Squadra vincenteL’enorme potenziale delle energie rinnovabili in Africa

L’Unione europea vuole accompagnare i Paesi del continente nello sviluppo di eolico e solare, in particolare, per assicurare accesso all’elettricità e creazione di posti di lavoro, in un percorso virtuoso verso la transizione energetica

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul numero 59 di We – World Energy, il magazine di Eni

Il mondo non è sulla strada giusta verso gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi e il tempo ancora disponibile per elevare le ambizioni e attuare gli impegni assunti al fine di contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C, rispetto ai livelli pre-industriali, corre rapidamente. Dobbiamo accelerare la transizione energetica mondiale, perché, come ben sappiamo, il settore energetico è uno dei maggiori responsabili delle emissioni globali. L’Unione europea (UE) è in prima linea nella lotta al cambiamento climatico: dal piano REPowerEU allo European Green Deal, è evidente come essa si adoperi per accelerare la transizione energetica. L’UE considera la transizione energetica una delle Aggiungi nuovo articolo sue maggiori priorità e la persegue in coerenza con la roadmap dello European Green Deal per la transizione verde, al suo interno e nell’engagement con partner di tutto il mondo. La triplice sfida della transizione energetica, della sicurezza energetica e dell’accesso a un’energia a buon mercato, è decisamente al centro della cooperazione tra Africa ed Europa.

Entrando nel merito della transizione energetica, l’Africa è il continente più interessato dai cambiamenti climatici, e sappiamo che la maggior parte dei paesi africani, forse con qualche eccezione come il Sudafrica, non rappresenta a oggi una quota importante delle emissioni mondiali. Ma sappiamo anche che tutti i paesi africani devono far fronte a una domanda esplosiva di energia, legata ovviamente alla crescita demografica, allo sviluppo economico e al processo di industrializzazione che il continente intende avviare. Pertanto, la sfida per l’Africa oggi è dettata dalla necessità di seguire un percorso di sviluppo sostenibile e un processo di industrializzazione che sia in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. E questo è possibile solo investendo nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica. La narrativa è positiva: il potenziale di energia rinnovabile dell’Africa è davvero enorme e può consentire al continente di fornire energia pulita, a buon mercato e affidabile ai seicento milioni di africani che ancora non hanno accesso all’elettricità, alle imprese e all’industria, e di creare posti di lavoro per i giovani, migliorando così la catena del valore locale e riducendo le emissioni di gas serra. I benefici dell’espansione del settore africano dell’energia pulita saranno enormi; gli studi dimostrano che accelerando la transizione verso l’energia solare ed eolica, i posti di lavoro nel settore energetico in Africa potrebbero raddoppiare entro il 2030. Ma per accelerare gli investimenti in energia pulita è fondamentale migliorare l’accesso ai capitali e ridurre il costo dei finanziamenti.

Quanto investe l’Europa
L’Africa potrebbe produrre abbastanza energia pulita non solo per il proprio fabbisogno interno ma anche per l’esportazione all’estero. L’azione climatica può dunque essere uno dei principali motori della crescita africana, ma per questo l’Africa ha bisogno di investimenti massicci. L’Europa intende intervenire per colmare il gap degli investimenti e vuole accreditarsi come partner chiave del continente. L’UE e i suoi stati membri hanno una lunga tradizione di cooperazione energetica con l’Africa: dal 2014 al 2020 l’Unione europea ha destinato tre miliardi di euro alla cooperazione in materia di energia sostenibile con più di trenta paesi africani, dando accesso all’energia ad altri venti milioni di persone, sostenendo la generazione di quasi dieci gigawatt di energia da fonti rinnovabili ed evitando l’emissione di trentaquattro milioni di tonnellate di CO2.

