Cambiamento climatico: i cibi che potrebbero scomparire

Cambiamento climatico: i cibi che potrebbero scomparire

Se il clima cambia, tutto cambia. Se la temperatura si innalza sarà un problema, e non solo per chi non ha il ventilatore in casa. Il tempo sarà condizionato, le stagioni saranno condizionate. E, di conseguenza, le coltivazioni. Sono concetti elementari, è chiaro. Ma è difficile immaginarsi davvero come potrebbero andare le cose. Un buon modo, allora, è andare a vedere quali cibi saranno toccati in misura maggiore. Quelli che, insomma, potrebbero scomparire. È una lista compilata dal sito Bio à la Une, che tratta di questioni alimentari.

Avocado
Addio. L’annuncio risale al 2014, a marzo per l’esattezza: i principali Paesi produttori, cioè Cile, Messico e California, hanno sempre più problemi con siccità e desertificazione. Molte altre coltivazioni potranno diventare sempre più rare, alcune scomparire. L’avocado è tra queste, e nei prossimi trent’anni la produzione potrebbe crollare del 40%, dicono alcuni studiosi.

Il cioccolato
Questo è molto più grave. L’allarme, che girava nel 2014, sembra rientrato. O almeno, si è smesso di parlarne. In realtà la questione è ancora aperta: il cioccolato è buono, piace a tutti e da quando lo hanno scoperto, i cinesi ne sono diventati grandi consumatori. Come per l’avocado, il nemico è la siccità: le piantagioni di cacao – in particolare in Africa – hanno subito le modifiche del clima, con troppe o troppo poche piogge. Forse non sparirà, vista l’ampia diffusione delle zone di produzione, ma potrebbe senza dubbio diventare un bene di lusso. E allora i vostri nipoti non ci crederanno, quando racconterete loro che, una volta, tutti potevano mangiare un po’ di cioccolato.

Le noci
Noci, pistacchi e simili non sono al sicuro. Il riscaldamento climatico rischia di colpire tutte le fasce territoriali temperate, ideali per la coltivazione. Il freddo invernale, ricordano gli agricoltori, è indispensabile per la pianta e per preparare la sua fioritura primaverile. Se le temperature salgono, le coltivazioni sono a rischio. È già successo, sempre nel 2014, in Turchia. Il primo Paese per produzione di noci, di fronte a una situazione climatica imprevista e disastrosa, ha visto la perdita di oltre 250mila tonnellate di frutta secca.

Il polpo
Secondo uno studio australiano, anche gli animali saranno colpiti. In particolare quelli marini. Certe specie, come il polpo, potrebbero scomparire di fronte ai nostri occhi. E non scappando dal piatto.

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