Cesare Cremonini: «Il mio ventennio sul palco, tra Baggio, Beyoncé e Berlusconi»

Intervista all’ex Lunapop, alla vigilia del tour in cui festeggia vent’anni di musica: «L’Italia? Bisogna stare uniti: basta divisioni e bandiere»

«Ho attraversato ogni faccia del successo». Con queste parole Cesare Cremonini disegna il percorso intrapreso nel lontano 1996 (la band Senza Filtro), passato per la frizzante avventura dei Lùnapop (durata, a dire il vero, solo un paio d’anni) e culminato nella carriera da solista che oggi, forse, raggiunge il momento decisivo. Quello in cui, ammette il cantautore bolognese, “vengo ascoltato con un orecchio diverso”.

Partirà da Mantova, il 21 ottobre (data zero), il Più Che Logico Tour: antipasto che sarà seguito, sino a fine novembre, da quindici tappe, tra cui Torino, Roma, Bologna e Milano. In esclusiva per Linkiesta l’annuncio di una canzone che sarà a sorpresa inserita in scaletta, Momento Silenzioso, incisa 10 anni fa: “Quasi certamente la eseguirò piano e voce”. Erano gli anni di Maggese, anni in cui la discografia viaggiava di pari passo con l’Italia, cuore di quel ventennio berlusconiano che Cesare non esita a definire come un periodo in cui “era eccessiva la divisione tra colori e schieramenti”.

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La tua recente Vent’anni Per Sempre fa pensare a Miss Italia e alle sue ben note dichiarazioni. Oggi ai 18enni non si perdona nulla?
Non si tratta di un problema anagrafico. Mi spiego: le prime canzoni di Bob Dylan erano già ricche di storia e di cultura, eppure lui era poco più che un ragazzino. I vent’anni non vanno associati per forza all’inconsapevolezza. Ci si aspetta sempre molto dai più giovani, perché oggi hanno moltissimi strumenti per imparare, per approfondire. Tuttavia, credo che sulla storia di quella ragazza si sia alzato uno stucchevole polverone.

Ora sei alle porte di un nuovo tour: cos’ha di più e, soprattutto, di diverso rispetto a Logico?
È il secondo tempo, una nuova sfida fatta di grandi responsabilità. Sarà un po’ come giocare, dopo aver condotto in vantaggio il primo tempo. Più Che Logico, proprio perché – per vincere – dovrò metterci più fantasia, essere bravo a far saltare gli schemi. Mi saranno d’aiuto dei pezzi prima d’ora messi in secondo piano: dopotutto, una squadra che vuole vincere deve avere a disposizione dei “panchinari di lusso”.

Tuttavia, il calcio insegna che ogni turnover comporta grossi rischi…
Ma a volte risulta necessario. Maggese è un album del 2005 e quando uscì non riscosse il successo che poi ha conquistato nel tempo. I rischi di cui parli non potevano che essere corsi in questo momento della mia carriera.

Perché proprio adesso?
Ho iniziato a fare musica vent’anni fa, sapevo che prima o poi sarebbe arrivato un momento in cui avrei goduto di una maggiore attenzione da parte di pubblico e critica. In un altro momento certe scelte “coraggiose” sarebbero state un po’ forzate. Adesso posso permettermelo. Vengo guardato con un altro occhio, ascoltato con un orecchio diverso. In sintesi, oggi posso dire di essere ben visto dalla gente.

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«Miss Italia? Non si tratta di un problema anagrafico. Mi spiego: le prime canzoni di Bob Dylan erano già ricche di storia e di cultura, eppure lui era poco più che un ragazzino. I vent’anni non vanno associati per forza all’inconsapevolezza»


Cesare Cremonini

Paragoniamo Maggese alla situazione politica italiana: forse bisognerebbe resettare, lasciare il campo a riposo e cambiare tutto radicalmente…
La risposta sarebbe lunga e complessa almeno quanto la domanda. Io credo che di tempo l’Italia ne abbia già perso abbastanza, il campo andrebbe arato e in fretta. Il Paese dovrebbe scegliere rapidamente il proprio destino: siamo stanchi di osservare questa divisione tra colori, dovremmo stare tutti sotto un’unica bandiera e difendere il nostro comune destino. Il ventennio berlusconiano ha accentuato la frattura tra schieramenti e correnti politiche, oggi ne viviamo le conseguenze.

