Dalla parte degli esclusi

Dalla parte degli esclusi

Emarginazione è una bella parola, in fondo, qui nel nostro cantuccio italiano, europeo, occidentale. Non fosse altro per il fatto che non siamo noi, gli emarginati, i discriminati, gli esclusi. Sì, certo: c’è gente come Pippi Ferraro o Matteo Salvini che pensa che profughi, migranti, neri (e via, mettiamoci pure i gay e i loro amici, vista la manifestazione di ieri) stiano in realtà discriminando noi italiani, europei, occidentali, bianchi, stanziali ed eterosessuali. Che poi sarebbe pure una boutade anche carina, montyphytonesca, quasi, se non fosse che «prima gli italiani!» non è una battuta, che le ruspe che devono abbattere i campi rom non sono in realtà uno strumento di pietà e misericordia, che respingere un rifugiato politico a frontiere aperte al movimento di merci e persone, per lo meno stando ai trattati comunitari, non è legittima difesa di fronte a un’invasione.

Piaccia o meno, l’Europa uscirà dalla crisi povera, impaurita e incline al vittimismo. Intriso di retorica politicamente corretta, il razzismo tornerà – è tornato? – a far capolino nei discorsi socialmente accettabili

Che questa inversione della realtà sia pericolosa non c’è bisogno di dirlo. Bastano le ultime elezioni in Polonia e Danimarca a confermarlo. Piaccia o meno, l’Europa uscirà dalla crisi povera, impaurita e incline al vittimismo. Intriso di retorica politicamente corretta – «non sono razzista, ma» – il razzismo tornerà – è tornato? – a far capolino nei discorsi socialmente accettabili. 

Quel che proviamo a raccontare oggi è un piccolo antidoto a questa inevitabile slavina. Quanti di noi hanno provato a mettersi nei panni di chi è stato escluso? Quanti di noi sanno cosa significa essere scelto da una crudele decimazione che, ogni 120 individui, ne condanna uno a non avere una patria, un luogo cui appartenere? Quanti di noi sanno cosa significa dormire in un campo rom d’inverno – con un fornelletto elettrico sotto a un materassino di plastica – mentre qualcuno che te lo vuole buttar giù a colpi di bulldozer, senza offrire alcune alternativa, solo perché non ti vuole? Quanti hanno idea di cosa possa voler dire non avere nemmeno il riconoscimento postumo della propria identità, una volta morti? Quanti sanno cosa vuol dire essere dalla parte del muro che non si può valicare? Per una volta, proviamo a chiedercelo, a stare davvero, con entrambi i piedi, dalla parte degli esclusi, dei discriminati, degli emarginati. A non considerarli solo retorica.

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I dati di Save the Children e delle Nazioni Unite. 28mila sono coinvolti in attività pericolose, di notte e senza riposo. Nel mondo sono 168 milioni, di Marco Sarti

Paolo Villaggio: «Altro che accoglienza, siamo il Paese dell’apparenza»
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Quello che pensiamo di sapere sui rom
Da «sono troppi» ai presunti privilegi nell’accesso ai servizi sociali, viaggio tra i pregiudizi e la realtà delle popolazioni romanì in Italia, di Laura Antonella Carli

Quando gli emarginati diventano il bersaglio
La teoria del capro espiatorio dice che il diverso e l’escluso viene spesso usato come sfogo per tensioni sociali. Un caso antico, di Giovanni M. Ruggiero

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