Aiuto artificialeChatGpt potrebbe dirottare la democrazia americana (e non solo quella)

L’IA potrebbe mettere il turbo alle tradizionali attività di lobbying. Resta solo da capire se questo avvicinerà alle leve del potere chi finora ne era rimasto escluso o se (com’è più probabile) renderà ancora più potenti quelli che già lo sono

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Questo è un articolo del nuovo numero di Linkiesta Magazine, con gli articoli di World Review del New York Times. Si può comprare già adesso, qui sullo store, con spese di spedizione incluse. E dal 17 novembre anche in edicola a Milano e Roma e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia

Lanciato da circa un anno, ChatGPT minaccia già di stravolgere il modo in cui, nella vita di tutti i giorni, redigiamo le e-mail, i compiti scolastici e una miriade di altre forme di comunicazione scritta. Creato dall’azienda OpenAI, ChatGPT è un chatbot in grado di rispondere automaticamente alle richieste scritte in un modo che a volte si avvicina in modo inquietante a quello umano.

Tuttavia, per quanto forte possa essere il timore che gli esseri umani vengano sostituiti dalle macchine come autori di opere in versi o sceneggiatori di sitcom, si profila una minaccia ben più grave: che l’intelligenza artificiale possa sostituire gli esseri umani nei processi democratici – e non attraverso il voto, ma attraverso l’attività di lobbying. ChatGPT potrebbe comporre automaticamente i commenti da presentare nei processi normativi. Potrebbe scrivere lettere al direttore da pubblicare sui giornali locali. Potrebbe commentare milioni di volte al giorno degli articoli di cronaca, degli interventi su qualche blog o dei post sui social media. E potrebbe imitare il lavoro svolto dalla Russian Internet Research Agency nel tentativo di influenzare le elezioni del 2016, ma senza la necessità di un budget multimilionario né delle centinaia di dipendenti utilizzati da quell’agenzia.

I commenti generati automaticamente, peraltro, non sono un problema nuovo. Già da tempo, infatti, siamo alle prese con i bot, che sono delle macchine che pubblicano automaticamente i contenuti. Si ritiene che cinque anni fa siano stati inviati alla Federal Communications Commission almeno un milione di commenti redatti automaticamente in merito alle proposte di regolamento sulla neutralità della rete. E nel 2019, uno studente di Harvard, per fare un test, utilizzò un programma di generazione di testo per inviare mille e uno commenti in risposta a una richiesta avanzata dal governo ai cittadini affinché questi ultimi esprimessero la loro opinione su una questione relativa a Medicaid. All’epoca, il gioco si limitava a mandare un numero enorme di commenti.

Nel frattempo, le piattaforme sono diventate più efficaci nella rimozione dei “comportamenti coordinati non autentici”. Facebook, ad esempio, ha rimosso ogni anno oltre un miliardo di account falsi. Ma la produzione di questo tipo di messaggi è soltanto l’inizio. Invece di inondare le caselle di posta elettronica dei politici con e-mail di supporto o di paralizzare il centralino del Campidoglio con chiamate fatte con voci sintetiche, un sistema di Intelligenza Artificiale sofisticato come ChatGPT, se addestrato a utilizzare i dati necessari, potrebbe prendere di mira in modo selettivo i deputati e gli opinion maker più determinanti su una data questione per individuare i punti più deboli nei meccanismi decisionali della politica e sfruttarli in modo spietato attraverso comunicazioni dirette, campagne di pubbliche relazioni, mercanteggiamenti o altri strumenti attraverso cui fare leva.

Quando a fare queste cose sono degli esseri umani, si parla di attività di lobbying. Chi opera con successo in quel settore abbina la scrittura di messaggi ben precisi a strategie intelligenti per individuare i target a cui rivolgersi. Al momento, l’unica cosa che impedisce a un lobbista provvisto di ChatGPT di guidare una campagna che possa sembrare il corrispondente retorico di un bombardamento condotto attraverso i droni è la mancanza di precisione nel puntamento dei bersagli. Ma la IA potrebbe fornire delle tecniche anche da questo punto di vista.

Un sistema in grado di comprendere le reti di rapporti della politica, se abbinato alla capacità di generazione di testi che caratterizza ChatGPT, potrebbe identificare il parlamentare con la maggiore influenza su una particolare questione, ad esempio la tassazione delle imprese o la spesa militare. Poi, proprio come i lobbisti in carne e ossa, un simile sistema potrebbe puntare i deputati indecisi che siedono nelle Commissioni che controllano quel settore e infine potrebbe concentrare tutte le risorse sui parlamentari del partito di maggioranza quando una proposta di legge si avvia verso il voto.

Una volta individuate le persone e le strategie giuste, un chatbot guidato dalla IA come ChatGPT potrebbe creare dei messaggi scritti da utilizzare in lettere e commenti – ogni volta che un testo scritto possa essere utile. Anche i lobbisti umani potrebbero rivolgersi direttamente a quelle stesse persone. Ma l’importante è la combinazione delle due cose: i commenti sui media e sui social possono funzionare solo fino a un certo punto, così come non è di per sé sufficiente sapere a quali legislatori ci si debba rivolgere.