Unitamente alle risorse messe a disposizione dagli stati membri, il totale è di 13,8 miliardi di euro. Nel quadro della Team Europe Initiative, l’Africa-Europe Green Energy Initiative (AEGEI), di cui fanno parte l’Unione Europea, dodici stati membri, la European Investment Bank (EIB, Banca europea per gli investimenti) e la European Bank for Reconstruction and Development (EBRD, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo), ha impegnato 20 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, con l’apporto di tutti i membri del Team Europe. La sola UE si è impegnata per un totale di 3,4 miliardi di euro. L’AEGEI è l’iniziativa faro lanciata dalla strategia Global Gateway per migliorare l’accesso all’energia e l’efficienza energetica, anche attraverso la cucina pulita, e per aumentare la quota di rinnovabili; prevede la costruzione di almeno 50 gigawatt di produzione aggiuntiva di energia rinnovabile e l’accesso all’energia ad almeno cento milioni di persone, sostenendo anche, per esempio, lo sviluppo della catena del valore dell’idrogeno verde.

Quali strumenti finanziari
Il Global Gateway dell’UE ha un ruolo centrale nel sostegno agli investimenti in infrastrutture di qualità e garantisce il rispetto dei massimi standard sociali e ambientali. La strategia mira a mobilitare investimenti fino a trecento miliardi di euro tra il 2021 e il 2027 per attrarre investimenti consistenti in infrastrutture per clima, energia, digitalizzazione, trasporti, sanità, istruzione e ricerca e lo farà sotto l’unico marchio di Team Europe, che raccoglie l’UE, gli stati membri e le istituzioni finanziarie europee e nazionali con l’obiettivo di mobilitare la finanza e le competenze del settore privato. Il Global Gateway comprende inoltre lo European Fund for Sustainable Development Plus (EFSD+), un pacchetto integrato che fornirà capacità di finanziamento sotto forma di sovvenzioni, assistenza tecnica, garanzie di bilancio, cooperazione combinata a sostegno degli investimenti sia pubblici sia privati. Si tratta di uno strumento di condivisione del rischio che mira a mobilitare finanziamenti pubblici e privati riducendo i rischi e rendendo i progetti bancabili, creando un clima d’investimento favorevole, aspetto che resta il principale problema per molti dei paesi partner dell’UE. Il quadro normativo e la governance restano pertanto sfide importanti su cui dobbiamo lavorare per sostenere il processo d’investimento.

Il ruolo dellidrogeno verde
L’idrogeno verde emerge come nuovo fattore abilitante di una transizione multisettore verso un’economia a basse emissioni di carbonio basata su fonti di energia rinnovabile. È una buona notizia per i paesi ricchi di energie rinnovabili, molti dei quali sono nazioni a reddito medio o basso in Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e America Latina. L’idrogeno verde rappresenta l’opportunità di mobilitare questo potenziale di energia rinnovabile e di farne la materia prima di processi di industrializzazione verde e per la costruzione di catene del valore locali. Cambiamento climatico, transizione energetica e sicurezza energetica: l’idrogeno verde interseca tutti questi temi, che sono d’interesse comune e condivisi a livello mondiale; e in questo momento decisivo, la trasversalità dell’idrogeno apre intorno a questi interessi condivisi opportunità win-win dai benefici di lunga durata. Questo è il motivo per cui l’UE ha firmato protocolli d’intesa in materia di energia e di cooperazione per l’idrogeno con diversi paesi partner. In conclusione, una cooperazione energetica equa e re- ciproca con l’Africa rimane una priorità importante per l’UE, per Team Europe, per gli stati membri e per le istituzioni finanziarie; è un impegno reale a sostenere e accompagnare l’Africa nello sviluppo delle energie rinnovabili, assicurando quell’accesso all’energia, quella crescita energetica e quella creazione di posti di lavoro che l’Africa auspica.

Carla Montesi è attualmente responsabile della Direzione generale per i Partenariati internazionali della Comunità europea e dell’unità Green Deal and Digital Agenda, che copre le aree politiche di cambiamento climatico, ambiente, energia sostenibile, sistemi agroalimentari, trasporti, tecnologia e digitalizzazione.

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