Claudio Cecchetto: “Basta talent show in Rai. Renzi? Non si monti la testa”

Claudio Cecchetto: “Basta talent show in Rai. Renzi? Non si monti la testa”

Un libro sulla sua vita, “In diretta” (ed. Baldini & Castoldi). Un figlio che diventa rapper quasi per gioco. E una moglie, Mapi, della quale non potrebbe fare a meno. Anche questo è Claudio Cecchetto, il Re Media italiano, un uomo maturo ma ancora capace di sfornare buone idee, di avere una visione moderna (e modernizzante) della discografia, di ergersi a guida saggia di una generazione costantemente “in cerca”. In mezzo a tutto questo, qualche (lieve) stoccata alla Rai e un monito diretto al Presidente del Consiglio… 

Il Re Media italiano, ti piace come definizione?
Bellissima questa, grazie!

Cominciamo. Li hai scoperti tutti, tranne tuo figlio. Quanto c’è di Claudio in Jody JDC?
Jody ha fatto tutto da solo, si è chiuso nel suo piccolo studio di registrazione e da lì è partito tutto. Tra i tanti amici che venivano a trovarlo a casa, un giorno si è presentato Tony Real e insieme hanno costruito l’ultimo singolo, “Sex Machine”. Sta andando forte, sono felice. Soprattutto, perché è un progetto nato e cresciuto sul web. Dopo averlo ascoltato, ho dato un parere da “professionista”, non da padre. Del resto, avere un padre come me non poteva che essere un handicap per lui. Artisticamente Jody è un rapper moderno, un ragazzo che ha la testa sulle spalle e che ora fa bene a godersi la sua libidine.

Dal figlio al..figlioccio. In questi giorni è uscito “Astronave Max” il nuovo disco di Max Pezzali. Un viaggiatore che riesce sempre a vincere proprio perché non parte mai: sei d’accordo sul fatto che Max sia rimasto fedele alla sua identità?
Assolutamente sì, è questa la sua grande forza, il suo marchio di fabbrica. Il nuovo album ce lo presenta come un astronauta: lui monta sulla navicella, parte e, durante il suo lungo viaggio senza meta, scorge la terra dall’alto. Il percorso gli fa vedere le cose da una prospettiva diversa, qui dimostra – una volta di più – la sua innata capacità di raccontare le cose della vita.

Capitolo TV: ascolti bassi per l’ultima edizione di The Voice of Italy e, soprattutto, “Forte Forte Forte”. È il tramonto dei talent show?
Il calo degli ascolti riguarda tutta la tv, perché ormai offerta e scelta sono praticamente infinite. Hai citato due casi importanti, tuttavia: entrambi sono prodotti Rai, un’azienda che probabilmente non ha una struttura adeguata a un certo tipo di produzioni. Pensiamo a Sky, dove format dello stesso ’ceppo’ hanno un impatto televisivo estremamente diverso…

Al posto dei dirigenti Rai lascerei perdere i talent show e proverei ad affacciarmi a un linguaggio televisivo diverso. Certo, ci vorrebbe un coraggio e qualche elefante in meno

Se fossi tu il direttore generale della Rai, in che direzione andresti?
Al posto loro io lascerei perdere i talent show e proverei ad affacciarmi a un linguaggio televisivo diverso. Certo, ci vorrebbe un coraggio mica da ridere e qualche elefante in meno. Le grandi aziende pubbliche sono piene di elefanti.

Come procedono i lavori di “Star Cube”, il format che hai ideato negli ultimi mesi?
In stand-by, ma non bloccato. Sul tavolo di produttori italiani e inglesi, ma con una differenza sostanziale: dalle nostre parti, quando proponi un progetto, sei costretto ad aspettare, perché nessuno ha mai interesse ad approfondire l’argomento. Gli inglesi, invece, mi hanno già convocato quattro volte per comprendere meglio la cosa.

Arriviamo al libro, uscito qualche mese fa e subito un grande successo: perché hai deciso di pubblicare proprio adesso questa sorta di autobiografia? Dopotutto, la tua carriera è ancora in corso…
Beh, ho utilizzato il metodo Jovanotti. Con “Backup 1987-2012” lui aveva fatto una roba simile: arriva sempre un momento nel quale decidi di raccontare meglio una parte della tua storia. Che, attenzione, non ha rappresentato una vera e propria biografia: come dissi all’editore (Baldini & Castoldi, ndr), il libro doveva essere un pretesto per mettere su carta – e dal mio punto di vista – alcuni cambiamenti della società.

