Nicola Gratteri: “Non avevo intenzione di offendere l’onorabilità degli avvocati”

Secondo l’Unione delle camere penali italiane, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria avrebbe offeso “l’onorabilità della avvocatura penale” in una intervista rilasciata a Linkiesta. Il chiarimento del magistrato

Pubblichiamo un chiarimento inviatoci dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Secondo l’Unione delle camere penali italiane, il magistrato avrebbe offeso “l’onorabilità della avvocatura penale” nell’intervista rilasciata a Linkiesta e pubblicata il 17 febbraio 2016. “L’offensività dell’affermazione”, scrivono gli avvocati, “sarà oggetto di richiesta di intervento, anche in via disciplinare, nei confronti del Dott. Gratteri”. L’Ucpi si riferisce al passaggio in cui Gratteri, parlando degli svantaggi del trasferimento degli imputati detenuti in regime di alta sicurezza, dice: “Nel tribunale di Reggio questi detenuti stanno insieme sette-otto ore. Qui hanno il tempo di incontrarsi, parlare, fare affari, trasmettere attraverso gli avvocati messaggi di morte o richieste di mazzette, minacciare i testimoni”.

Di seguito il testo:

In merito alla intervista da me rilasciata e pubblicata sul sito Linkiesta in data 17.2.2016, corre l’obbligo di precisare, per il rispetto che nutro nei confronti della professione forense, che il passaggio del mio pensiero ove si fa riferimento agli avvocati deve essere meglio chiarito.

Purtroppo, infatti, è venuta fuori, a causa di un passaggio poco felice, una generalizzazione che mi preme correggere perché non voluta, né pensata.

Esso era, nel contesto del discorso in cui ho parlato in merito agli svantaggi del trasferimento degli imputati detenuti in regime di alta sicurezza, una esemplificazione, che lungi dal descrivere la fisiologia e la normalità dei rapporti tra legale e proprio assistito, prendeva spunto da circoscritti episodi che, purtroppo, in passato si sono verificati.

Questo è il senso del mio discorso.

Non vi era la benché minima intenzione di riferirmi alla categoria e alla funzione svolta dagli avvocati, né tantomeno di offendere l’onorabilità della professione forense o contestare il diritto di difesa, che viene spiegato dai legali anche nel corso delle necessarie interlocuzioni con i propri assistiti nelle strutture carcerarie.

Era una mera esemplificazione, ribadisco, basata su episodi specifici che costituiscono una patologica eccezione alla regola.

Il rispetto che nutro per la avvocatura l’ho sempre dimostrato sul campo, nello svolgimento delle mie funzioni in circa trent’anni, garantendo costantemente ai legali degli indagati e imputati delle cause da me curate il pieno spiegamento del diritto di difesa e mantenendo con loro sempre un rapporto cordiale, nel rispetto dei ruoli.

A dimostrazione di ciò, per quel che mi consta, nessuna segnalazione che mi abbia riguardato è stata mai inoltrata ai Consigli dell’Ordine del distretto di Reggio Calabria o di altro distretto da parte di alcun legale per condotte da me tenute asseritamente lesive dei diritti e della onorabilità dell’avvocatura o di un singolo professionista.

Ribadisco il pieno rispetto per la professione forense e l’alta considerazione per la tutela del diritto di difesa da essa salvaguardata.

Nicola Gratteri

L’INTERVISTA

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