Legge elettoraleSarà la Corte Costituzionale a "scannare" il Porcellum?

Dopo mesi di inerzia della politica

Dopo averla concepita e battezzata “Porcellum”, anche il padre della legge elettorale oggi in vigore èpronto ad abbatterla. Roberto Calderoli aveva presentato per il 2 dicembre un ordine del giorno in commissione Affari costituzionali che prevede un ritorno al “Mattarellum”, il sistema semi-maggioritario precedentemente in vigore. Probabili alleati in questa battaglia del senatore leghista sono il Partito Democratico e il suo – salvo sorprese l’8 dicembre – prossimo segretario, Matteo Renzi, che vorrebbe anche inserire qualche modifica per garantire un’ulteriore spinta verso il maggioritario. La riunione della commissione è stata rinviata, pare a causa del mancato accordo tra forze politiche, e il primo tentativo parlamentare di iniziare il superamento del Porcellum è fallito.

Il Parlamento potrebbe cominciare a discutere della materia nei primi mesi del 2014, dopo essere rimasto praticamente fermo da dopo le elezioni di febbraio per tutto il 2013. L’esecutivo guidato da Letta aveva intenzione di aspettare che le riforme istituzionali varate dai “saggi” vedessero la luce per poter poi varare in contemporanea la nuova legge elettorale, calibrandola sui nuovi assetti. Ma i tempi si sono accorciati. L’uscita dal governo di Forza Italia pone a serio rischio il cammino delle riforme, Renzi non sembra intenzionato ad aspettare e teme che l’allungamento dei tempi sulla legge elettorale serva solo a garantire la sopravvivenza delle “larghe intese”, e la Corte Costituzionale potrebbe annullare la legge in vigore prima che il Parlamento ne abbia varata una nuova.

I giudici della Consulta hanno iniziato il vaglio di costituzionalità del Porcellum il 3 dicembre e, dopo una prima udienza pubblica, se la Corte ritenesse ammissibile il ricorso, la data del giudizio potrebbe essere molto ravvicinata. Il caso nasce nel 2009 quando l’avvocato Aldo Bozzi, insieme ad altri 27 firmatari, presenta ricorso contro la presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministero dell’Interno per lesione del diritto di voto. In particolare si lamenta che il premio di maggioranza, slegato dal raggiungimento di una qualsiasi soglia percentuale di voti, lede il principio di equa rappresentanza degli elettori; e che le liste bloccate compromettono la libertà di voto garantita ai cittadini dalla Costituzione. In primo e secondo grado il ricorso fu dichiarato infondato, ma maggio 2013 (dopo il terzo Parlamento eletto col Porcellum) la prima sezione civile della Corte di Cassazione con una ordinanza interlocutoria ha disposto di rinviare alla Corte Costituzionale la responsabilità di esaminare il testo, dichiarando rilevanti e non infondate le questioni sollevate.

Professor Angiolini, da costituzionalista come valuta questo ricorso alla Corte?
È una questione molto delicata. La Corte ha sempre detto che la valutazione dell’idoneità di una legge elettorale va fatta attraverso un “velo di ignoranza”, cioè non alla luce di un qualche risultato concreto ma in astratto. Da un punto di vista teorico il problema del premio di maggioranza, slegato dal superamento di una qualche soglia, esiste sicuramente: per assurdo potrebbe darsi che un partito che raggiunge appena il 15% dei consenso ottenga il 55% dei seggi alla Camera. La distorsione della volontà dell’elettorato sarebbe talmente forte da compromettere il principio di rappresentatività. Questo non vuol dire che la Corte non ammette premi di maggioranza in assoluto, anzi. Ma con il Porcellum in teoria si possono rischiare governi minoritari in partenza.

Per quanto riguarda invece le liste bloccate?
Siamo tutti d’accordo che le liste bloccate siano una cosa incivile, ma non tutto ciò che è incivile è incostituzionale. L’obiezione che si muove a questa parte del ricorso è che in questo modo la Corte Costituzionale si pronuncerebbe sulla rappresentatività dei partiti, sulla loro capacità di redigere le liste elettorali rispettando la volontà dell’elettorato, e non sulla costituzionalità della legge elettorale. Si tratta di un’obiezione fondata e ragionevole. Poi se i giudici costituzionali dovessero bocciare completamente il Porcellum per la questione del premio di maggioranza, quella relativa alle liste bloccate potrebbero evitare di porsela.

In caso di bocciatura totale del Porcellum cosa accadrebbe? Ci sarebbe la “reviviscenza” – un ritorno in vita diciamo – del Mattarellum?
Eh…no. Una legge che è stata abrogata non può tornare in vita perché decade quella successiva. Serve comunque un intervento del legislatore.

Ma quindi si potrebbe creare una situazione in cui il Paese non ha nessuna legge elettorale? Se la Consulta bocciasse il Porcellum, il governo cadesse e non si riuscisse a formarne un altro, per assurdo, sarebbe impossibile tornare a votare?
Il rischio ci sarebbe. A meno che la sentenza della Corte non dica esplicitamente che torna in vigore il Mattarellum, ma se da cittadino dico che ciò potrebbe anche andar bene, da costituzionalista lo trovo azzardato. La Corte potrebbe invocare la specialità della materia “legge elettorale”, che non ammette vuoti legislativi, e quindi sostenere la reviviscenza del Mattarellum. Ma, appunto, sarebbe azzardato.

A parte un accoglimento del ricorso, e conseguente bocciatura della legge, quali altri esiti sarebbero possibili?
La Corte potrebbe rigettare il ricorso, anche per evitare di mandare in tensione il sistema politico, ma anche in quel caso penso sarebbe una “sentenza monito”, in cui i giudici spiegano cosa della legge elettorale non va bene e come modificarla. Oppure potrebbe accoglierlo e intervenire parzialmente sul Porcellum, lasciandolo però in vita.

Questa è una delle preoccupazioni che attraversano alcuni settori della politica: se la Corte interviene solo sul premio di maggioranza, il Porcellum diventa un proporzionale puro che di fatto imporrebbe l’esigenza delle larghe intese per sempre anche nel futuro. Sono timori fondati?
Mah…il fatto che anche adesso, nonostante il premio di maggioranza, ci sia un governo di larghe intese dimostra una cosa: al di là del sistema elettorale i partiti perseguono i propri interessi. Non si può pensare che riformando la legge elettorale si riformi la politica.

Ma se il Senato fosse eletto come la Camera, con un premio di maggioranza nazionale, alle ultime elezioni avrebbe avuto una maggioranza netta il Pd e non si sarebbero fatte le larghe intese…
Perché allora non si è fatta una riforma del genere a suo tempo? Perché tutti avevano paura che il premio poi lo prendessero gli altri. In questa situazione, in cui i partiti non si fidano tra di loro e nemmeno al proprio interno, non si può pensare che sia la Corte Costituzionale a risolvere i problemi del sistema politico, anche se ho come la sensazione che per qualcuno questa tentazione ci sia.