Linkiesta FestivalPer Burioni lo studio è essenziale, un somaro con Wikipedia rimane un somaro

Negli ultimi anni ha immolato corpo e ingegno a una causa nobile e faticosa: la scienza. Al Festival de Linkiesta sbugiarda le principali false notizie sulla salute che circolano in rete

Roberto Burioni, medico e divulgatore scientifico, ha le idee molto chiare sul recente caso di abbandono di un neonato affetto da ittiosi arlecchino: « un medico è in grado di fornire informazioni utili sulla malattia, il web molto meno». La linearità della scienza è basata sui risultati oggettivi (i vaccini non causano l’autismo, i tumori non si curano con il bicarbonato) inconfutabili. «La scienza non si basa su dogmi, ma alcune verità sono fattuali».

L’assenza di competenza della classe dirigente, trasmessa sui social, ha contribuito a impoverire i dibattiti politici in rete e in tv. « Ma dire “i social non servono a niente” è sbagliato. Io ero convinto che fosse possibile divulgare la scienza in rete, l’importante era trovare un linguaggio accessibile, diverso da quello delle accademie e dei convegni. Allo stesso tempo bisogna contrastare la competenza acquisita su Google di chi viene da me e pensa di spiegarmi il mio lavoro dopo 3 minuti di Wikipedia. Un somaro con internet rimane un somaro con internet» afferma l’esperto.

Alcuni anni fa sui social c’erano solo bugie sui vaccini e «c’era chi proponeva di sostituirli con l’omeopatia. C’è poco da ridere. Chi grida c’è una bomba ha un vantaggio perchè fa leva sui sentimenti e sull’istinto. Così mi dissi: non si possono lasciare liberi i divulgatori di notizie false».

Anche i dibattiti politici sui vaccini furono contagiati dalle fake news e sui loro potenziali effetti collaterali. Burioni ha il merito di aver tradotto una disciplina molto complicata in racconti comprensibili, immediati e basati ovviamente sui fatti. «Nei social media siamo tutti allo stesso livello, una volta per pubblicare qualcosa bisognava aver il placet di un direttore di un emittente, di un editore, oggi la divulgazione di qualsiasi notizia, anche falsa, è completamente sdoganata, alla portata di tutti, senza filtri o controlli sui contenuti».

L’argomento del suo ultimo libro “Omeopatia” tratta un argomento più ostico perchè «gli antivaccinisti sono fuori dalla comunità, nemici ben definiti. Un battaglia non del tutto vinta, ma almeno c’è stato un cambio di sensibilità. L’omeopatia è sicuramente meno grave, ogni adulto ha il diritto di curarsi come preferisce, ma deve comunque essere informato. Io ragiono come uno scienziato e non posso discutere con chi non riconosce il mio metodo. Come giocare a tennis con uno che pensa di poter prendere la pallina con le mani».

La condivisione delle regole, unita a una solida base di competenze, è alla base di qualsiasi discussione scientifica. Senza questa condizione non ci può essere alcun confronto

Nell’Ottocento uno dei pochi medicinali efficaci contro la malaria era Il Chinino, che preso in dosi elevate dava gli stessi effetti della malaria. Così si giunse alla conclusione che la causa di un male fosse anche la propria terapia: ciò che causa un mal di testa cura il mal di testa e così via. «Peccato che alcune di queste sostanze fossero velenose. Così il padre dell’omeopatia pensò che fosse il caso di diluirle, cancellando però così il principio attivo. Nessuna plusibilità alla base della cura e dei preparati che non contengono nulla: questa è l’omeopatia».

«La gravità sta nella presenza di alcuni colleghi, con preparazioni solide, che di fianco al titolo mettono un trattino seguito da “omeopata“». L’ordine tollera senza battere ciglio l’omepatia, ma non la persegue. La motivazione alla base di questa decisione dell’ordine potrebbe essere questa: «visto che l’omeopatia non fa niente, facciamo prescrivere farmaci omeopatici, così se il paziente non ha niente non succederà niente, se ha qualcosa gli verranno ugualmente prescritti veri farmaci».

Ma in questo modo, per Burioni, «viene meno la relazione di fiducia fra medico e paziente, anche se mi rendo conto che siamo nel campo dell’etica e non della medicina in senso stretto».

Per Burioni oggi non si può più stare chiusi solo nei laboratori, perché l’opinione pubblica si muove a una velocità elevatissima e condanna altrettanto velocemente, senza mai davvero comprendere. «Non serve più solo migliore l’efficacia dei vaccini, se poi metà della popolazione non li utilizza. Bisogna opporsi alle bugie».

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Linkiesta Paper Estate 2020