«La disabilità non è una scusa per arrendersi»

Ogni giorno ci fissiamo su tutto quello che ci manca, quello che non abbiamo; iniziamo a vivere la vita in tutte le sue sfaccettature, belle e meno belle, vediamo tutti i colori dei quali è costituita. Un invito che viene da una persona che non ha considerato la disabilità un limite

Voglio iniziare questo mio primo pezzo ponendovi questa domanda, che riprende il titolo del mio primo libro Cosa ti manca per essere felice?

Cosa ci manca per essere felici? Ognuno di noi in questo momento starà pensando a tutte le cose che mancano oggi nella propria vita: forse un lavoro che soddisfa, un figlio?

Ciò su cui vorrei che riflettessimo è quando sembra che molte cose nella nostra vita manchino ce ne sono molte altre che abbiamo. Ecco, impariamo a guardare quello che c’è, diamogli il giusto valore. Questo è quello che vi chiedo di fare. Questo è quello che ha fatto la mia famiglia ed è quello che ogni giorno faccio io.

Quando il 18 giugno del 1974 sono venuta al mondo, i miei genitori si sono tenuti per mano e hanno deciso non di “accettarmi”, ma di accogliermi. Non si sono fermati a pensare a quello che in me mancava, le braccia, mi hanno accolta con gioia infinita e amore immenso. Sapersi amati ha fatto assolutamente la differenza.

«Ecco il messaggio con il quale vorrei lasciarvi: io non ho mai usato la scusa della disabilità per fermarmi, per non vivere la mia vita e affrontarla con il sorriso, quindi non fatelo neanche voi»

Mi hanno insegnato fin da bambina che tutto può essere fatto, che non c’è un modo giusto o un modo sbagliato per farlo ma che ognuno ha semplicemente il proprio.

Avevo solo quattro anni quando ho realizzato la mia prima esposizione artistica, non mi sono mai posta limiti e non me li pongo ora.
In famiglia siamo soliti dire: «I limiti sono in chi ci guarda, li abbiamo sempre lasciati agli altri. Noi abbiamo sempre avuto altro da fare».

Sono vissuta qualche anno in Canada, dove mi sono laureata, e lì mi dicevano che ero proprio un’italiana da quanto gesticolavo. Difficile crederlo vero? La sintesi perfetta avviene poi quando guido: un piede su freno o acceleratore, l’altra “mano” sul volante.
Io dipingo, leggo, mangio, mi lavo i capelli utilizzando i miei piedi, i miei piedi sono diventati, anzi lo sono sempre stati, le mie mani.

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