Nella Brianza senza Silvio il Pdl a pezzi scopre la paura di perdere

Nella Brianza senza Silvio il Pdl a pezzi scopre la paura di perdere

Questo non è un retroscena. È un retrovilla, semmai. Location: l’ultima delle regge brianzole del Cavaliere, Villa Gernetto, in quel di Lesmo (dove a fine settembre dovrebbero finalmente debuttare i corsi della sua Università del Pensiero liberale). Data dei fatti: il 24 marzo scorso, mentre l’ex presidente del Consiglio faceva da cicerone durante la Giornata del Fai. Berlusconi, notando la spilletta di Forza Italia appuntata alla giacca del coordinatore del Pdl lesmese, Carlo Colombo, con l’occhio un po’ lucido della nostalgia avrebbe ordinato: «Utilizzate questo come simbolo alle prossime comunali! È bellissimo, no?».
Se sia andata davvero così è fatto dibattuto, come vedremo. Ma vero è che a Lesmo si presenteranno come avversari alle amministrative del 6 e 7 maggio prossimi due partiti di ispirazione berlusconiana: Forza Lesmo e il Popolo di Lesmo. Con due simboli troppo simili agli originali: Forza Italia e Pdl. Tanto che, con tempistiche diverse, e non senza ricorsi, entrambe le liste, fitte di ex compagni di partito, hanno dovuto fare dei ritocchi grafici prima dell’accettazione definitiva da parte della commissione elettorale circondariale di Vimercate.
Va in scena, insomma, in una delle Stalingrado del Berlusconismo (70,60% al centrodestra cinque anni fa, quando fu rieletto sindaco il leghista Marco Desiderati; coalizione al 66,39% alle regionali del 2010, con Pdl al 38,43 e Carroccio al 27,96) una baruffa che la dice lunga sui malesseri all’interno del partitone che Berlusconi lanciò dal predellino. Un malessere dove covano nostalgia dello spirito del ’94, rapporti complicati con l’ex alleato padano, insofferenza della base al montismo proprio mentre a Roma Alfano e i suoi appoggiano il governo dei bocconiani, attriti tra le anime ex Forza Italia ed ex An, e vari malesseri correntizi legati alla faticosissima successione – forse impossibile a livello carismatico – a Silvio Berlusconi come leader del partito.

Nelle lenticchie, i simboli del Popolo di Lesmo e di Forza Lesmo prima delle modifiche

I simboli dopo i necessari ritocchi grafici per superare il vaglio della commissione elettorale

Lesmo è famosa soprattutto per le due curve della pista dell’autodromo di Monza che portano il suo nome e che i tifosi di Formula1 ben conoscono (dal paese si sente distintamente il rombo motoristico del tutto gas e delle decelerazioni). Il Comune ha da poco superato gli ottomila abitanti, mentre dieci anni fa i residenti erano appena 6.500 e a inizio anni Ottanta poco più di cinquemila. È infatti terra di immigrazione. Sì, ma di ricchi che si sono stufati della vita urbana di Monza o Milano e si fanno la villa nel verde. Qui sono cresciuti centri residenziali di alto livello, e gli abitanti si vantano di essere sempre ai primi posti nelle classifiche del reddito pro capite dei comuni italiani. Tra belle siepi e cani da guardia domina una ricchezza senza rimorsi sociali.

