Cinque calciatori grassi che erano fenomeni incompresi

Cinque calciatori grassi che erano fenomeni incompresi

Il ritorno dalle vacanze estive può essere traumatico per molte società dello sport più bello del mondo.

Giocatori di 25 anni dal fisico scolpito fino a due mesi prima, spesso si lasciano prendere la mano durante le settimane di inattività e tornano ai loro spogliatoi con qualche chilo di troppo, per la furia degli allenatori e la gioia dei giornalisti sportivi.

Ci sono però alcuni calciatori che nonostante un po’ di grasso eccessivo sono rimasti nel cuore delle dirigenze e dei tifosi.

Jan Molby

Ian Molby a fine carriera, nel 1991, con la maglia del Liverpool (Shaun Botterill/Allsport)

Danese di nascita, inglese calcisticamente parlando. Il vero campione era suo fratello, titolare nella Danimarca che conquistò gli Europei nel 1992 – unica vittoria di rilievo per la nazionale danese.

Jan Molby non ha passato nemmeno novanta minuti della propria carriera in peso forma, ma nonostante ciò ha raggiunto la sedicesima posizione nella classifica dei migliori giocatori di sempre del Liverpool, dove ha passato quasi tutta la propria vita calcistica.

Negli anni ’90 dettava i ritmi della squadra e nessuno, più giovane o più magro, gli soffiava il posto in squadra.

Tragicomico l’effetto quando con la pancia bene in vista indossava la maglietta dei Reds sponsorizzata dalla birra Carlsberg. Qui sotto in una partita per vecchie glorie, nel 2013, quando il passare del tempo ci ha messo del suo. 

(Anesh Debiky/ITM Group via Gallo Images/Getty Images)

Ailton

Ailton nel 2004, con la maglia del Werder Brema (Stuart Franklin/Getty Images)

Il brasiliano classe 1973 ritiratosi dal calcio nel 2013, non ha mai avuto l’onore di poter indossare la maglietta della nazionale verde-oro.

A guardarlo in faccia, e sopratutto sui fianchi, c’era da scommettere ben poco, ma in Bundesliga (la massima serie tedesca) ha segnato più di 100 goal fra Werder Brema e Shalke 04.

Curiosità: chiese ripetutamente la nazionalità ad altri Paesi per poter partecipare a una competizione internazionale. Prima in Qatar e poi in Germania. Entrambe le richieste vennero rigettate.

Ailton nel 2005, con la maglia del Besiktas, una delle squadre di Istanbul ( ALI OZLUER/AFP/Getty Images)

Neville Southall

Neville Southall nel 1997, in porta con la maglia dell’Everton (Stu Forster /Allsport)

Portiere, non molto alto per il ruolo che ricopriva, sicuramente piazzato. Un passato da cameriere prima di collezionare ben due record: quelle di presenze nella nazionale gallese con 93 partite da titolare e quello di presenze fra Football League e Premier League con 750 discese in campo nelle due serie inglesi, di cui 578 come numero uno dell’Everton. A Liverpool ha vinto anche due campionati e una Coppa delle Coppe.

1995, Neville Southall con la maglia dell’Everton blocca un tifoso del Tottenham (Allsport/ALLSPORT)

Neil Ruddock

Neil Ruddock nel 2001, con la maglia dello Swindon Town (Steve Bardens /Allsport)

Centrale difensivo inglese che ha visto il suo prezzo di listino (e il suo peso) viaggiare sulle montagne russe nel corso della carriera. Tanta volontà ma pochi piedi buoni, questo non impedì al Tottenham di acquistarlo nel 1992 per 900.000 sterline. L’anno successivo, passando al West Ham, valeva meno della metà.

L’ex Presidente del Crystal Palace, Simon Jordan, fece inserire nel contratto di Ruddock una clausola legata al peso, era questo l’unico modo di garantirsi un po’ di applicazione, non solo in campo, ma anche a tavola.

Per Ruddock furono realizzati dei pantaloncini speciali. Chi lo ha visto giocare lo definisce comunque un difensore roccioso.

Ruddock nel 2013 alla trasmissione tv inglese Celebrity Big Brother (Tim Whitby/Getty Images)

Matthew Le Tissier

Le Tissier nel 1998 con la maglia del Southampton (Phil Cole /Allsport) 

Il centrocampista inglese che nella stagione 1989-90 fu nominato ‘‘giovane dell’anno’’. Tutta la carriera al Southampton dove è passato alla storia per aver segnato 47 dei 48 rigori tirati e per alcuni calci piazzati in sapore di Roby Baggio.

Per molte fasi della sua vita in sovrappeso, tanto che nonostante il metro e ottantacinque di altezza si muoveva in campo col baricentro basso tipico del mastino di centrocampo inglese. Quando però era in forma aveva un piede destro dal tocco morbido e un dribbling secco con cambio di direzione da far impallidire fenomeni da pallone d’oro.

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