Usciamo a riveder le stelle

«we are made of star stuff»

Era il 1980 e il mondo era un posto diverso: la guerra fredda faceva ancora paura e lo spazio era ancora l’ultima frontiera. Da una spiaggia rocciosa del nord della California, Carl Sagan iniziava un programma televisivo che più di 500 milioni di persone avrebbero visto: Cosmos: A Personal Voyage (tradotto in italiano come Cosmo).

Cosmos era una serie tv di 13 episodi da un’ora ciascuno che raccontavano… be’, l’universo. Sagan prendeva i suoi spettatori per la mano, li caricava su un’astronave capace di viaggiare ovunque e in qualsiasi momento (non per niente chiamata astronave dell’Immaginazione) e gli mostrava le meraviglie del cosmo, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo. Lo scopo del programma era creare passione nei confronti della scienza e dello spazio, spiegando con le parole più semplici possibili le teorie sulla nascita delle stelle e dei pianeti, i buchi neri, l’universo conosciuto, la teoria della relatività, le probabilità che esistano altre forme di vita e così via. Sagan diceva che voleva «affascinare sia il cuore sia la mente» dei suoi spettatori.

Carl Sagan è morto il 20 dicembre del 1996 ma la sua eredità non è andata perduta. Il suo lavoro da astronomo e quello di divulgatore, di cui Cosmos è solo un piccolo frammento, ha convinto migliaia di ragazzi a diventare scienziati e fisici. Uno di questi si chiama Neil deGrasse Tyson e, dalla stessa spiaggia della California del nord da cui nel 1980 iniziò il viaggio di Sagan, ci invita di nuovo a bordo dell’astronave dell’Immaginazione.

Il 9 marzo 2014, infatti, negli Stati Uniti è iniziato una nuova edizione di Cosmos, stavolta intitolata Cosmos: A Spacetime Odyssey (tradotto in italiano come: Cosmos: Odissea nello spazio).

L’idea di fare di nuovo Cosmos viene dalla moglie di Sagan, Ann Druyan, che da anni cercava di convincere canali come PBS e Discovery Channel a creare una versione aggiornata del programma che ha scritto con il marito, con effetti speciali moderni e includenti le scoperte e teorie scientifiche sviluppate negli ultimi trent’anni. Nonostante l’interesse nei confronti del progetto, però, i canali non erano interessati a dare a Druyan il controllo creativo sulla serie e il nuovo Cosmos non sembrava destinato a diventare realtà.

Ma nel 2008, uno strano e fortunato incontro tra Neil deGrasse Tyson e Seth MacFarlane, creatore de I Griffin e American Dad, ha ridato il via al progetto.

MacFarlane potrebbe sembrare la persona meno adatta dell’universo per produrre il remake di Cosmos: il suo umorismo surreale non sembra avere nulla in comune col trasporto scientifico di Sagan. Eppure, in un articolo su Reader’s Digest, MacFarlane racconta dell’enorme influenza che lo scienziato ha avuto su di lui, e che «quando era un bambino, Sagan per lui era la Luna, il Sole e le stelle». Così, quando deGrasse Tyson gli racconta l’idea di Druyan di dare un seguito a Cosmos, MacFarlane sa già cosa fare: si offre come produttore, porta il progetto al canale che manda in onda i suoi cartoni animati, Fox, e mette insieme team di giganti per far rinascere il programma televisivo che ha segnato la sua infanzia. Oltre a lui, Neil deGrasse Tyson e Ann Druyan, finiscono per lavorare al nuovo Cosmos anche Brannon Braga (che ha lavorato a serie di fantascienza come Star Trek: Enterprise e Terra Nova), Bill Pope (direttore della fotografia di The Matrix) e il compositore Alan Silvestri (l’uomo dietro alle colonne sonore di Forrest Gump e Ritorno al futuro).

Dopo 6 anni di lavoro, il 9 marzo sono andati in onda i risultati. Il primo episodio del nuovo Cosmos ci porta sulle stesse strade in cui ci aveva accompagnato Carl Sagan: nello spazio, dalla Terra al punto più lontano di quello che chiamiamo universo osservabile, e nel tempo, lungo il cosmic calendar, un esperimento mentale che mette in un singolo anno (una scala molto comprensibile per noi) tutto quello che è successo dal Big Bang a oggi. E nonostante l’astronave su cui viaggiamo si chiami immaginazione, il viaggio è perfettamente credibile. I nuovi effetti speciali ci portano davvero tra gli asteroidi e le stelle, e le vere immagini raccolte negli ultimi trent’anni dal telescopio Hubble ci permettono di non azzardare più l’aspetto dell’universo intorno a noi, ma di conoscerlo.
Neil deGrasse Tyson dice che «uno dei crimini dei seguiti è pensare che fare qualcosa di più grande significhi anche farlo meglio. Il nuovo Cosmos è più grande perché sappiamo di più di quello che è successo negli ultimi 14 miliardi di anni […]. È più grande perché l’universo è più grande e possiamo raccontarne meglio la storia».

Persino Barack Obama ha sostenuto il remake di Cosmos, con un brevissimo messaggio che è stato mandato in onda prima del programma in cui invita gli americani ad «aprire gli occhi e la mente» e a ritrovare la passione per la scoperta che Carl Sagan raccontava. Ma, spiega MacFarlane in un’intervista al New York Times, «non c’è politica in Cosmos. Tutto quello che Cosmos fa è presentare quello che sappiamo nel modo più divertente e interessante possibile».

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Il primo episodio di Cosmos: A SpaceTime Odyssey andrà in onda in Italia su National Geographic Channel (canale 403 di Sky) domenica 16 marzo alle 20.55.

Mentre aspettate, ascoltate un buon consiglio: rivedetevi almeno la prima puntata del Cosmos di Carl Sagan (il video qui sotto ha i sottititoli in italiano, basta attivarli). Gli effetti speciali non saranno eccezionali, alcune teorie scientifiche non saranno aggiornate esattamente con quello che sappiamo oggi, ma vi farà tornare una gran voglia di diventare astronauti (o astrofisici) e andare là fuori ad esplorare lo spazio. Con o senza astronave dell’Immaginazione.

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