Stesso prezzo, minor qualitàL’inganno invisibile della skimpflation

Per combattere la perdurante inflazione, le aziende stanno diminuendo il valore di alcuni prodotti e riducendo (o in alcuno casi rallentando) una serie di servizi, mantenendo il prezzo finale invariato

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A settembre il tasso di inflazione su base annua è lievemente decelerato, attestandosi al 5,3 per cento, dal 5,4 per cento del mese precedente, trend dovuto prevalentemente all’andamento dei prezzi dei beni alimentari, la cui crescita annua «si riduce sensibilmente pur restando su valori marcati» (+8,6 per cento) riferisce l’Istat. «L’indice dei prezzi al consumo è una media – spiega Massimiliano Dona, presidente Unione Nazionale Consumatori –, ci sono prodotti che stanno scendendo molto come l’olio di girasole, ma altri come quello d’oliva, no, invece. Per le famiglie quindi la difficoltà resta notevole e soprattutto dipende da che tipo di acquisti si fanno. In generale il carrello dei prodotti alimentari, dei prodotti per la cura della persona e quelli per la cura della casa ha un indice di prezzi che cala, sì, ma molto meno».

Piuttosto che portare un cliente a cambiare prodotto e cercarne uno economico le aziende preferiscono mascherare gli aumenti di prezzi con dei fenomeni speculativi, ingannando sul valore reale del prodotto che gli offre. Un modo che adottano le grandi distribuzioni per trattenere il cliente mantenendo un ampio margine di profitto è quello della skimpflation: to skimp vuol dire lesinare sulla qualità di un prodotto mantenendo invariato il prezzo. Non riguarda solo il carrello della spesa ma anche le strutture ricettive, quando i turni di pulizie diminuiscono, la ristorazione quando il numero dei camerieri si dimezza ma il coperto aumenta, i call center quando le attese si fanno più lunghe, il bagaglio a mano dei voli aerei che viene fatto pagare a parte o gli snack sui mezzi di trasporto praticamente ormai assenti. Tutte le volte che un servizio rallenta, viene ridotto o cancellato si tratta di skimpflation.

Intanto al supermercato i consumatori continuano a denunciare un aumento dei prezzi camuffato, il cosiddetto fenomeno della shrinkflation, in italiano sgrammatura, neologismo che viene dal verbo inglese to shrink ovvero restringere, unito al termine inflation ovvero inflazione, aumento del prezzo. Non è una novità, sono anni che la shrinkflation alleggerisce le tasche e il carrello di chi va a fare la spesa, ma è negli ultimi tempi che la situazione è peggiorata. I costi di produzione sono aumentati ulteriormente dopo l’avvio della guerra in Ucraina. Gli incrementi maggiori sono stati in campo energetico, ma le difficoltà di approvvigionamento hanno causato un’impennata anche nel settore agroalimentare. I prezzi sono aumentati sia per le materie prime sia per le merci necessarie alla lavorazione e preparazione del cibo, come l’olio, la soia e i fertilizzanti.

Di recente l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria per assicurarsi che le strategie che vengono adottate dai produttori non costituiscano una pratica commerciale scorretta, qualcosa che possa violare il Codice del Consumo. Pacchi di pasta da quattrocento grammi invece che da mezzo chilo, bottiglie di olio da 0,75 cl invece che da un litro, merendine che pesano meno, pacchi di biscotti più leggeri, confezioni di gelato da cinque invece che da sei, bottiglie di birra da 0,5 invece che da 0,66 litri, un pacchetto da nove invece che da dieci fazzoletti. Gli italiani non si sono ancora rassegnati a pagare un prezzo uguale o a volte anche maggiore per comprare meno quantità di prodotto e adesso devono stare attenti anche alla lista degli ingredienti.

I supermercati assicurano un rispetto della qualità: «Nel caso di prodotti di marca, verifichiamo sempre con molta attenzione le modifiche apportate al prodotto, come ad esempio gli ingredienti alterati. Se la qualità e il prezzo non corrispondono, ci impegniamo a garantire prezzi equi e offerte interessanti» dichiara una grande catena di distribuzione. Posizione similare a quella di un famoso discount «Da anni ci impegniamo affinché i prodotti presenti sui nostri scaffali rispettino la nostra mission: offrire ai nostri clienti il miglior rapporto qualità-prezzo. Per mantenere fede a questa promessa, l’ottanta per cento della nostra offerta è costituita da prodotti a marchio proprio. La qualità dei nostri prodotti rappresenta, pertanto, un criterio sul quale non vogliamo scendere a compromessi».