Lo sviluppo di una maggiore capacità di individuare e di colpire le persone che agiscono all’interno di una rete conferirebbe alla IA la possibilità di eseguire attività di hacking e di sfruttare a proprio vantaggio, con una velocità e una portata incredibili, le vulnerabilità dei sistemi sociali, economici e politici. Il potere legislativo sarebbe un obiettivo privilegiato, perché l’attacco ai meccanismi decisionali della politica può essere mosso da forti motivazioni, perché le informazioni che servirebbero per farlo sono facilmente reperibili e perché le tracce dell’uso dell’Intelligenza Artificiale potrebbero essere molto difficili da rilevare, in particolare se ne venisse fatto un uso solo strategico e ad agire fossero poi degli esseri umani.

Con il tempo finiranno inevitabilmente per accumularsi sempre più informazioni utili ad addestrare tali strumenti di targeting strategico: di solito le società aperte rendono pubblici i loro processi democratici e moltissimi politici sono desiderosi – anche solo per ragioni performative – di accettare i messaggi che sembrano provenire dagli elettori e di offrire loro una qualche risposta.

Un sistema basato sulla IA potrebbe forse individuare quei deputati che hanno un’influenza significativa sui leader politici e che sono facilmente raggiungibili, dal momento che hanno ancora un profilo pubblico abbastanza basso e non c’è quindi grande concorrenza per ottenere la loro attenzione. L’Intelligenza Artificiale potrebbe quindi individuare il SuperPAC (ovvero un comitato di raccolta fondi, ndr) o il gruppo di interesse pubblico con il maggiore impatto sulle posizioni pubbliche di quel deputato. E potrebbe forse anche calibrare l’entità della donazione necessaria per influenzare quell’organizzazione o per indirizzare a chi ne fa parte delle pubblicità online mirate con un messaggio strategico. Per ogni obiettivo politico, la fetta giusta di opinione pubblica; e per ogni fetta di opinione pubblica, il messaggio giusto al momento giusto.

Ciò che rende la minaccia di un’attività di lobbying potenziata dall’Intelligenza Artificiale maggiore di quella rappresentata dalle già esistenti e costose società di lobbying di K Street (la via di Washington in cui si concentrano le sedi di tali società, ndr) è la sua capacità di accelerazione. I lobbisti umani si affidano a decenni di esperienza per trovare soluzioni strategiche al fine di ottenere un risultato politico. E siccome sono in pochi ad aver accumulato una simile esperienza si tratta di un servizio costoso.

L’Intelligenza Artificiale, in teoria, potrebbe fare la stessa cosa, ma in modo molto più rapido ed economico. E la rapidità di reazione è un vantaggio enorme in un ecosistema in cui l’opinione pubblica e le narrazioni dei media possono radicarsi rapidamente. Così com’è un vantaggio enorme anche l’essere svelti a cambiare in reazione a degli eventi mondiali che generino caos. Inoltre, la flessibilità dell’Intelligenza Artificiale potrebbe aiutare a ottenere la capacità di influenzare contemporaneamente molte diverse decisioni politiche e molti diversi organi decisionali. Provate a immaginare una società di lobbying potenziata dall’Intelligenza Artificiale che possa tentare di influenzare ogni singolo disegno di legge in discussione al Congresso degli Stati Uniti, o addirittura in tutti i Parlamenti dei singoli Stati. Le società di lobbying tendono a lavorare nell’ambito di un solo Stato, perché esistono variazioni molto complesse in termini di leggi, procedure e strutture politiche tra uno Stato e l’altro. Con l’assistenza dell’Intelligenza Artificiale potrebbe diventare più facile orientarsi tra queste differenze ed esercitare il proprio potere al di là dei confini amministrativi tra uno Stato e un altro.

Come gli insegnanti dovranno tenere conto dell’esistenza di ChatGPT e cambiare quindi il modo in cui assegnano agli studenti esami e temi, così anche i governi dovranno cambiare il modo in cui si relazionano con i lobbisti. Certo, questa tecnologia può avere degli aspetti positivi anche per quanto riguarda la democrazia; il più grande di questi è l’accessibilità. Non tutti possono permettersi l’aiuto di un lobbista esperto, ma a breve potrebbe essere resa disponibile a chiunque un’interfaccia software gestita dall’Intelligenza Artificiale. Se siamo fortunati, forse questo tipo di IA che genera strategie potrebbe rivitalizzare la “democratizzazione della democrazia”, offrendo anche a chi è escluso dai circuiti del potere la possibilità di usufruire di questo tipo di lobbying.

Tuttavia, saranno probabilmente le istituzioni più grandi e più potenti quelle che utilizzeranno con maggior successo le tecniche di lobbying offerte dalla IA. Perché, dopotutto, l’esecuzione della migliore strategia di lobbying richiede comunque degli addetti ai lavori – e cioè delle persone che possono camminare nei corridoi del Parlamento – e del denaro. Fare lobbying non significa solo dare il messaggio giusto alla persona giusta al momento giusto, ma anche dare soldi alla persona giusta al momento giusto. E mentre un chatbot basato sulla IA può identificare chi dovrebbe ricevere determinati contributi per la sua campagna elettorale, nel futuro prossimo saranno comunque gli esseri umani a dover fornire il denaro. E quindi, anche se è impossibile prevedere come sarà un futuro pieno di lobbisti aiutati dall’Intelligenza Artificiale, probabilmente questo sviluppo tecnologico renderà ancora più influenti e potenti coloro che già lo sono.

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