Come non essere più superstiziosi (e vivere consapevoli)

Le credenze ci danno l’illusione che nella vita possiamo avere più controllo di quello che crediamo. In molti casi, però, le nostre convinzioni scientificamente hanno ben poco o alcun fondament

Chi di noi non hai mai avuto il timore di qualche sventura futura se ha rotto uno specchio, rovesciato del sale o visto attraversare un gatto nero? Chi di noi non ha indossato una determinata camicia, un anello, una cravatta o un fermaglio per capelli in occasione di un esame, un colloquio di lavoro, perché in passato crediamo che ci abbiano portato fortuna?

Sotto sotto, credenze, convinzioni o semplicemente superstizioni ne abbiamo un po’ tutti. Ci aiutano a vivere, ci permettono di avere l’illusione che nella vita possiamo avere più controllo di quello che crediamo. Ci consentono di pensare che nella vita ci sia una piccola o grande quota di prevedibilità, che esista un senso nascosto nelle cose, negli eventi e nel loro susseguirsi. Ci rendono possibile auto attribuirci dei poteri, mentali e comportamentali che non sempre, in realtà, abbiamo.

In molti casi, però, le nostre convinzioni scientificamente hanno ben poco o alcun fondamento.

Come mai, allora, siamo tanto affezionati alle nostre convinzioni? Come mai ci ritroviamo a illuderci della loro verità, anche di fronte alle smentite evidenti?

Secondo Matthew Hutson, autore del libro “The 7 Laws of Magical Thinking” esistono delle convinzioni da cui facciamo molta fatica a staccarci:

Gli oggetti portano con sé un’essenza: in genere, fin da quando siamo piccoli, e ancora più durante l’adolescenza, siamo soliti attribuire un valore speciale ad oggetti che ci sono stati regalati da persone care, che ci sono stati autografati, che sono stati indossati da un nostro idolo o che ci ricordano delle situazioni care. Anche ciò che è appartenuto a persone care che sono decedute nel tempo acquisiscono un valore di riguardo e fatichiamo a staccarcene. Questi oggetti rivestono per noi un valore simbolico tale per cui lo smarrimento, la rottura o il furto possono suscitare in noi grande dolore e ci inducono ad interrogarci su quanto accaduto. In realtà, con questi atteggiamenti facciamo fatica a prendere atto che gli oggetti sono solo oggetti e che in essi la persona cara, stimata o amata non c’è affatto. Noi proiettiamo i nostri sentimenti, emozioni, sensazioni, ricordi su alcuni oggetti, ma né noi né gli altri risiedono in tali oggetti. Gli oggetti non hanno alcun potere speciale se non quello che noi stessi attribuiamo loro.

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