«Ma quale scissione nel Pdl locale! Il Pdl è uno solo e lo rappresentiamo soltanto noi!». Il problema è che a rispondere con questa stessa frase sono sia gli esponenti di Forza Lesmo che quelli del Popolo di Lesmo. Partiamo dai primi.
Enzo Giovenzana, responsabile della campagna elettorale di Forza Lesmo, spiega la sua versione dei fatti. Nella sala giunta del Comune, dove ci riceve, si aggira e ascolta a tratti anche Carlo Colombo, il coordinatore del Pdl che aveva la spilletta alla giacca, quel giorno, a Villa Gernetto (è anche vicesindaco e assessore al Bilancio, al Commercio e all’Ecologia). «La questione è semplice», prova a tagliar corto Giovenzana. «La Lega Nord ha scelto, per una questione più di forma che di sostanza, di andare da sola alle amministrative. Dopo quello che è successo a Roma, con la fine del governo Berlusconi e la nascita del governo Monti, non vuole il simbolo Pdl come alleato neppure sul territorio. Accetta però liste civiche di ispirazione Pdl. Qui da noi il legame è sempre stato forte. Il Pdl ha più voti, ma la Lega esprime il sindaco, per degli accordi provinciali. Anche stavolta il candidato è una leghista, l’attuale assessore alle Politiche sociali e alla Sanità Paola Gregato» (che corre con una squadra, ci spiegherà lei, «composta da cinque donne e sei uomini, tra cui due ragazzi classe 1991 e uno dell’89. Per proseguire il lavoro della nostra amministrazione, che è stato buono, nonostante le manette del patto di stabilità»).
«Noi», continua Giovenzana, appoggiamo la Gregato come Forza Lesmo, incaricati da Berlusconi, che con noi si è fatto fotografare a Villa Gernetto (per tutta riprova la foto l’abbiamo anche messa sui manifesti). Sarebbe un errore rompere l’asse con la Lega. È forse una colpa andare d’accordo? Purtroppo un assessore (Edilizia privata, Lavori pubblici, Polizia Locale, ndr), Luigino Ripamonti, un indipendente vicino al Pdl, aveva da tempo ambizioni di succedere al sindaco Desiderati. Un paio di anni fa si era fatto la sua associazione culturale, Vivere Lesmo. Era chiaro che era una lista civica mascherata. Il sindaco glielo aveva anche detto: non ti butto fuori perché farei di te un martire. Lui ha sfruttato alcuni contatti, soprattutto nella Chiesa, e ha portato con sé qualche uomo del Pdl, che ha fondato questo Popolo di Lesmo che appoggia la sua civica. Non ha parlato con nessuno della sezione, non rappresenta nessuno. Lui è giù di Peregallo (una delle frazioni di Lesmo assieme a Gerno e California, ndr, vedi mappa del paese). Lì prenderà qualche voto, ma appena fa la salita per venire su a Lesmo, non lo conosce più nessuno. Purtroppo giù ha l’appoggio di don Donato, un coadiutore venuto da Oggiono. Le cinque parrocchie della pastorale di Lesmo sono in guerra. Ripamonti vuole presentarsi come il solo candidato dei cattolici, ma nessuno gli riconosce questa egemonia. Lo abbiamo già detto in Curia, se vinciamo, o lo rimuovono immediatamente, questo don Donato, o da noi la Chiesa non vede più un euro».

Storie di provincia lombarda, con il partito e le sue correnti; la Chiesa e i suoi prevosti e suoi coadiutori. Giovenzana nella prima repubblica era democristiano, con dieci anni di esperienza in giunta. Poi fu Tangentopoli e il nuovo che avanza. L’innamoramento per Forza Italia.
«Eccome se rimpiangiamo il ’94», dice. «C’erano altre condizioni ambientali. Adesso tutti i partiti indistintamente hanno perso di credibilità. Cosa ne penso di Galan che dice che l’amalgama non è riuscito, e che Forza Italia e An stavano meglio da divisi? Che ha ragione. Il progetto del Pdl è già fallito. Riprova ne è che Berlusconi stesso ci ha spinti a fare Forza Lesmo. L’omologazione del pensiero non esiste».
«Purtroppo, per usare il marchio bisognava chiedere il permesso a Bondi, che è coordinatore nazionale, ma non c’erano i tempi tecnici, così abbiamo deciso di cambiare un po’ il simbolo per non avere problemi di sorta, anche se ci aveva autorizzato il Cavaliere in persona. Diverso il caso del Popolo di Lesmo: avevano copiato il simbolo del Pdl. Paolo Romani in persona, che è coordinatore di Monza, ha fatto ricorso. E hanno dovuto cambiare. Noi invece abbiamo cambiato di nostra volontà, per evitare problemi. Per eccesso di zelo. Ripamonti dice anche che abbiamo fatto sparire il suo biglietto di invito per la festa del Fai a Villa Gernetto. Non è vero. Figurarsi… Loro non avevano neanche il simbolo Udc. Mimmo Pisani, dal provinciale di Monza, non glielo aveva concesso. Ma poi è intervenuta Elena Centemero, la ex coordinatrice del Pdl, che a Roma ha parlato con Casini. La madre della Centemero è in lista con Ripamonti…».

«Quelli di Ripamonti hanno fatto una campagna contro il sindaco, dicendo che da quando è stato eletto parlamentare a Roma (ha sostituito Matteo Salvini il 13 luglio 2009, ndr) era poco presente in paese. Invece dovrebbero fargli un monumento. Qui il mercato immobiliare è ancora buono. Abbiamo un limite di sette metri e mezzo dal suolo per le nuove costruzioni. Oppure si costruisce in convenzione, il che ha portato un sacco di soldi nelle casse del Comune. L’ultimo Prg della vecchia Dc prevedeva case per diecimila persone. Per fortuna che poi siamo arrivati noi! Abbiamo voluto solo residenziale di alta qualità. Niente edilizia popolare che avrebbe snaturato il paese, portando classi disagiate e immigrati. Noi abbiamo chiuso anche le poche piazzole dove i nomadi di passaggio fermavano di tanto in tanto le loro carovane. Anzi, di monumenti, al sindaco, dovrebbero fargliene due: con questa amministrazione siamo riusciti a far spostare lo svincolo della Pedemontana. Era previsto da noi, invece l’uscita sarà a Usmate. Già adesso sulla strada provinciale 7 passano 28mila mezzi al giorno. Immaginatevi cosa sarebbe successo con lo sbocco di un’autostrada. Per questo noi andiamo d’accordo con la Lega. Abbiamo governato bene assieme. E non credo che qua subiranno molto lo scandalo. Qua sono tutti bossiani. Maroni lo vedono come il fumo negli occhi. Se, come si dice, Belsito era sotto la lente degli investigatori dal 2009, possibile che a lui che era ministro dell’Interno non sia arrivata qualche segnalazione? Ha lasciato correre perché si creasse lo scandalo, per potersi prendere il partito. Qui la leggono così la cosa».

