Chi avrebbe vinto se la sinistra non avesse votato M5s?

Bersani continua a corteggiare Grillo ma i suoi ex elettori lo hanno già tradito

In questi ultimi giorni, sia sulla Rete sia sulla carta stampata, sono apparsi numerosi appelli di ex-elettori di centrosinistra che hanno dato il loro voto al Movimento 5 stelle, affinché Grillo acconsentisse al varo di un governo di cambiamento guidato da Bersani.

Di fronte al netto rifiuto di Grillo a qualsivoglia forma di alleanza con il leader del Pd, sono stati molti quelli che si sono pubblicamente detti pentiti della loro recente scelta a favore della creatura politica del comico genovese.

Abbiamo così provato a compiere alcune simulazioni per provare a comprendere come sarebbero andate a finire le ultime elezioni politiche del 24-25 febbraio scorso, se non vi fosse stato un così significativo flusso in uscita dal centrosinistra verso il Movimento 5 stelle: uno spostamento stimato dai sondaggisti attorno al 30% del totale dei voti ottenuti da Grillo.
Mentre alla Camera – in ragione del premio di maggioranza su scala nazionale – non sarebbe cambiato assolutamente nulla e Bersani continuerebbe a disporre di un’ampia maggioranza (340 seggi + 5 esteri); quello che sarebbe potuto accadere in Senato, invece, appare degno di analisi – e forse anche di una riflessione in chiave autocritica di più di un elettore. 

Nello scenario limite contraddistinto da una fedeltà elettorale assoluta (nessun flusso di voti verso Grillo proveniente da elettori del centro-sinistra del 2008), infatti, oggi Bersani avrebbe, insieme a Scelta Civica, un’ampia e autosufficiente maggioranza a Palazzo Madama: 172 senatori su 315 (i senatori a vita sono esclusi da questi conteggi).

La coalizione guidata dal segretario del Pd avrebbe vinto in Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia, regioni che nelle elezioni “vere” hanno, invece, visto il successo del centrodestra. In dettaglio, in questo primo scenario la distribuzione dei seggi tra i partiti e le coalizioni sarebbe la seguente:

Pd: 131 seggi (+ 21 rispetto a oggi)
Sel: 11 seggi (+ 4)
Il Megafono – Crocetta: 4 seggi (+ 3)
Svp: 5 seggi (=)
Totale coalizione Bersani: 151 (+ 28)

Scelta civica Monti: 21 seggi (+ 1)

Pdl: 85 seggi (- 13)
Lega: 18 seggi (=)
Grande Sud: 0 seggi (- 1)
Totale coalizione Berlusconi: 103 (- 14)

Movimento 5 stelle: 39 seggi (- 15)

Altri: 1 seggio (=)

In uno scenario meno favorevole per il centrosinistra (flusso in uscita in direzione di Grillo pari al 10% del totale dei consensi andati alle liste “certificate” dal comico genovese, con un conseguente decremento del 20% dei voti ottenuti complessivamente dal Movimento 5 stelle, anziché del 30% come in precedenza), invece, la situazione si presenterebbe ancora problematica.

L’alleanza tra Bersani e Monti, infatti, oggi sarebbe costretta a ricercare ancora qualche “aiutino” per raggiungere la maggioranza al Senato, potendo contare in partenza su 157 voti, perché soltanto Abruzzo e Calabria avrebbero cambiato di segno passando dal centrodestra al centrosinistra, mentre sia la Puglia sia la Sicilia sarebbero rimaste alla coalizione di Berlusconi.

La nuova composizione di Palazzo Madama sarebbe la seguente:

Pd: 121 seggi (+ 11 rispetto a oggi)
Sel: 8 seggi (+ 1)
Il Megafono – Crocetta: 2 seggi (+1)
Svp: 5 seggi (=)
Totale coalizione Bersani: 136 (+ 13)

Scelta civica Monti: 21 seggi (+ 1)

Pdl: 97 seggi (- 1)
Lega: 18 seggi (=)
Grande Sud: 0 seggi (- 1)
Totale coalizione Berlusconi: 115 (- 2)

Movimento 5 stelle: 42 seggi (- 12)

Altri: 1 seggio (=)

Oggi più che mai, pensando a questi infedeli elettori pentiti del centrosinistra, viene alla mente un vecchio proverbio che giustamente ricorda come «chi è causa del suo mal pianga se stesso».