In Marmellata #25 cantavi eroi come Senna e Roberto Baggio, oggi a chi toccherebbe?
Ho sempre pensato che sport e musica, affiancati, potessero avere un significato speciale. Sono due forme d’arte diverse, ma il vero sportivo sa essere artista. Baggio giocò nel Bologna solo per una stagione, ma sembrava che ci fosse stato per dieci anni. Impressionante. Solo l’arte raggiunge questi livelli. In futuro potrei scrivere qualcosa su Valentino Rossi, perché come Roberto ha sempre trovato lo spunto per tornare davanti a tutti. Uomo prima ancora che sportivo, quindi artista.

Altro parallelo: c’è un tuo pezzo di dieci anni fa che ritieni ancora molto attuale?
Se parli di attualità, di tematiche sociali, di sentimenti forti, penso che Padre Madre riesca ancora a scuotere la sensibilità dei miei coetanei. Il ruolo dei genitori è da sempre fondamentale perché i figli possano continuare a coltivare i propri sogni. Credo moltissimo nel valore della famiglia, famiglia dalla quale io sono scappato per salvarmi. La fuga rappresentava un modo per trovare la mia strada, la mia identità. Una scelta coraggiosa, quanto necessaria.

Nel 2002 termina la breve avventura dei Lunapop. Che sensazioni hai provato, iniziando un percorso in solitaria?
Mi sentivo più al sicuro accanto a loro. Del resto, il recinto protettivo che ti dà una band non è di poco conto. E la goliardia del gruppo recita un ruolo fondamentale nell’economia di una qualsiasi attività. Dopo un paio d’anni tutto fu sostituito da una strana forma di solitudine: mi sono sentito sullo stesso piano dei grandi cantautori, pur provando un forte senso di smarrimento. Così ho pensato di rifugiarmi nella scrittura, con consapevolezza che quello fosse un passo doveroso. Non potevo non cambiare strada, ero fin troppo giovane. Oggi posso dire di avere una bella storia da raccontare e, soprattutto, di aver attraversato ogni faccia del successo.

«L’Italia dovrebbe scegliere rapidamente il proprio destino: siamo stanchi di osservare questa divisione tra colori, dovremmo stare tutti sotto un’unica bandiera e difendere il nostro comune destino»


Cesare Cremonini

..e che sensazioni hai oggi di fronte al mercato discografico?
Scrivere canzoni è una cosa sacra, molti tendono a sottovalutare il concetto. Pensiamo a Frank Sinatra, David Bowie, Beatles, Pink Floyd, Police. Per tutti questi il fare musica era la cosa più figa della terra, era un grande sogno che si realizzava. Oggi sembra quasi che le motivazioni si siano spostate, a scapito della fantasia e della creatività. Si tratta di un problema culturale, non discografico. I ragazzini che si affacciano alla musica non hanno ancora capito una cosa: si diventa grandi solo quando si riesce a farsi ossessionare completamente dalla musica stessa.

Oggi chi ci riesce?
Secondo me Beyoncé è l’artista più completa al mondo. Ad un esercizio costante e ad una grande caparbietà affianca un talento naturale e cristallino. Di lei mi piace anche la voglia di mettersi sempre in discussione, oltre alla capacità di gestire il successo come poche altre star internazionali.

Chiudo. A chi ti ispiri di più: Paul McCartney o Billy Joel?
Sul palco sei come una macchina del tempo e lì sopra porti tutti i tuoi miti dell’adolescenza. È un meccanismo naturale. Quando sono solo al pianoforte penso alla faccia di Lucio Dalla, quando mi scateno sento che sto portando avanti qualcosa che avevo dentro all’epoca di Freddie Mercury. Non mi ispiro a nessuno di questi, ma sono tutti dentro di me ogni volta che mi confronto con il pubblico. Loro come i Beatles e John Lennon, Chopin e Beethoven. Ma, giuro, faccio fatica a identificare un solo uomo allo specchio.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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