Amministrative, un campanello di allarme per Renzi in vista delle Regionali

Amministrative, un campanello di allarme per Renzi in vista delle Regionali

La propaganda renziana ha molto enfatizzato la vittoria nelle elezioni amministrative di domenica scorsa a Trento (una conferma per il sindaco uscente) e soprattutto ad Aosta (conquistata in alleanza con l’Union Valdotaine); meno enfasi, invece, sulla sorpresa del ballottaggio a Bolzano, dove Spagnolli – che nel 2010 aveva vinto al primo turno con oltre 25.000 voti e il 52,4% – si è fermato a poco meno di 18.000 voti (41,6%).

I detrattori di Renzi, invece, si sono accaniti nell’impietoso – quanto scorretto da un punto di vista metodologico – confronto tra il voto Pd delle comunali 2015 e le europee 2014.

Il confronto tra le comunali del 2015 e le europee dello scorso anno è scorretto dal punto di vista metodologico

Un approccio corretto e utile a trarre prime indicazioni più generali sull’umore degli elettori deve sempre indurre ad analizzare i dati, comparando omogeneamente i risultati.

Bisogna, infatti, imparare a confrontare pere (comunali 2015) con pere (comunali 2010) e non pere con mele (europee o politiche).

Una precauzione che dovrebbero seguire, però, anche coloro che continuano a contrapporre il 40,8% del Pd di Renzi alle europee 2014 con il 25% del Pd di Bersani alle politiche 2013.

Se, quindi, si compie un’analisi comparativa tra i risultati per il rinnovo delle amministrazioni comunali dei tre capoluoghi (Aosta, Bolzano e Trento) si scoprono elementi che dovrebbero far riflettere non soltanto Forza Italia, uscita malconcia al di là di ogni più pessimistica previsione (a Bolzano passa dai 9.899 voti del 2010 ai 1.406 del 2015 e a Trento da 5.783 consensi a 1.963).

Forza Italia è uscita malconcia al di là di ogni più pessimistica previsione

In casa democratica, infatti, sarebbe utile una maggiore cautela e un’analisi più attenta rispetto all’iniziale enfasi propagandistica sulla capacità attrattiva vincente del Pd renziano, contrapposta alla matrice perdente della sinistra bersaniana.

Il Pd, infatti, perde consensi in tutti e tre i capoluoghi: Aosta (1.870 voti nel 2015 contro i 2.122 del 2010), Bolzano (6.541 / 7.900) e – in misura minore – anche a Trento (13.664 / 14.460).

In un’epoca di alto astensionismo, per il Pd i raffronti percentuali (2015 su 2010) sono più consolatori, anche se tutti con il meno davanti: Aosta (-0.6%), Bolzano (-0,3%) e Trento (-0,2%).

Il Pd perde consensi in tutti e tre i capoluoghi

A Bolzano, poi, il grande alleato dei democratici, la Svp, subisce un tracollo (6.105 voti contro 9.007), mentre la vittoria del centro-sinistra ad Aosta è caratterizzata dal passaggio di fronte dell’Union Valdotaine (cinque anni fa schierata con il centro-destra) che conferma sostanzialmente il suo pacchetto di voti autonomisti (3.921 rispetto a 4.096 del 2010) ed è quindi determinante per la vittoria al primo turno del sindaco Centoz (Pd).

Chi conquista consensi è certamente la Lega di Salvini, peraltro in un terreno tradizionalmente ostico come quello delle regioni autonome.

Ad Aosta il Carroccio esplode, letteralmente: da 279 voti nel 2010 ai 1.370 voti del 2015; significativi anche gli incrementi fatti registrare a Bolzano (da 2.527 voti a 4.259) e a Trento (da 3.777 a 6.034).

Ultima riflessione sull’affluenza, in cui si conferma un trend negativo di disaffezione in tutte e tre le città: Bolzano (- 8%), Aosta (- 5%) e Trento (- 5%).

Trattandosi di un test elettorale limitato e fortemente caratterizzato dalla presenza di una cultura e di partiti autonomisti, l’invito è innanzitutto quello di diffidare da chi cerca di proiettare questi risultati sullo scenario politico nazionale.

Maggiori indicazioni si potranno ricavare dalle regionali e dalle comunali di fine maggio, ma i segnali che sono arrivati dalla Valle d’Aosta e dal Trentino Alto-Adige non sono del tutto confortanti per Renzi e dovrebbero indurre a una maggiore prudenza propagandistica, mentre per Forza Italia siamo alla vigilia di un autentico disastro (annunciato).

* Senatore del Partito Democratico

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