Risparmio e potere d’acquisto: così in 10 anni siamo diventati poveri

Risparmio e potere d’acquisto: così in 10 anni siamo diventati poveri

L’analisi dell’Istat

I consumi delle famiglie

Nella seconda metà del 2011 i consumi delle famiglie hanno mostrato una marcata contrazione (-0,8% rispetto al semestre precedente). La debolezza della spesa per consumi, protrattasi nei primi mesi dell’anno in corso e caratterizzata dalla decisa flessione degli acquisti di beni durevoli, è stata determinata da una progressiva riduzione del potere di acquisto delle famiglie: se nella media d’anno la contrazione è stata pari allo 0,5%, nell’ultimo trimestre del 2011 la flessione è stata dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2010. Di conseguenza, alla fine dell’anno scorso il potere d’acquisto delle famiglie è tornato sui livelli dell’inizio del 2001. In termini pro-capite tra il 2000 e il 2011 il potere d’acquisto si è ridotto del 3,1%.

La propensione al risparmio delle famiglie

Nel 2011 la propensione al risparmio delle famiglie (definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile) si è attestata al 12%, il valore più basso dal 1995, registrando una diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre la propensione al risparmio, calcolata sui dati destagionalizzati, è stata pari al 12,1%: 0,3 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del corrispondente trimestre del 2010 la diminuzione è comunque pari a 0,8 punti percentuali.

La riduzione del tasso di risparmio prodottasi con la crisi è senza precedenti, ma va notato come essa sia iniziata prima del biennio 2008-2009 ed appaia legata alla lunga stasi del potere d’acquisto delle famiglie registrata in tutti gli anni Duemila. Sul piano congiunturale, se negli anni scorsi queste ultime hanno cercato di mantenere il tenore di vita attingendo ai risparmi, con il deterioramento della situazione verificatosi a metà 2011 sembra essere intervenuto un mutamento dell’atteggiamento psicologico, in corrispondenza del peggioramento del clima di fiducia. In questo quadro, il leggero aumento della propensione al risparmio registrato a fine anno sembrerebbe più coerente con i comportamenti degli altri Paesi europei, dove nel corso della crisi si è assistito ad un aumento del risparmio precauzionale.

Non a caso, considerando l’indagine mensile sul clima di fiducia dei consumatori, negli ultimi mesi del 2011 si osserva un aumento non solo della quota di chi dichiara di erodere i risparmi o di indebitarsi (segno evidente della difficile situazione in cui versano molte famiglie), ma anche del gruppo di chi riesce a risparmiare, mentre si restringe il gruppo di chi si considera in condizione di “quadrare il bilancio”. La polarizzazione dei comportamenti si conferma nei primi mesi del 2012, con un leggero recupero dell’incidenza di chi si ritiene in grado di risparmiare e una diminuzione di chi non lo è. Peraltro, l’indicatore del clima di fiducia dei consumatori, dopo aver segnato un qualche recupero rispetto ai minimi di dicembre e gennaio, è tornato a scendere fortemente in aprile, con un peggioramento particolarmente marcato per la componente delle attese sullo scenario economico.

Naturalmente, in un momento di debolezza congiunturale il tentativo di ricostituire il risparmio può avere un effetto depressivo sul sistema economico, alimentando un circolo vizioso con effetti difficilmente quantificabili al momento. Da questo punto di vista appare importante ristabilire al più presto un clima economico positivo, in grado di fornire prospettive durature di aumento dei redditi familiari, nonché sostenere le famiglie in grave difficoltà economica, al fine di evitare effetti negativi sulla tenuta complessiva del tessuto sociale.