Dalle cuffie allo streaming: Beats sfida Spotify

Il nuovo servizio

Perché due produttori di successo, con offerte di lavoro quotidiane dalle migliori etichette discografiche del globo, dovrebbero mettersi a lanciare un servizio di streaming musicale online? Per soldi, of course. Che poi, è lo stesso motivo per cui i due soggetti in questione – anni: 61 e 48, nazionalità: statunitense – hanno cominciato a vendere cuffie dal design accattivante, negli ultimi anni, ad un prezzo di mercato che spazia (in Italia) tra i 200 e i 300 euro.

Stiamo parlando, ovviamente, di Jimmy Iovine e Dr. Dre. Il primo, leggendario produttore di album come Born to run di Springsteen, Easter di Patti Smith e Rattle and Hum degli U2; il secondo, star del gangsta rap con gli NWA negli anni ’80, ricercatore di talenti a cavallo del millennio, e – tanto per variare – produttore di successo. Il sodalizio tra i due ha radici profonde, a partire da Eminem, che Iovine, allora a capo della Interscope Records, “raccomandò” a Dr. Dre nel 1998, facendo germogliare un successo planetario. 

Dieci anni dopo, nel 2008, la strana coppia ha dato vita ad una delle partnership commerciali più fruttuose di sempre nel campo dell’elettronica di consumo fondando Beats Electronics, e mettendo in commercio una linea di cuffie ad alta fedeltà (Beats by Dre) e dal design originale, riuscendo a costruire in poco tempo un vero e proprio impero, passato da 350 milioni ad un miliardo di fatturato tra il 2011 e il 2013 (dati Time) dopo aver conquistato quasi un terzo dell’intero mercato statunitense.

Oggi, anzi ieri, Beats ha dato il via alla sua scommessa più grande: il servizio di streaming musicale online Music che, nelle intenzioni dei due ideatori, dovrà competere con i pesi massimi del settore, primo fra tutti Spotify. Per riuscire nell’impresa, Dre e Iovine hanno chiesto aiuto a Trent Reznor, frontman dei Nine Inch Nails e compositore di colonne sonore (nel 2010 vinse il Premio Oscar con The Social Network) che ha operato come consulente del progetto.

Realizzato sull’impianto di Mog, un vecchio servizio di streaming acquistato un anno e mezzo fa a prezzo di saldo (14 milioni di dollari), e basato sullo stesso catalogo (Medianet), per avere successo Beats Music dovrà essere in grado di fornire qualcosa in più dei concorrenti: oltre alla succitata Spotify, infatti, già esistono e funzionano software come Deezer, RRdio e iTunes Radio, il che rende fondamentale la presenza di novità in grado di attirare le attenzioni degli utenti. Già, ma quali? Diversamente a come era stato per le cuffie, la presenza di uno “sponsor” come Dr. Dre stavolta non basterà.

Ecco, dunque, i punti cardine su cui verterà il nuovo servizio di streaming. In primo luogo, promette di proporre una proposta musicale completamente personalizzata non solo sulle preferenze dell’utente, ma anche sui vari momenti cui le canzoni faranno da accompagnamento. Grazie ad un team di esperti, coordinato da Reznor, Beats annuncia di aver creato un algoritmo in grado di generare playlist su misura a seconda delle parole chiave fornite. Ad esempio, quando l’utente scriverà “cena romantica a lume di candela” o “festa-ritrovo con i compagni del liceo”, brani adatti allo scopo verranno inseriti automaticamente in scaletta, creando quella che, nelle intenzioni dei creatori, è la colonna sonora perfetta.

Beats, inoltre, travalicherà le barriere dello streaming, offrendo la possibilità di scaricare un numero illimitato di brani per un costo fisso mensile. Questa possibilità è offerta, per il momento, solamente agli abbonati della società telefonica AT&T, con cui Beats ha sottoscritto un accordo. Quanto però questa opzione possa incontrare le necessità degli utenti è tutto da verificare, visto che l’integrazione streaming più download sembra essere persino ridondante, in un mondo interconnesso dove ogni device ci permette di accedere comodamente ovunque e comunque al servizio.

In attesa di capire se Beats oltrepasserà i confini americani per sbarcare in Europa e in Italia, sappiamo già quali quanto ci costerà: 10 dollari il canone mensile, con i primi trenta giorni gratuiti e la possibilità di sottoscrivere abbonamenti annuali a prezzo ridotto. La sfida è lanciata, tra mille dubbi e incertezze. L’attuale saturazione del mercato, infatti, rende difficile affermarsi sui grandi numeri. Cosa offra concretamente Beats Music in più di Spotify o altri servizi attualmente esistenti resta un piccolo mistero. Finora, però, Iovine e Dre hanno azzeccato praticamente ogni mossa: non gli resta che stupirci per l’ennesima volta.

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