Meloni non si fermaSi chiama Giorgia, è cristiana, sogna da statista, ma si perde in polemicucce da bar

Chi sperava in un “salto” della leader di Fratelli d’Italia oggi deve ricredersi: invece di mostrare il volto di un’opposizione dura ma seria, rilancia le bufale di Mario Giordano e attacca senza motivo il ministro dell’Economia. Difficile pretendere di essere presi sul serio, in questo modo

Filippo MONTEFORTE / AFP

La crisi generale di queste settimane non facilita i politici che non hanno ancora deciso cosa fare da grandi, se cedere alle lusinghe di un pezzettino di elettorato che tifa sugli spalti o provare a elevarsi in un dimensione davvero democratico-nazionale. In questo senso, la figura di Giorgia Meloni appare più esposta di quanto si credesse al vento minoritario e identitario sospinto dalla polemicuccia da retrobottega, proprio mentre era parsa sul punto di fare il grande salto. Sempre corrucciata, sempre ansiosa di beccare il nemico in castagna: come se si fosse in una situazione normale. Nulla è definitivo, per carità, e non si può escludere che lei possa ritrovare la strada della grande politica e candidarsi, lei e il suo partito, persino alla guida del Paese.

Tuttavia Giorgia Meloni in questi giorni è come risucchiata in un mulinello non solo anti-europeo ma sorprendentemente anche anti-italiano. Il che dimostra quanta fatica debba ancora fare quel pezzo della destra italiana che pure nel corso dei decenni è andata liberandosi dei vecchi miti e per diverso tempo ha contribuito ad una, seppure assai controversa, stagione di governo. È come se lei non riuscisse a entrare in una dimensione diversa da quella della politica vissuta con rabbia.

Prendersela con “la Germania” utilizzando uno sgangherato video di Mario Giordano – nel quale questi attacca appunto la Germania che ha infettato tutti, «secondo quanto dicono gli scienziati» – è per esempio abbastanza infantile, non degno di chi anela a Palazzo Chigi o alla Farnesina o dove vuole lei. Se davvero Meloni ha le prove per un’accusa così devastante verso Berlino, perché non fa i necessari passi politici invece di sponsorizzare un video del conduttore di “Fuori dal coro”? Ma non basta. Due giorni fa Giorgia ha twittato aspramente contro il ministro dell’economia, «colpevole» di aver postato a sua volta il famoso video del cittadino bavarese di Bamberg che saluta gli italiani e canta “Bella ciao”, un video onestamente molto toccante che Gualtieri aveva linkato al termine di un suo personale post di ringraziamento «a chi sta mandando messaggi di solidarietà al nostro Paese».

Ed ecco l’immediato tweet di Giorgia-sono-cristiana: «Se vuoi davvero lottare per l’Italia lascia stare Bella ciao e le chitarre e scrivi un decreto per affrontare l’emergenza…». Ora, va bene tutto. Ma che in un frangente simile una leader si rivolga con questo tono ad un ministro che peraltro è in prima fila in questa guerra è veramente sintomo non di passione politica ma di qualcosa d’altro, forse di un riflesso condizionato che magari è scattato all’udire le note dell’inno partigiano.

La questione, al di là delle stonature polemiche, riguarda qualcosa di più serio, e cioè la capacità e la volontà della Meloni di tenersi dentro un solco “nazionale” e fuori da una logica distruttiva – quella, per intenderci, propria di Matteo Salvini – incarnarnando così un’opposizione di tipo nuovo, coerente con lo stato di emergenza del Paese e dunque portando avanti una sfida positiva nei confronti dl governo, piuttosto che dire ogni volta che la tal misura “non basta”: sono capaci tutti a fare opposizione così. Viene da pensare che quanti speravano in un “salto” della leader di Fratelli d’Italia oggi debbano ricredersi. Di fronte a loro c’è sempre il volto polemico di una leader di parte, senza grandi vocazioni. E questa non è una buona notizia per nessuno.

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