Il test per En MarcheLa vera prova per Macron sono le prossime elezioni amministrative

Una consultazione essenziale non solo per i trentacinquemila comuni francesi che eleggeranno i propri sindaci, ma anche per il futuro della leadership dell’Eliseo

Ludovic MARIN / AFP

Tra poco meno di due mesi i francesi saranno chiamati a votare per le elezioni amministrative nei quasi 35 mila Comuni. L’appuntamento elettorale sta concentrando l’attenzione di una buona parte del dibattito politico nazionale sia per il peso che gli eletti locali esercitano nel sistema istituzionale francese, ove tramite elezione indiretta concorrono a determinare la composizione del Senato, sia per il significato politico della tornata in vista del cammino verso le elezioni presidenziali del 2022.

Il panorama ancora non è chiaro, ma si appresta a diventare un test interessante anche e soprattutto per La Republique En Marche, il partito del Presidente Macron, che per la prima volta si confronterà con una sfida locale in un periodo politicamente complesso tra Gilet Jaunes ed il varo della riforma delle pensioni.

Per il partito di Macron, le sfide più interessanti, ma anche più complesse si giocano nelle grandi città, a partire dalla Capitale dove sembra annunciarsi una competizione al femminile tra la socialista uscente Anne Hidalgo e Rachida Datì, ex Ministra della giustizia vicina a Sarkozy attuale sindaca del settimo arrondissement parigino. La Republique En Marche (LREM) si presenta divisa al proprio interno tra un candidato ufficiale Benjamin Griveaux, quotato in un recente sondaggio de Le Figaro attorno al 16% ed il brillante (ed istrionico) Cedric Villani stimato al 10% che proprio in questi giorni ha confermato la propria volontà di non ritirarsi dalla corsa nonostante i tentativi di mediazione presidenziale. La mancata ricomposizione rischia di danneggiare il movimento in uno dei contesti più strategici e favorevoli se si pensa che alle europee del 2019 la lista LREM cappeggiata da Nathalie Loiseau raccolse il 33 per cento dei consensi.

Un’altra divisione “anomala” all’interno del fronte governativo sembra per ora andare in scena anche a Biarritz, la cittadina della costa occidentale francese, che al momento vede lo scontro tra due membri dello stesso governo: Didier Guillaume, attuale ministro dell’Agricoltura che si candida a sindaco e il sottosegretario agli esteri Jean-Baptiste Lemoyne candidato in una lista a sostegno dell’attuale sindaco di Biarritz affiliato a Modem.

Una partita interessante per LREM sarà anche quella per la presidenza della città metropolitana di Lione ove si presenta l’ex ministro dell’interno Gerard Collomb che ha guidato Lione da sindaco per ben 20 anni contribuendo a trasformare il volto della città. Se il giudizio dei lionesi sullo straordinario intervento di rigenerazione urbana è complessivamente favorevole, la vittoria dell’ex Sindaco alla guida dell’area metropolitana potrebbe tuttavia apparire non scontata, stando agli ultimi sondaggi che vedono un testa a testa con il candidato ecologista Bruno Bernard. Più che una bocciatura del “modello Lione”, che pure sta mostrando alcune contraddizioni tra il suo essere riconosciuta come una delle metropoli più attrattive della Francia e allo stesso tempo presentare rilevanti problemi di inquinamento dell’aria, sembra trapelare una certa “stanchezza” verso un, seppur autorevole, politico di lungo corso. D’altro canto, di prospettive positive per il movimento ecologista si parla anche in altre città ad esempio Perpignan o Besancon. Altre competizioni interessanti, come a Marsiglia dove si chiude il “regno” di Jean-Claude Gaudin sindaco della città dal 1995, non mancano, ma solo nei prossimi giorni quando saranno depositate le candidature il quadro si farà più chiaro. In generale, a giudicare dal panorama che si sta delineando che vede fratture interne a LREM in alcune città, sembra particolarmente valido il monito che Giuliano da Empoli qualche giorno fa lanciava dalla prima pagina di Le Monde laddove consigliava al Presidente Macron di prestare seria attenzione alla forma dell’organizzazione del consenso politico, in questo caso anche nella sua articolazione territoriale.

L’altra metà della partita si giocherà tuttavia nei piccoli Comuni ed in particolare nelle aree rurali che in passato hanno rappresentato il bacino di consenso più forte per il Front National della Le Pen e che in generale hanno maggiormente ingaggiato una dialettica conflittuale con il governo.

Ad animare il clima in questo momento sta contribuendo per giunta un dibattito scaturito da una circolare approvata a dicembre dal ministro dell’interno Castaner che sostanzialmente abolisce la classificazione in “sfumature politiche” delle liste che si presentano in Comuni che hanno meno di 9.000 abitanti. Il dato, che ai più può apparire meramente tecnico, ha in realtà un ampio impatto politico considerando che riguarda più di 30.000 comuni. Questo sistema di classificazione per “affiliazione politica” decretato dai prefetti (esistono 24 nuances che vanno dalla sinistra alla destra estrema) viene abolito e dunque le liste non saranno più riconducibili a nessun partito politico nazionale, salvo che i candidati stessi non ne facciano esplicito riferimento. Considerando che la categoria dei Comuni in questione rappresenta il 97% dei Comuni francesi e circa il 50% dell’elettorato, il tema in Francia sta facendo discutere. L’accusa mossa dall’opposizione è di mettere al riparo LREM dalla lettura di un possibile risultato negativo nei piccoli comuni delle aree rurali dove è storicamente più debole. Sotto questo aspetto la situazione in realtà risulta per certi versi paradossale, visto l’impegno che il governo francese ha rivolto in particolare proprio ai piccoli comuni attraverso la legge di “proximite” ed “engagement” approvata a dicembre con l’introduzione di provvedimenti che potrebbero essere di ispirazione anche per il sistema italiano.

Si va da una rivalutazione, a seconda del numero di abitanti, delle indennità per gli eletti nei piccoli e piccolissimi Comuni, all’introduzione di una formazione obbligatoria entro il primo anno del loro mandato. Inoltre sarà possibile far valere l’esperienza legata all’esercizio dell’attività amministrativa per la convalida di competenze nell’ambito di quella che potremmo definire formazione “professionalizzante”.

Il provvedimento deriva dall’esigenza di reperire classe dirigente locale in un momento in cui l’impegno politico ed amministrativo attrae sempre meno persone. La problematica non colpisce solamente la Francia, ma nella sua semplicità la risposta fornita la dice lunga sulla tradizione e sulla capacità dello Stato francese a investire su stesso, riconoscendo valore e qualifica alla propria amministrazione.

Una condizione importante che contribuisce a spiegare l’importanza attribuita all’appuntamento elettorale di marzo. Per la Francia sarà il momento per rinnovare la propria “classe dirigente” locale ed eleggere quasi 35.000 sindaci. Per Macron sarà il primo test di confronto con la dinamica politica locale, così cruciale nel sistema francese, del movimento che lui stesso ha fondato.

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