«Quanto alla presunta divisione del Pdl, sono balle. Io ho fatto ingegneria. Parlo solo se documentato. Numeri alla mano. Dei circa 120 iscritti che abbiamo, la gran parte è con noi. Certo, Ripamonti può portar via dei voti e favorire la sinistra, che qui non ha mai avuto chance. Temiamo l’astensione stavolta. Ma se non scendiamo sotto il 65% di partecipazione al voto, non perderemo».
Giovenzana ha un’azienda informatica ed è un prodotto tipico della sua terra: un orgoglioso imprenditore che in Berlusconi aveva individuato uno della sua razza, che avrebbe tolto di mezzo un po’ di Stato e di lacciuoli e fatto spazio ai capitani coraggiosi della borghesia produttiva. L’Italia del 2012 la vede così: «Inutile obbligare a metter fuori dai comuni e dalle scuole il tricolore. Il Paese è diviso, non lo unisce mica una bandiera. Tutto è stato fatto per bloccare il federalismo. La prima volta si è messo in mezzo Fini. La seconda Napolitano, facendo salire questo Monti. Noi lo subiamo. Io ho un’azienda di 40 dipendenti. Non assumo più nessuno. I giovani si facciano imprenditori di se stessi, perché il contratto ora se lo sognano. La Fornero ha peggiorato tutto. Ha parlato tanto di ridurre i lacci per gli imprenditori e l’art. 18 e alla fine ha messo ancora più obblighi e freni: sui licenziamenti, sugli stage, sui contratti a progetto, sulle partite iva. Se prima era un puttanaio, ora è un capestro».

La “foto di Villa Gernetto” e la contestata scritta “Il Popolo della libertà è Forza Lesmo”

A Lesmo manca una piazza. La provinciale 7 taglia in due il borgo. Così, sia Forza Lesmo che il Popolo di Lesmo ci danno dentro coi rendering e promettono finalmente uno slargo.
Dentro al New Green Café esplodono uno dopo l’altro i tappi dell’aperitivo. Al bancone beve con gli amici Fausto Leali. È uno dei tanti vip che hanno preso villa qui. Tra i residenti famosi si citano Iva Zanicchi, Ezio Greggio, Gerry Scotti, Gianluca Grignani e anche Valentino Rossi avrebbe preso una casa. Del resto qui c’era la Yamaha da dove uscivano le moto di quando ancora vinceva. Nel 2009 i giapponesi hanno deciso di chiudere, lasciando a casa i 67 lavoratori della fabbrica. Iniziò allora un presidio, prima sul tetto e poi ai cancelli, che è stato smantellato il primo marzo scorso, dopo due anni e 75 giorni di lotta. Smantellato per disperazione: gli operai hanno ottenuto solo un incentivo all’esodo di 8mila euro e nessuno di loro sarà ricollocato.

A un tavolo del New Green Café c’è Giuseppe Pavone, il fondatore del Popolo di Lesmo. Orecchino, capello lungo e liscio, si definisce anche lui, con orgoglio, «imprenditore e libero professionista». Pugliese di Foggia, ha lavorato tanti anni in banca e aveva casa in via Montenapoleone a Milano. Poi si è trasferito a Monza, dove ha rilevato un’azienda tessile. Ora vive a Lesmo ed è attivo nell’editoria. «Volevo», spiega il suo trasloco, «un posto come questo, con dei bei valori, tipo andare a messa con i figli alla domenica. Qui posso farli crescere in una bomboniera. Nell’ovatta. Anche se, ultimamente, c’è stato un aumento di furti in villa, che noi vogliamo contrastare con più telecamere. Non ci sono clandestini a Lesmo. Gli stranieri sono pochi e integrati: le nostre colf e le loro famiglie».
Sulla scissione del partito non ha dubbi: «Tutta colpa di Carlo Colombo, che ha deciso di abbandonare il nostro simbolo; il simbolo che amiamo e a cui teniamo tantissimo, quello del Pdl. Non ha detto niente a nessuno. Né a me che ero il suo vice, né agli iscritti. Lo abbiamo saputo dai giornali. Scelta dovuta al fatto – credo – che la Lega gli ha garantito un assessorato. Ma per noi il Pdl vale più di un assessorato».

