Ilva, fate presto! La città non può più aspettare la politica fallimentare

Anni di ritardi e omissioni, promesse mancate e diritti negati gravano pesantemente sul futuro della città. I nuovi commissari dell'Ilva nominati da Di Maio avranno bisogno di mesi prima di operare, ma non c'è più tempo servono meno dichiarazioni pubbliche e convegni, e più azioni concrete

ALFONSO DI VINCENZO / AFP

Anni di ritardi e omissioni, promesse mancate e diritti negati gravano pesantemente sul futuro dell’Ilva e su Taranto. Questo è emerso chiaramente, ancora una volta, nelle ultime settimane con la visita di diversi ministri M5S, capitanati dal vicepremier Luigi Di Maio, e il concerto musicale del primo maggio a Taranto. Una situazione che non ci sorprende, seguendo la vertenza Ilva dagli anni Ottanta quando il siderurgico era ancora di proprietà pubblica e non era così al centro dell’attenzione mediatica come negli ultimi anni. Sono davvero tanti i fronti aperti nel capoluogo tarantino. C’è la VIIAS, la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario da fare sullo stabilimento siderurgico per capire fino a che quantitativi può arrivare la produzione di acciaio senza creare altri problemi alla salute. Ci sono le inesistenti bonifiche delle aree inquinate all’interno dell’area industriale e nel Mar Piccolo, il mancato utilizzo industriale delle acque reflue dai depuratori Gennarini e Bellavista. C’è il problema dell’inquinamento causato dalla raffineria Eni, dal cementificio, dalle discariche e dall’inceneritore. Tutti problemi sulla cui risoluzione ad oggi ci sono ritardi insopportabili, mentre Taranto continua a pagare lo scotto in termini di ambiente, salute e lavoro.

La recente visita dei ministri pentastellati ha scatenato tante polemiche, giustificate alla luce dei tanti slogan detti nel passato dal MoVimento sulla chiusura dell’acciaieria. Se da una parte è stata positiva l’intenzione annunciata di introdurre la Valutazione di impatto ambientale e sanitaria sul futuro dell’acciaieria, dall’altra chiediamo al Governo di non tornare a​ Taranto​ il 24 giugno, come annunciato da Di Maio, senza aver approvato prima il decreto sulla Viias col testo già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Perché​ Taranto​ è una città dove da troppi anni soffiano i venti del mare e i fumi dell’area industriale, ma anche tantissime parole che hanno ricoperto la città. E la città non è più disponibile ad ascoltarle, se non seguite dai fatti. Ci sono del resto tutti i presupposti di necessità e urgenza che giustifichino l’emanazione, da parte del Governo, di un decreto legge ad hoc.

Anche sul risanamento dall’inquinamento del passato non ci siamo proprio. I nuovi commissari dell’amministrazione straordinaria di Ilva, nominati recentemente dal ministro Di Maio, hanno bisogno di qualche settimana per capire tutti i dettagli della complessa questione, ma non possiamo aspettare mesi. Devono riprendere quello che i commissari straordinari uscenti hanno programmato e lo devono realizzare in tempi brevi. Quello che diciamo ai nuovi commissari Ilva sulle aree private vale anche per il commissario di Governo delegato alla bonifica delle aree pubbliche e del mar Piccolo: servono meno dichiarazioni pubbliche e convegni, e più azioni concrete.

La città non può più aspettare. Nei giorni scorsi Taranto ha urlato ancora una volta la sua rabbia, il suo dolore, la sua angoscia insieme a tanti cittadini e bambini del quartiere Tamburi, si ischia di innescare violenze mai viste finora. Ecco perché non bisogna giocare col fuoco

La città non può più aspettare. Nei giorni scorsi Taranto ha urlato ancora una volta la sua rabbia, il suo dolore, la sua angoscia insieme a tanti cittadini e bambini del quartiere Tamburi. I momenti di tensione e i disordini che sabato scorso ci sono stati alla manifestazione contro l’Ilva sono un segnale che il Governo deve tener ben presente. Viviamo purtroppo un periodo storico molto delicato in cui dal Governo, in primis dal ministro Matteo Salvini, si stanno sdoganando argomentazioni violente che hanno creato un clima aggressivo contro migranti, rom e altri soggetti deboli, che in una città coi nervi scoperti come​ Taranto rischia di innescare violenze mai viste finora. Ecco perché non bisogna giocare col fuoco nella città tarantina: ci sono già segnali preoccupanti ed è quindi importante tornare in città con atti, a partire dalla Viias, che diano davvero contezza dell’impegno dichiarato a parole.

Taranto e l’Italia hanno bisogno di soluzioni innovative e coraggiose, in grado di coniugare la tutela dell’ambiente, la qualità della vita, la salute dei cittadini e il diritto al lavoro. Noi pensiamo che il futuro dell’acciaio sia in una produzione totalmente “decarbonizzata”, capace di abbattere le emissioni inquinanti, ma passeranno anni, forse decenni, prima che questo diventi realtà. Occorre lavorare per costruire da subito questo futuro e fare in modo che gli anni che ci separano da esso non siano segnati da danni inaccettabili e dolori e sofferenze evitabili.

Anche la siderurgia deve contribuire a risolvere il caos climatico, e lo si può fare con l’innovazione tecnologica che permetta di utilizzare progressivamente sempre meno carbone, riducendo le emissioni dei gas serra. Ma questo non è possibile immediatamente. Per questo è importante la costruzione delle coperture dei parchi minerali in corso a Taranto che nel passato abbiamo chiesto tante volte invano. Si tratta di un’opera ingegneristica imponente e fattibile che dimostra plasticamente le tante bugie dette dalla precedente proprietà, la famiglia Riva, sull’impossibilità della sua realizzazione. Bugie che al pari delle parole al vento sono state negli ultimi decenni la sciagura del popolo inquinato di Taranto, al fianco del quale combattiamo da quasi 40 anni.

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