La Libia cerca pace, colloqui “segreti“ con gli ex uomini di Gheddafi

La Libia cerca pace, colloqui “segreti“ con gli ex uomini di Gheddafi

Due milioni e trecentomila persone registrate, quasi un centinaio di partiti politici e circa 1400 candidati. Questi i numeri delle elezioni libiche del 19 giugno che però (molto probabilmente) non si terranno. È stato Abdel Jalil, a capo del Consiglio Nazionale Transitorio, a dichiarare pubblicamente che le elezioni saranno – sembra – rimandate, senza però fornire una nuova data. Manca ancora un vaglio delle formazioni politiche da parte della commissione preposta, la “Commissione per l’Integrità e il Patriottismo”, mentre la Commissione Elettorale Nazionale non ha ancora diramato le regole per la campagna elettorale. Solo in un secondo momento sarà possibile presentare la lista finale dei candidati. Gli esclusi potranno fare appello contro la decisione entro 10 giorni e il processo di appello dei candidati farebbe dilatare i tempi determinando un posticipo delle elezioni.

A 20 giorni dalla data, e senza una campagna elettorale avviata, sembra impossibile che si vada al voto il 19 giugno. Questi problemi rientrano in una quadro ancor più complesso e difficile. Il paese è in buona parte ancora nelle mani delle milizie e l’autorità centrale si trova a confrontarsi continuamente con loro, non disponendo del monopolio dell’uso della forza.

Le intimidazioni, poi, non sono infrequenti. Due settimane fa diversi gruppi di guerriglieri hanno circondato il palazzo del governo provvisorio e hanno chiesto una partecipazione diretta nel governo, tentazione alla quale il Cnt ha finora resistito. Le armi, ampiamente diffuse nel paese, per ora non sembrano prevalere sulle parole, nonostante ci siano stati diversi scontri nel sud del paese. È ancora il tempo della trattative, a ogni livello.

A quanto risulta a Linkiesta, alcuni colloqui segreti tra ex-lealisti di Gheddafi e membri del Cnt si sarebbero svolti al Cairo. Lo sceicco Ali al-Sallabi, uno degli islamisti più influenti vicino ai Fratelli Musulmani in Libia, avrebbe incontrato diverse volte Ali al-Ahwal, “coordinatore” delle tribù del vecchio regime, ma anche Abdullah Bazeen, importante esponente di Tripoli, e il cugino di Gheddafi Ahmed Gaddaf al-Dam. Il tentativo è di pacificare completamente il paese coinvolgendo anche le forze uscite sconfitte dalla caduta del regime.

I confronti politici continuano anche in Libia: tra le milizie; tra le milizie con i nuovi partiti politici e tra queste formazioni stesse; nel tentativo di coalizzarsi in vista delle elezioni. Uno dei confronti più interessanti, però, è quello tra le forze islamiste e gli attori internazionali. La Fratellanza si è costituita nel Partito “Giustizia e Sviluppo”, con chiari riferimenti ai partiti dell’Islam “moderato” in Turchia ed Egitto ed ora cerca un filo diretto con gli attori esterni, in particolare gli Usa, che sono presenti in Libia, non solamente a livello diplomatico ma anche con i servizi di intelligence.

Non sono mancati contrasti e momenti di tensione. È molto probabile che anche in Libia, una volta superate le divisioni interne, la Fratellanza musulmana possa emergere come punto di riferimento del quadro politico libico, data la grande familiarità e popolarità di cui gode l’organizzazione anche presso la popolazione libica.

Il Cnt è nel mezzo del guado: da una parte deve tenere ben presenti le esigenze dei suoi protettori internazionali che percepiscono le elezioni come l’unica possibilità di stabilizzare il paese, dall’altra sono tentati di continuare a conservare il potere con la scusa di non essere pronti per sostenerle. Di fatto sta tenendo posizioni ambigue. Una sorta di tela di Penelope: quello che si costruisce e organizza poi lo si disfa. I Cirenaici, in particolare, spingono perché le elezioni si tengano, appoggiati da diverse potenze occidentali, come la Francia e la Gran Bretagna. La speranza è che le elezioni forniscano una nuova legittimità al governo centrale, anche nel rivedere le politiche energetiche e la ridistribuzione delle rendita all’interno del paese.

Più complessivamente si spera che le elezioni riescano a colmare quel deficit democratico che è stato il vero punto debole del Cnt in questi mesi, anche nei confronti del rapporto con le milizie. La questione più importante sarà costituita dalla credibilità di queste elezioni: dovranno essere i libici a crederci. Se i cittadini libici le reputeranno credibili sarà un successo altrimenti sarà ulteriore caos. 

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