Avere rimorsi, pensare a cosa di meglio avrei potuto fare in quella precisa occasione, è un qualcosa che è da sempre insito nella mia natura. Sono nato insoddisfatto

Fin qui ci siamo. Ma un libro è anche un momento di riflessione, un bilancio: oggi hai più rimorsi o rimpianti, professionalmente parlando?
Avere rimorsi, pensare a cosa di meglio avrei potuto fare in quella precisa occasione, è un qualcosa che è da sempre insito nella mia natura. Sono nato insoddisfatto. Anche per questo adoro paragonarmi a Brian Wilson dei Beach Boys: lui sognava di realizzare il disco perfetto, per sapendo di non poterci riuscire. Sfidare continuamente sé stessi è un buon modo per andare avanti, piccoli rimpianti sono semplicemente delle buche che troviamo sul nostro percorso.

Le polemiche su Jovanotti? «Lavorare gratis non va bene, divertirsi gratis è un lusso»

Pochi giorni fa è divampata sul web un’accesa polemica per le parole di Lorenzo Jovanotti a proposito di quei giovani che – volutamente – iniziano a lavorare senza percepire uno stipendio. Tanta confusione, non credi?
Come ho scritto nel libro, lavorare gratis non va bene, divertirsi gratis è un lusso! I miei inizi sono stati pieni di sorrisi e di speranze, ma poveri di quattrini, eppure stavo alla grande. Il primo anno in radio nessuno di noi percepiva uno stipendio, perché non c’erano capitali a sufficienza. Tornando alla tua domanda, io credo che si debba fare una distinzione netta tra il lavorare gratuitamente e il produrre divertimento per se stessi (gratuitamente).

Sei partito come disc jockey, oggi sei un manager completo. Credi che la discografia italiana riuscirà concretamente a riprendersi? Il fenomeno iTunes può davvero essere la panacea di tutti i mali?
Il presente (e il futuro) della discografia si chiama Spotify. Erano anni che aspettavo una formula on demand per scegliere musica senza limiti e solo attraverso un canone. iTunes, invece, non ha reso secondo pronostico, perché doveva essere una soluzione sui grandi numeri: l’idea di fondo era quella di lavorare sul brano che costa poco e che scaricano in tanti, in modo da far diminuire il prezzo del singolo download, facendo contestualmente aumentare i download. Gli emergenti che pensano di fare successo grazie ad iTunes entrano in un vicolo cieco. Il business funziona solo con i colossi della musica.

A proposito di emergenti: conviene partire da un album, da un videoclip, oppure puntare tutto sulla dimensione live?
La mia opinione è che i giovani dovrebbero accontentarsi di un livello di libidine per volta. Mi spiego meglio: incidere un disco può essere un’ottima partenza, ne godi tu in prima persona, poi la tua famiglia e i tuoi amici. Questo non vuol dire che se uno è intonato, debba fare per forza il cantante. Ecco, questo è il primo livello. Poi può arrivare iTunes, seguito a ruota dall’ipotesi di andare a suonare nei pub e nelle piazze. Senza montarsi la testa prima del tempo: realizzare un album non porta al successo, è solo il primissimo step.

Sanremo: Carlo Conti non ha assicurato il suo bis alla conduzione. Di questo passo, il Festival potrebbe cambiare formula una volta ancora?
L’ultima edizione è stata quasi perfetta. Bravo Carlo a mettere la musica in primo piano, usando gli ospiti come un contorno prelibato, ma non come primo o secondo piatto. La formula potrebbe essere migliorata attraverso un espediente elementare, dando maggiore peso alle singole canzoni. Ogni artista in gara non dovrebbe creare un brano “su commissione” (come spesso accade), ma tenere da parte un pezzo fatto apposta per il Festival.

La prima cosa che ho pensato quando è diventato premier è stata: “Finalmente i giovani al governo!”

Che ne pensi di Renzi?
La prima cosa che ho pensato quando è diventato premier è stata: “Finalmente i giovani al governo!”. Con lui, inutile negarlo, si è cambiato registro dal punto di vista anagrafico, un bel punto di partenza. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, Renzi e quelli come lui mi andranno bene fino a che non si monteranno la testa, il potere cambia le persone… Attenzione, questo non vuol dire che i politici più maturi debbano scomparire: la storia insegna che il vecchio saggio, la guida, si rivela sempre utile, soprattutto nei momenti decisivi.

Una postilla: quanto ha pesato (e quanto pesa) tua moglie nell’economia della tua vita?
Quando lavori tutto il giorno – e tutti i giorni – per realizzare il tuo sogno, dimentichi che la vita è fatta anche di altre cose. Radio Deejay ha rappresentato il mio apice, ma perché tutto quello – e tutto il resto – trovasse un senso, avevo bisogno della complicità di una donna. E non di una qualsiasi. All’epoca frequentavo diverse ragazze, ma l’incontro con Mapi fu decisivo. Insomma, meglio di così non mi poteva andare.