Italia paese apertoUna Radio Londra per combattere l’occupazione del virus

Stiamo quotidianamente incollati alla tv per conoscere i numeri dei contagiati, dei morti e dei guariti, ma servirebbe anche un servizio come quello degli alleati durante il nazifascismo per informarci dello sforzo bellico su cure e vaccini

VINCENZO PINTO / AFP

Ogni giorno, alle diciotto in punto, l’Italia attende su Skytg24 il suo destino sotto forma di numeri dei nuovi contagiati, delle persone decedute, dei guariti. Più 300, più 100, più 200, più spesso le cifre sono quattro, ma sempre con la cautela che i dati sono provvisori tipo gli exit poll in Umbria o in Molise. L’Italia pende dalle labbra del professor Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità e del dottore commercialista Angelo Borrelli della Protezione civile, due civil servant sconosciuti fino a pochi giorni fa dei quali non sappiamo nulla ma di cui non possiamo che fidarci ciecamente.

Terminato l’appuntamento con la sala stampa della Protezione civile, l’Italia si mette ad ascoltare con ansia i dati della diffusione inesorabile del virus in Lombardia, con il presidente Attilio Fontana e l’assessore Giulio Gallera che con fare comprensibilmente più agitato rispetto ai colleghi di sventura romani, aggiornano la nazione dal fronte più esposto al nemico virologico.

Ascoltati i numeri di giornata, ci trasformano all’istante in un popolo di esperti di scienze statistiche e attuariali, pronti a discettare sui dannati social di curve e di proiezioni e di dati mancanti dalla provincia di Brescia o di Mantova con la stessa competenza con cui nei tweet precedenti avevamo discusso di epidemiologia e di altri argomenti di cui ovviamente non sappiamo niente. Ma del resto, con Di Maio agli Esteri e Casalino a Palazzo Chigi vale tutto, uno-vale-uno.

Quei dati sono la nostra speranza e la nostra disperazione, il nostro punto di riferimento e l’unica bussola di cui disponiamo. Non possiamo farne a meno. Sarebbe però il caso di approntare un altro tipo di comunicazione, aggiuntiva, meno ansiogena e più fiduciosa. Servirebbe una specie di Radio Londra, da cui ovviamente tenere lontani Rocco Casalino e Marcello Foa, indirizzata a noi popolazioni occupate dal virus che ci aggiorni sui vaccini e sulle cure, che ci dica quali e quanti laboratori nel mondo stanno lavorando ai primi e chi sta sperimentando le seconde, con quali risultati, con quali aspettative, con quali tempi. Un servizio di informazione tempestivo, rigoroso e diretto come quello allestito dagli Alleati durante l’occupazione nazifascista, in grado di dirci la verità e di darci la speranza, ma soprattutto capace di restituirci l’idea che stiamo combattendo sul serio, che le migliori menti sono davvero impegnate in questo sforzo bellico, e che ce la faremo.

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