato regime che vorrebbero tornare ad avere un ruolo, ex esponenti del regime rimasti “tagliati fuori” dalla vittoria dei rivoltosi e dalla nascita del Cnt, alcuni con un passato vicino all’Italia come gli ex ambasciatori libici a Roma, Gaddur e Shalgam.

Ma soprattutto ci sono le pressioni degli egiziani, che seppur affaccendati nelle più importanti questioni interne, vedono di buon occhio un’autonomia della vicina Cirenaica ricca di risorse petrolifere e pronta a cadere nella sfera d’influenza del Cairo. Purtroppo in questa situazione caotica molte potenze esterne sono tentate di accodarsi ad ogni possibile volata che possa condurre al potere e alla gestione delle risorse. Di fatto si complica una già complessa amministrazione unitaria del paese e si indebolisce il supporto e la legittimità fornita – certamente troppo frettolosamente – al Cnt. Certamente francesi e britannici – forse già insofferenti del fatto che nulla sia ancora cambiato nel settore petrolifero – si gioverebbero di una divisione del paese.

Difficilmente passerà una riforma federale del paese, ma in queste condizioni appare un po’ ironico che a difendere l’unità del paese vi siano gli islamisti e la fratellanza musulmana, forze maggioritarie del paese che vedono prossima una loro presa del potere grazie al rilancio dell’unica vera forza centripeta e unitaria percepita dalla popolazione libica: l’Islam.

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