«Gli iscritti? Sono 123, e la maggior parte è confluita con noi. Almeno ottanta. Tanti non hanno ancora capito quello che è successo, appena se ne renderanno conto, sempre di più verranno con noi. Voglio arrivare al prossimo congresso cittadino. Voglio riprendermi il simbolo. Quello è il mio unico vero obiettivo. Mi spiace solo che a questa tornata manchi sulla scheda. Noi ne abbiamo fatto uno uguale al Pdl, con la scritta Popolo di Lesmo. Loro hanno fatto ricorso e abbiamo dovuto cambiarlo, mettere le scritte e la bandiera ad arcobaleno. Ma allo stesso tempo abbiamo fatto ricorso contro il loro Forza Lesmo, e la bandierina stile Forza Italia l’hanno dovuta cambiare eccome. Ora la situazione è che ci sono due liste civiche. Una si chiama Forza Lesmo, una Popolo di Lesmo, entrambe composte da iscritti al Pdl. Entrambe costole del Pdl. Davvero Paolo Romani appoggia loro come dicono? E perché? Ho mandato richieste in commissione provinciale, regionale e nazionale. Voglio capire se davvero Colombo è autorizzato a scrivere sui manifesti che “Forza Lesmo è il Pdl”. Altrimenti gli farò una diffida».

«Con noi c’è anche Giuseppina Benincà, la madre della Centemero, la ex coordinatrice provinciale del Pdl». Elena Centemero, professoressa di greco e latino, ha incontrato la politica durante il ricevimento genitori. Era infatti insegnante di Luigino Berlusconi. Oggi è parlamentare e qualche mese fa è stata rimossa dal ruolo di coordinatrice provinciale di Monza e Brianza, anche se lei si è detta «promossa», per l’ingresso nella commissione Cultura della Camera dei Deputati e la nomina a coordinatrice della Consulta nazionale Cultura e Scuola del Pdl.
Anche Pavone dice la sua sull’uscita di Galan sul mancato amalgama tra An e Forza Italia: «Lo conosco personalmente e le sue parole mi hanno dato un po’ fastidio. Indietro non si torna. Non si torna a Forza Italia. Qui a Lesmo Fli non esiste. E gli ex An sono integrati nel partito (alle elezioni per la Camera nel 2006 Forza Italia ottenne il 32,30%, An il 10,54; la Lega era all’11,35, ndr). Certo, a causa del comportamento di Colombo, una ex An come Patrizia Masiero, che era assessore allo Sport, Tempo Libero e Politiche Giovanili, ha deciso di lasciare la politica e non si ricandida né con loro né con noi».

Pavone non è contro il governo dei professori: «Quello che fa Monti è giusto, tutte cose che avrebbe dovuto fare Berlusconi, ma che se le avesse fatte lui, lo avrebbero linciato solo perché era Berlusconi. No, nessuna nostalgia del 1994. Sono un imprenditore; guardo al futuro, non al passato. Berlusconi è stato solo sfortunato, si è trovato ad avere il potere in periodi di grossa crisi internazionale. Ma resta il più grande. Colombo e Achille Nova si sono presi i biglietti per andare a Villa Gernetto. Se fossimo potuti entrare io e Ripamonti le cose sarebbero andate diversamente con Silvio. Non avrebbe permesso di non far apparire il simbolo del Pdl sulla scheda».

Ma intanto, a Lesmo di simboli ne appariranno due. Tanto simili e tanto distanti. E così succede in molte altre città del Nord. C’è Forza Piacenza che fa arrabbiare il Pdl e sostiene il candidato leghista Massimo Polledri; a Monza c’è Forza Lombarda. E poi ci sono Forza Como, e Forza Lecco, che tra gli aderenti schiera molti iscritti vicini all’ex ministro Michela Vittoria Brambilla…
Fino a poco tempo fa, con Berlusconi saldo al comando del partito e del Paese una simile babele sarebbe sembrata impossibile. Ma a Villa Gernetto, il 24 marzo, il Cavaliere non ha solo detto – se lo ha fatto – a Carlo Colombo di usare il vecchio simbolo forzista per le comunali di Lesmo. Con lo stesso occhio lucido si è rivolto ai giornalisti presenti e ha pronunciato queste parole: «Alcuni leader europei mi hanno confessato che il momento più bello della loro vita politica è stato quando si sono ritirati».
 

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