Se così fosse, non arriverebbero quotidianamente segnalazioni da parte dei consumatori alle associazioni di tutela. «La skimpflation – prosegue Dona – è molto ingannevole perché sono pochi i consumatori che possono leggere attraverso la lista degli ingredienti e capire che quel prodotto si è impoverito. Nonostante questo riceviamo ogni giorno comunicazioni di persone che si accorgono che i prodotti sono meno buoni, meno gustosi. Si tratta di tutte quelle volte in cui su una scatola di biscotti, merendine o gelati per esempio, si trova lo sticker “nuova ricetta”, che di solito è più povera. Prodotti di qualità vengono sostituiti con quelli più economici. Tipicamente il burro con la margarina o lo zucchero con prodotti di altro tipo e le uova fresche con ovoprodotti». Non sono le nostre papille gustative a essere meno sensibili alla merendina che amavamo da piccoli, non siamo semplicemente cresciuti.

Le aziende si difendono sostenendo che stanno impoverendo i prodotti per ragioni salutistiche: «Dicono che è per evitare di farci mangiare troppi grassi o troppi dolci – afferma Dona –. Sarei felice se diminuisse anche il prezzo, però». La skimpflation è universale: i prodotti di marca si sono avvicinati a quelli da discount, entrambi lavorati dalle stesse aziende, col risultato di un abbassamento complessivo della qualità. Si tratta soprattutto di prodotti dolciari, da forno e gelati. Il Governo ha lanciato un’iniziativa volta a favorire il contenimento dei prezzi e tutelare il potere d’acquisto dei consumatori, specialmente delle famiglie, per evitare che la spinta inflazionistica diventi strutturale: il “trimestre anti-inflazione”. É iniziato il 1° ottobre e andrà avanti fino al 31 dicembre e prevede che le imprese della distribuzione che aderiscono al piano si impegnino a offrire una selezione di articoli a prezzi contenuti e a non aumentare il prezzo di tale selezione, con particolare attenzione ai prodotti di uso quotidiano.

Dona la considera un’iniziativa di facciata del Governo: «Non impatterà in alcun modo sui bilanci familiari, non aiuterà in nessun modo le famiglie. Queste offerte sono quelle che la grande distribuzione aveva già programmato di fare. Non è con un patto non vincolante, che è semplicemente una lista di buoni propositi e non dice su quali prodotti di prima necessità va applicata che si risolve il problema. Troveremo solo dei prezzi vincolati perché l’obbligo è di tenerli fermi non di abbassarli. Quelli che erano già alti rimarranno tali. Le aziende continueranno a fare le promozioni che hanno sempre fatto mettendoci sopra l’adesivo del carrello tricolore. Mi sembra inutile se non addirittura dannoso per quei prodotti che in questi tre mesi avrebbero potuto abbassarsi».

Secondo Dona, le grandi distribuzioni usano questa iniziativa per fare pubblicità ai prodotti a marchio proprio, che sono di qualità media e che il supermercato vuole comunque vendere. Se la skimpflation è insidiosa, nel suo nuovo libro “Il carrello dalla parte del manico” il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori fornisce una serie di consigli utili per fare la spesa: imparare a leggere le etichette che per i prodotti processati devono essere più corte possibile, devono contenere pochi ingredienti, se una lista contiene edulcoranti, conservanti e altri additivi, il risultato è una qualità più bassa, poi, bisogna imparare a riconoscere ingredienti di qualità rispetto a quelli meno nobili. Le prospettive future non sono rosee: «La crisi è ancora lunga –  conclude Dona – e purtroppo con l’escalation del conflitto israelo-palestinese già si paventano nuovi aumenti di prezzi. Temo che il consumatore debba rassegnarsi ad acquistare  prodotti di qualità inferiore. Ha però un’arma: smettere di comprarli dando così un messaggio alle imprese che impoveriscono la qualità di quello che vendono». 

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