Hollywood non è un posto per donne

«Il mondo è tondo, gente!»

Cate Blanchett sale sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per ritirare l’Oscar come migliore attrice protagonista che ha appena vinto per la sua interpretazione in Blue Jasmine, elogia le altre attrici nominate insieme a lei, ringrazia Woody Allen, ringrazia Sony che ha distribuito il film e tutto il pubblico che è andato a vederlo. E poi… punta il dito contro l’industria cinematografia. Parla a tutte quelle persone dell’industria del cinema «ancora scioccamente aggrappate all’idea che i film con donne protagoniste siano esperienze di nicchia: non lo sono. Gli spettatori li vogliono vedere e, infatti, fanno incassi». E, in mezzo a un mucchio di applausi, ricorda ironicamente che «il mondo è tondo, gente!».

Non serve credere a Cate Blanchett per pensare che le donne sono sottorappresentate al cinema. Ce lo dicono i dati.

Uno studio del Center for the study of women in television & film dell’Università dello stato di San Diego ci dà la misura di quanti pochi film di Hollywood abbiano delle donne come protagoniste o anche solo con ruoli rilevanti. L’analisi ha preso in considerazione 2300 personaggi apparsi nei 100 film coi maggiori incassi del 2013 e i risultati sono evidenti. Soltanto il 13% dei film ha un numero di personaggi principali bilanciato tra maschi e femmine o in cui i personaggi femminili sono più numerosi di quelli maschili. E se prendiamo in considerazione tutti i personaggi di questi film, le donne sono protagoniste solo nel 15% dei casi e personaggi importanti solo nel 29%. In generale, tra tutti i ruoli parlanti, soltanto il 30% sono di personaggi femminili. E quando ci sono, le donne hanno spesso ruoli stereotipati: i personaggi maschi dei film presi in analisi hanno molto spesso obiettivi legati alla carriera piuttosto che alla vita personale (75% contro 25%), mentre le donne sono più sbilanciate verso la vita personale, gli affetti e i sentimenti (48% contro 52%). In più, i personaggi maschili hanno, in proporzione, anche una fetta molto più consistente di ruoli da leader: il 21% dei ruoli maschili sono ruoli da leader, contro solo l’8% dei ruoli femminili.

Un altro studio, pubblicato lo scorso novembre dalla New York Film Academy, racconta che la situazione non riguarda solamente i film del 2013, ma che la disparità di genere nel cinema di Hollywood va avanti da anni. Analizzando i 500 film coi maggiori incassi dal 2007 al 2012, la New York Film Academy ha scoperto che anche tra gli attori ci sono enormi differenze di reddito tra uomini e donne. Tra i venti attori più pagati, i primi nove sono tutti maschi e le ultime nove sono tutte femmine. L’attrice più pagata è Angelina Jolie che, con 33 milioni di dollari, è pagata più o meno come i due attori maschi meno pagati: Denzel Washington (33 milioni anche lui) e Liam Neeson (32 miliardi).

Lo studio della NYFA non solo conferma che le donne sono sottorappresentate nel cinema di Hollywood, ma anche che quando appaiono sullo schermo sono fortemente sessualizzate. Il 28,8% delle donne in scena nei film presi in analisi indossa vestiti scosciati o scollati (contro il 7% degli uomini) e il 26,2% delle donne sono almeno parzialmente nude (contro il 9,4% degli uomini).

Il dato più importante che lo studio rivela però è che, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, le donne acquistano il 50% dei biglietti venduti. Vanno al cinema esattamente quanto gli uomini. E non c’è ragione per cui l’industria che li produce, questi film, debba continuare a non raccontare le storie di metà dei propri spettatori.

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